Luciano Lombardi

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Panorama d'Italia riparte da quella che, nelle parole di Vittorio Sgarbi, è la prima città del nostro Paese, perché "da qui sono partite la nostra lingua e la nostra arte", dice indicando il Crocifisso di Giotto che sta appeso sulla navata centrale di Santa Maria Novella, la Chiesa che ospita la sua lectio magistralis su Firenze.

Per un'ora e mezza, tra le navate gremite di gente, il critico d'arte spazierà nel tempo e nello spazio tra i tesori della città-icona, "con quel pathos - dice il direttore di Panorama Raffaele Leone nell'introdurlo - che può essere espresso soltanto da chi, come lui, racconta le cose così come le 'sente', con grande intensità".

Da Giotto a Masaccio, ancora una croce, ma quest'altro Crocifisso non è dipinto su una struttura in legno, bensì è un affresco: la Trinità, conservato nella terza campata della navata sinistra.

Siamo nel 1.400 e tra le due croci se ne incastra una terza, quella del Brunelleschi che, spiega Sgarbi, segna l'inizio di una nuova era, quella dell'umanesimo, dell homo homini dei, "l'uomo che può essere come il suo dio", in contrapposizione con l'homo homini lupus, perché il dio è simile a lui, contrariamente a quanto si sosteneva nel medioevo, quando era considerato, invece, un'entità trascendente. (Qui sotto il video integrale della serata)

La divinità dell'arte

Poi l'attenzione si sposta su un dipinto del secondo Cinquecento, dietro il quale - in tempi più recenti - è stata scoperta la presenza di un affresco di Francesco Botticini. E arriva, quindi, ad altri affreschi, quelli di Ghirlandaio e di Filippino Lippi dietro l'altare.

Continuando a saltare su e giù nella storia, il nostro cicerone arriva al Caravaggio, che assume la veste di riferimento primo e massimo del Paese, anche se il mondo continua a identificarsi in Giotto, in Leonardo, in Raffaello, in Michelangelo.

Dai massimi sistemi all'aneddoto personale, sempre nel medesimo contesto: Sgarbi racconta di quella volta che, partecipando al trasferimento della Maestà Tradita di Gaetano Pesce in Piazza Santa Maria Novella salì sulla gru deputata a calarla, arrivò fino al timpano della basilica e toccò la fiancata di Leon Battista Alberti e si rese conto di come Firenze vista dall'alto ti fa capire come la grande arte sia un'opera divina.

"Un altro momento essenziale di una visita a Firenze - prosegue Sgarbi - è Santa Croce, dove spiccano l'Annunciazione di Donatello e la continuazione del percorso pittorico di Masaccio, o San Lorenzo, la Chiesa delle cappelle mediceee".

Gli Uffizi, la sintesi dei tutto

Una somma di luoghi fondamentali nella storia dell'arte, insomma, che trovano la loro sintesi ideale negli Uffizi, dove si trova quella che - a detta del grande critico d'arte - è l'opera più importante dell'intero Rinascimento, e probabilmente dell'intera storia dell'arte: la Pala di Santa Lucia de' Magnoli di Domenico Veneziano, che getterà le basi della rivoluzione prospettica di Piero della Francesca.

È soltanto una delle opere imperdibili conservate nelle sue sale, assieme al Polittico Quarantasei e all'Adorazione dei Magi di Gentile Da Fabriano, e alla battaglia di San Romano di Paolo Uccello ambientata in un'ora irreale e caratterizzata da una straordinaria potenza prospettica che "ti fa quasi sentire il rumore e la fatica della guerra", aggiunge Sgarbi.

Per non dire del dittico con i duchi di Montefeltro di Piero della Francesca, del ritrovato paradiso terrestre della Primavera di Botticelli o, nella stessa sala, sulla parete più corta, della Nascita di Venere, dove lo stesso autore fa convivere i due mondi, pagano e cristiano.

La narrazione si conclude con la Sacra Famiglia di Bronzino, dove un bambino addormentato è vigilato dallo sguardo amoroso di San Giovannino che lo accarezza e lo bacia, e da una madre e un padre innamorati.

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