Luciano Lombardi

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Si è parlato di tecnogie e di alto tasso di innovazione, ma si è parlato soprattutto di sapere applicato alle nuove frontiere della telematica nell'evento che Panorama d'Italia a Firenze ha dedicato al mondo delle start-up.

A fare gli onori di casa Nicola Porro, che rivolge subito la prima domanda a Danilo Iervolino, presidente dell'Università Telematica Pegaso: "Qual è, oggi, il rapporto tra la formazione e il successo imprenditoriale?". "Per noi questo è stato un grande faro-guida - replica il manager - che ci ha portato, finora, ad aprire 70 sedi su tutto il territorio nazionale e che, in tempi recenti, ci ha portato ad aprire la prima accademia italiana dedicata agli startupper".

Passata la moda, il settore è in stallo

Un contesto, quello delle imprese avviate da questi ultimi, "che in Italia - ribatte Porro - non è mai decollato". Le cifre sono più che mai eloquenti: circa 7 mila le start-up attive, delle quali, la metà fatica a raggiungere il break even, rappresentando quindi un fenomeno che dal punto di vista economico ha poco peso.

Ma che cos'è, esattamente una start-up? Sono pochi, in Italia, a poterne parlare con cognizione di causa come Alberto Fioravanti, uno dei fondatori di Digital Magics, incubatore di business digitali di riferimento in Italia. "Ha senso parlare di un'impresa di questo tipo quando al centro c'è chi vuole trasformare un'idea in un'attività imprenditoriale. Difficilmente questo processo può essere svolto in autonomia e quindi per muoversi in avanti occorrono competenze specifiche. Noi facciamo proprio questo, cioè offriamo consulenze, consigli, dirottiamo l'azienda che vuol nascere verso chi conosce il mercato".

O, forse, varrebbe la pena dire "i mercati", giacché il mondo economico è in continuo mutamento, basti guardare oltreoceano, dove la stragrande maggioranza delle aziende oggi quotate, 15 anni fa non esisteva.

"Una start-up", aggiunge Fioravanti, "per poter completare l'iter di crescita che la porterà a diventare tale, potrebbe anche aver bisogno di fallire". Proprio così, il fallimento non più considerano come un'onta ma come un'opportunità, un viatico per acquisire le risorse necessarie alla rinascita. E quindi al successo. 

Qui da noi è uno spauracchio da evitare con tutte le forze, ma altrove le cose stanno diversamente: basti pensare che Jeff Bezos, prima di fondare l'Amazon che conosciamo oggi, è fallito per ben tre volte.

Un altro esempio paradigmatico è quello di Nana Bianca che il suo cofondatore e Ceo Alessandro Sordi descrive come "un luogo in cui si creano le start-up e poi le si lanciano sul mercato".

A Firenze, l'incubatore ha investito, complessivamente, 25 milioni di euro in 35 aziende, tutte a break even.

"Potrebbe nascere la nuova Facebook in Italia?", domanda il moderatore. La risposta: "Impossibile, non ci sono i capitali, non c'è l'ecosistema giusto, i venture capital hanno poco interesse a investire in italia, per esempio per via di del lavoro troppo alto", risponde Sordi.

L'importanza della formazione

Per ovviare a questo complesso stato di cose, è evidente come anche la scuola possa fare molto, creando un terreno fertile, un humus adatto a far sì che il fare business delle nuove imprese all'avanguardia tecnologica possa attecchire in maniera efficace.

Eppure, questo non avviene. E, anzi, si crea un paradosso: "Anche nella formazione di questo tipo - commenta ancora Iervolino - l'Italia staziona costantemente negli ultimi posti eppure la sua gratuità rappresenterebbe una grande risorsa".

Evidentemente ci vuole ancora del tempo prima che anche il mondo della scuola si organizzi in modo tale da assecondare le nuove esigenze.

In rappresentanza dell'Università di Firenze, Andrea Arnone che racconta come questa evoluzione sia già in atto e a dimostrarlo ci sono i numerosi percorsi che gli atenei stanno sperimentando, molti dei quali si innestano con le attività dell'altra grande innovazione già in essere, quella degli incubatori creati all'interno delle stesse realtà universitarie".

Digitalizzazione per tutti

Che la competitività delle imprese che nascono sia strettamente correlata con la digitalizzazione è un fatto. E, per approfondire il tema, Porro chiama in causa Alessandro La Volpe, vicepresident Ibm Cloud. "L'economia delle imprese innovative italiane del futuro, a giudicare dai numeri è spacciata, verrebbe da dire...."

"Parrebbe, ma in realtà non è così. Un esempio su tutti è dato dal cloud che, di fatto, democratizza l'accesso alle risorse informatiche, rendendo possibile a tutti - anche se non si è un colosso - lo sfruttamento di tali attività per condurre il proprio business, anche se di tipo molto avanzato".

I case study

Quello appena descritto è stato, per esempio, il caso di Sweetguest, che opera nel mercato del property management, la gestione dgli affitti brevi delle proprietà immobiliari. Un mercato già esistente, quindi che, tuttavia, ha permesso, di creare un business di successo creando un nuovo modello che ha portato l'innovazione nel settore. "Oggi, a due anni dalla nascita - racconta Edoardo Grattirola, uno dei fondatori - l'azienda continua a crescere in modo esponenziale e, finora, ha accolto circa 44.000 turisti, con 500 appartamenti in gestione".

Anche Andrea Nardi Dei ha usato un simile approccio per fondare, gestire, far crescere una start-up in un mercato non solo pre-esistenze, ma anche ben florido e sviluppato, per non dire inflazionato, come quello del vino. "Il nostro obiettivo, con la creazione di Vino75, era mettere in piedi una piattaforma tecnologica per avvicinare i consumatori. Lo abbiamo raggiunto e oggi distribuiamo 30 mila bottiglie al mese e già guardiamo agli altri mercati, Cina in testa".

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