L'iperstoria tecnologica: come vivere la nostra epoca

È quella in cui il benessere sociale è legato all'uso che facciamo dell'innovazione e della tecnologia. Come spiegato da IBM a Firenze per Panorama d'Italia

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Luca Altieri, direttore marketing Ibm italia – Credits: Next New media

Sergio Luciano

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"Siamo nell’iperstoria, signori!", dice Luca Altieri, direttore marketing di Ibm Italia, e la platea del workshop fiorentino che inaugura la serie dei dibattiti della tappa fiorentina di Panorama d’Italia – la prima del Tour 2018 del settimanale – si catalizza, perché vedersi proporre un senso culturale e prospettico per l’attività che riempie le proprie frenetiche vite professionali non è, per dei “nerd” come i trenta-quarantenni che affollano il “Dome” di Firenze, un’occasione di quelle che capitano ogni giorno.

"Qui a Firenze siamo nella culla dell’umanesimo e attorno a noi respiriamo storia, non solo dell’arte", prosegue Altieri: "Ebbene, mi viene in mente la definizione che Luciano Floridi, docente di informazione ed etica dell’informazione a Oxford, dà della nostra epoca. Floridi segmenta l’evoluzione della storia umana in tre fasi essenziali: la preistoria, la storia, l’iperstoria. La preistoria è senza tecnologia. La storia è un percorso scandito dalla evoluzione tecnologica, in cui però il benessere sociale e dell’individuo non sono strettamente dipendenti dalla tecnologia e dall’innovazione. L’iperstoria è il terzo segmento, in cui viviamo noi, che Floridi definisce come un mondo in cui il benessere sociale come quello di ciascuno di noi sono invece strettamente legati dall’utilizzo che facciamo dell’innovazione e della tecnologia. Quest’iperstoria tecnologica è a sua volta distinta da 3 fenomeni: la pervasività ed accessibilità, sia pratica che economica, della tecnologia; l’ubiquitarietà e quantità dei dati disponibili, il nuovo petrolio; la forza e la crescente centralità dei sistemi cognitivi e dell’intelligenza artificiale”.

Altieri ha fatto presente che ormai, secondo una recente e approfondita analisi di Forrester, il 50% degli imprenditori sa che la concorrenza viene da settori e da direzioni inattese. Aziende come Airb&b, Uber, Facebook… hanno cambiato le regole del gioco di settori maturi e uguali a se stessi da decenni. Sono aziende che hanno vinto senza spendere soldi in asset materiali.

E stanno rafforzandosi sempre più. “Gli imprenditori lo sanno e pongono sempre più spesso le domande giuste a chi, come noi, si occupa di tecnologia. Questo è il senso dell’Ibm Cloud Garage che inauguriamo qui stasera: dare risposte concrete alle loro domande sul futuro. Condividere casi reali di imprese che stanno evolvendo tecnologicamente e confrontarci con tutti voi per costruire risposte sempre migliori”.

 

Gli ha fatto eco Erminia Nicoletti, responsabile marketing di Ibm Cloud: “Volevamo sentire direttamente da voi quali sono le vostre esigenze sul territorio, rispetto alle tematiche con cui vi confrontate ogni giorno per capire a nostra volta come Ibm Cloud può esservi vicina, poichè Ibm è ormai a tutti gli effetti una cloud cognitive solution company”.

A Walter Aglietti, direttore del software lab di Ibm Italia, coadiuvato da Paolo Malavolta, un giovane consulente cloud di Big Blue, è toccato il compito di presentare e dettagliare questo nuovo approccio del gruppo al mercato e alle sue mutate esigenze. “Dei big-data non si parla già più. Sono arrivati come uno tsunami, hanno travolto tutto e si sono ritirati, lasciando i loro residui nel sistema: ci hanno abituati a pensare ai propri dati come a qualcosa di diverso. Ora sono arrivati gli small data. Un cliente di primo piano nel settore della logistica ci ha chiesto di ottimizzare i movimenti di 200 camion sulla base dei dati dei loro interventi storici. Poi ci ha chiesto di filtrare questi dati con quelli del meteo, per ottimizzare le rotte basandosi sulle aree dov’è prevista pioggia. E poi ancora i dati sulle rotture degli apparati, incrociandoli con i dati storici, per prevedere le rotture future, e risparmiare sul magazzino. Poi ancora: è arrivata la blockchain, e abbiamo i primi clienti che vogliono garantire la loro intera filiera produttiva – per esempio caso, dell’olio extravergine d’oliva – per certificarla. Progetti snelli, e agili da applicare. Un nuovo paradigma”.

Tutto questo si nutre di intelligenza artificiale, attinta in cloud. “L’intelligenza artificiale”, ha osservato Malavolta, “è ormai giunta a una maturazione tale che la troviamo ovunque, dai sistemi antifrode alla finanza, dai processi produttivi al marketing predittivo. E’ dagli Anni Cinquanta che si studia l’intelligenza artificiale, la fioritura di oggi nasce allora e s’incardina su tre fattori-chiave: la rappresentazione della conoscenza, gli algoritmi, e il machine learning. Ogni strato di conoscenza è la base di quello successivo“.

Le telecomunicazioni, il retail, l’industria manifatturiera e la sanità sono i settori in cui l’Intelligenza artificiale prenderà più piede. “Ad esempio in alcuni ospedali d’avanguardia”, ha aggiunto Aglietti, “è stata già utilizzata l’intelligenza artificiale per mettere a disposizione dei medici piattaforme che ne migliorano  esponenzialmente le possibilità. Sono stati creati dei tutor cognitivi che permettono ai medici di imparare su percorsi di apprendimento specifici e diversi da soggetto a soggetto. Gli algoritmi sono al servizio delle conoscenze dei medici”.

La figura-chiave, sul piano professionale, di questi processi è quella del data scientist: “Chi è? È un esperto che ha una formazione matematica, fisica o statistica per poter dominare gli algoritmi, ma ha anche una profonda esperienza da analista di business, che gli consente di calare le capacità degli algoritmi in ciascun specifico problema e settore; e ha anche la capacità di gestire e selezionare i dati. L’80% del loro lavoro consiste nnella capacità di preparare i dati per farli girare sugli algoritmi... L’altra figura-chiave è quella del data engineer, che sa come far stare insieme tutte queste competenze e calarle nella realtà dei diversi problemi da risolvere, implementando le soluzioni della privacy e della security, con la flessibilità necessaria per far lavorare meglio tutti i soggetti coinvolti. Sapendo, infine, che ogni progetto può rapidamente evolvere fino a svanire in qualcos’altro. Con tutta la flessibilità che ci dà il cloud, dove troviamo sempre tutto ciò che ci serve per progettare e lavorare. Capire il percorso di adozione di certe tecnologie, capire - nero su bianco – le idee di business e come disegnare soluzioni ottimali per esse, realizzarle in tempi sorprendentemente rapidi... è il nostro lavoro di ogni giorno, con tutti voi”.

La premessa migliore per una serata “garage” che ha conquistato i ragazzi digitali di Firenze.

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