Chiara Raiola

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Mercurio, Venere, Giove, Saturno: il viaggio nello spazio per il pubblico di Panorama d’Italia, organizzato dal magazine Focus a Firenze, comincia dal sistema solare con una guida d’eccezione, l’astronauta Umberto Guidoni, per arrivare alle ultime affascinanti scoperte dell’uomo e alla tecnologia più innovativa usata nello spazio e sulla terra.

Il sistema solare

“Partiamo dunque con una sorta di TripAdvisor dei pianeti - esordisce Jacopo Loredan, direttore del magazine scientifico - per scoprire quale sarà la futura casa dell’umanità”.

Non sarà certamente Venere, non Mercurio, non Saturno “bellissimo ma inospitale”, così come Giove che “è una grande palla di gas”. Ma le loro lune hanno aspetti interessanti, dice Guidoni: “sono coperte di ghiaccio, ma al di sotto potrebbe esserci acqua e quindi un possibile ambiente adatto per lo sviluppo della vita. Ci sono infatti dei progetti per realizzare delle missioni esplorative”.

Ma esiste anche un altro sistema solare conosciuto che si potrebbe raggiungere in 40 anni viaggiando a 300mila chilometri al secondo: Trappist-1 System con 8 pianeti, un sistema come il nostro. Affascinante, ma molto futuribile.

È quindi Marte il pianeta più gettonato per una possibile e futura vita dell’uomo lontano dalla terra, è un ambiente ostico, ma “forse ha ancora acqua nel sottosuolo, almeno è quello che speriamo”.

Le missioni spaziali

Ma che ruolo ha l’Europa nella corsa allo spazio? L’Esa, l’Ente spaziale europeo, è una organizzazione intergovernativa di 22 stati membri che da 50 anni si occupa di spazio: “Nel secolo scorso abbiamo fatto importanti esplorazioni come la missione Rosetta con la quale siamo atterrati su una cometa - racconta Elena Grifoni Winters, capo di gabinetto dell’Esa - Nel futuro abbiamo molti progetti. A maggio lanceremo una missione con un nostro astronauta in collaborazione con Ibm e l’intelligenza artificiale, a fine 2018 ce ne sarà una verso Mercurio in collaborazione con i giapponesi. Nel 2019 ne decideremo altre ancora”.

Le missioni sono costose, per questo, sottolinea Elena Grifoni Winters, “dobbiamo condividere i rischi, le tecnologie, impossibile farlo da soli per i singoli stati. Fare spazio vuol dire fare investimenti di lunga durata, avere una visione, un piano di ricerca e mantenere la rotta. Non c’è nessun politico che alla conferenza del 2019, quando stabiliremo quali progetti approvare, metterà i soldi sul tavolo pensando di vincere le prossime elezioni”. Nello spazio non è come sulla terra.

La tecnologia dalla terra verso lo spazio

Lo è invece sul fronte della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Grazie a Ibm che, come ha accennato il capo di gabinetto di Esa, parteciperà a una missione con Cimon, ovvero un compagno mobile interattivo per l’equipaggio. “È una sfera dotata di una faccina che interagisce con l’equipaggio della stazione spaziale internazionale per una serie di esperimenti e come interfaccia dialogante - spiega Walter Aglietti direttore Laboratori IBM Italia - capisce il linguaggio, elabora il concetto e risponde a tono grazie ai milioni di dati inseriti”.

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più protagonista anche sulla terra, collabora con i tecnici, gli operai. “È dappertutto, nei telefoni per esempio: le foto che fate - chiarisce Aglietti - vengono processate con algoritmi per migliorare l’inquadramento, la focalizzazione”. Ma c’è un altro aspetto interessante che è all’attenzione del mondo scientifico e informatico: “si sta sviluppando un campo di studi sulla preparazione dei dati da inserire perché anche l’intelligenza artificiale è in un certo senso sensibile alle sfumature” e si corre il rischio di influenzare inconsapevolmente le informazioni che verranno poi elaborate “magari in maniera sottilmente razzista o sottilmente sciovinista. È un tema importante”.

La vita nello spazio

Il pubblico in sala ascolta interessato, ma si incanta quando prende di nuovo la parola Guidoni che, accompagnato da immagini straordinarie, racconta com’è davvero la vita nello spazio: “io ho volato due volte con lo shuttle. Pesa duemila tonnellate, parte faticosamente, supera il muro del suono, diventa supersonico e si porta a una velocità di 28mila chilometri l’ora. In orbita si arriva in 8 minuti e mezzo. E si aggancia alla stazione spaziale internazionale”.

Lì, dove le cose galleggiano, “c’è assenza di peso, un fatto che condiziona la vita a bordo come mangiare, bere, lavarsi”. Il nostro, sottolinea l’astronauta, è un pianeta spettacolare visto dallo spazio. Il mediterraneo, la Groenlandia, le Hawaii, la Nuova Zelanda, e ancora le tempeste di sabbia, gli uragani: “ma si vedono anche i danni provocati dall’uomo come la deforestazione e lo smog sulla pianura padana”. La stazione internazionale, conclude Guidoni, “è la casa dell’umanità nello spazio”.

Cinquant’anni fa abbiamo messo piede nello spazio per la prima volta, “ma di fronte a noi c’è ancora tutto il sistema solare da esplorare e anche oltre”.

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