Caserta

IBM: la rivoluzione digitale per le imprese agricole - FOTO e VIDEO

A Caserta in occasione di Panorama d'Italia, come l'innovazione tecnologica può migliorare il business agricolo

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Da sinistra: il giornalista di Panorama Sergio Luciano, Maurizio Venturi, software architect in Ibm e Luca Altieri, direttore marketing, comunicazione e citizenship di Ibm Italia – Credits: Filippo Poltronieri/ Next new Media

Che c’entra l’Industry 4.0 con la mozzarella di bufala? C’entra, c’entra: e i dirigenti del Consorzio di tutela del mitico prodotto campano ne hanno avuto più di una prova concreta al workshop che l’Ibm ha tenuto a Caserta, in occasione della tappa di Panorama d’Italia: “È di pochi giorni fa”, ha spiegato Luca Altieri, direttore marketing, comunicazione e citizenship di Ibm Italia, “l’assegnazione proprio a una start-up italiana di un premio mondiale per l’innovazione che Ibm organizza da tempo. Ebbene, l’abbiamo assegnato a un’azienda che ha realizzato un drone capace di volare sulle colture e, applicando le risorse della visual recognition di Ibm, riesce a delimitare con assoluta esattezza le aree infestate dai vari parassiti, consentendo ai coltivatori di intervenire con molta più efficienza nei tempi e nei risultati”.

Un messaggio chiaro sulla manutenzione dei pascoli. Ma non basta: negli Stati Uniti – ha spiegato Maurizio Venturi, software architect in Ibm, “il nostro gruppo sta sperimentando per il colosso della distribuzione Walmart un’applicazione della Blockchain che è capace di tracciare l’originalità di un prodotto dalla fabbrica – o dalla stalla! - al consumatore. Questa tecnologia è ideale per tracciare tutti i prodotti a denominazione d’origine protetta, come – tipicamente – la mozzarella!”.

Benvenuti all’Internet delle cose e dell’intelligenza artificiale, che giustamente in Ibm – che pure ha sviluppato, con Watson, il supercomputer più efficiente del mondo – preferiscono chiamare “intelligenza aumentata”. “Sì, perché l’intelligenza vera è solo quella umana”, spiega Venturi, “mentre le macchine possono incrementarne l’efficienza mettendo a disposizione una capacità illimitata di memoria e di connessioni, ma senza aggiungere incrementalità creative significative”.

 

Stiamo vivendo un cambio d’epoca, ha ricordato in apertura Altieri: “La tecnologia ci avvolge, pervasiva e diffusa. Ai concerti, vent’anni fa, tutti sventolavamo gli accendini, adesso sventoliamo gli smartphone, con cui peraltro registriamo i brani preferiti. Cambia l’essere sociale quotidiano. E cambia il business, con la digital disruption. Qualche esempio? Alibaba, il più grande ecommerce mondiale, non ha alcun magazzino; Uber, non ha auto, ma quante ne fa circolare; Airbnb, è un grandissimo albergatore, ma non possiede una sola camera; e Facebook è il più grande media del mondo ma non ha una redazione. Le barriere d’ingresso al mercato, indipendentemente dal settore, sono ormai bassissime perché per fare business quelle tradizionali non sbarrano più nulla”.

In questo contesto, restare al passo è indispensabile, pena essere esplusi dal mercato. Ma chiunque può riuscirci, se solo prende coscienza del salto culturale da compiere e se s’impegna. Perché non tutti ce l’hanno fatta: nomi come Motorola e Blockbuster risuonano ancora nelle nostre teste. Erano leader, sono scomparsi: non hanno saputo adattarsi al cambiamento digitale.
Ma c’è chi ha capito: la Ford negli ultimi 5 anni ha spostato pesantemente i propri investimenti in termini di competenze e denaro dalla produzione al servizio avanzato. L’Ibm, nata producendo bilance, cresciuta con i personal computer e i mainframe, oggi vive l’informatica più avanzata e fornisce la sua intelligenza aumentata per le più varie soluzioni digitali, dall’aeropazio ai laser oculistici, con un’unica costante: la ricerca e i quasi 8000 brevetti all’anno.

Non a caso Ibm si pone in questa fase anche come un soggetto di formazione e sensibilizzazione del mercato, soprattutto quello delle piccole e medie imprese, così importanti in Italia: “C’è spesso timore di costi eccessivi”, osserva Venturi, “ma in realtà attrezzarsi è uno sforzo assolutamente sostenibile, il cloud consente di fruire del software on demand, senza dover affrontare investimenti troppo onerosi, e ottenendo lo stesso risultato”.

Del resto, il digitale di nuova generazione – ha sottolineato Venturi – investe e impronta a sé tutta l’impresa, produttiva e non: aiuta a ottimizzare la gestione di tutti gli asset, tracciarne il funzionamento, gestire la manutenzione in chiave predittiva, e quindi evitando i fermi-macchina; e ancora rivoluzionando sia il marketing sia le modalità produttive stesse, attraverso l’analisi dei big data provenienti dal mercato e dai clienti; e inoltre rivoluzionando distribuzione, logistica e finanza. In una parola, tutto ciò che fa vivere un’azienda.
Ora a Caserta ci sono un po’ di imprenditori in più che lo sanno.

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