Stefania Berbenni

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“Ho vinto festival, conosciuto il mondo, girato film, ho avuto successo, ma il mio vanto è di avere ballato con Don Lurio”.

Subito dopo aver ascoltato queste parole dalla bocca di Maurizio Nichetti, un video esilarante, straordinario, dove i due – il mitico Don Lurio ballerino e coreografo e lo stesso Nichetti – si scatenano in un numero di bravura artistica, ballando, saltando, cantando, ridendo in versione clown conclude l’incontro al Palazzo della Ragione di Bergamo con l'artista ospite di Panorama d'Italia.

Oltre due ore di chiacchiere e immagini con un uomo che è stato cartone animato, mimo, sceneggiatore, produttore, regista, che ha compiuto 70 anni l’8 maggio, e ha avuto sempre molto da dire nella sua carriera, sperimentando, sparigliando le carte della grammatica narrativa. Un fuoriclasse nel saper far ridere con garbo e intelligenza.

“Arrivo da una famiglia piccolo borghese, mio padre che insegnava era sempre stupito che mi pagassero per scrivere delle gag e che anzi guadagnassi ben più di lui”, racconta.

Aveva 20 anni Nichetti quando entrò nello studio di Bruno Bozzetto, col quale ebbe un sodalizio lungo otto anni. La notorietà arrivò però nel ’79 con l’uscita di Ratataplan, film muto, fatto con amici attori, la moglie, pochi mezzi. Che però esplose e divenne un “caso”. "Di colpo sono diventato famoso" ricorda. "Il film costò l’equivalente di 40mila euro e ha incassato 7/8 milioni. Mi ritrovai catapultato nel gotha del cinema italiano”.

La prova dell’improvviso cambio di vita? Il Capodanno del 1980 a casa del produttore Cristaldi, con le foto proiettate a Palazzzo della Ragione. A brindare al nuovo anno, con Nichetti e signora c’erano Monica Vitti, Alberto Sordi, Sergio Leone, Luigi Magni, una tavolata "da film" con i bei nomi del cinema italiano di allora.

Racconta Nichetti: "Cristaldi diceva che il cinema è una fabbrica di prototipi", lui che era il produttore di Amarcord, Soliti ignoti, Ratataplan…

Altri tempi, un’altra filosofia. Oggi è tutto un effetto speciale, una serializzazione di titoli con supereroi, un proliferare di spin off. "Con tutti questi effetti speciali, stiamo forse peggiorando in qualità. Ogni volta che arriva una nuova fase c’è il pericolo che i tecnici prendano il sopravvento sui creativi”.

E lui, sperimentatore indefesso, operaio del divertimento altrui, sa di cosa si sta parlando. A Bergamo ha tirato le somme anche su se stesso: “Rimpianti? Ho sempre cercato di divertirmi nel presente. L’unica cosa che un po’ mi è dispiaciuta è che ho smesso di fare film nel 2001 dopo averne però girati nove. In quel momento il cinema era in crisi, non mi sarei divertito più. E in compenso ho fatto mille altre cose, regie di opere, di commedie, dirigo a Milano la Scuola Sperimentale di cinema, ho scritto un libro… Il bello, anche nei momenti più bui, è sapere che può capitarti un nuovo incontro, che puoi inventarti un’altra cosa”.

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