Sergio Luciano

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“Aver incrementato l’export del 45% in pochi anni è il miglior indicatore delle capacità e della competitività dell’industria manifatturiera bergamasca, ma non dobbiamo e non possiamo dormire sugli allori”, dice Alberto Paccanelli, vicepresidente di Confindustria Bergamo, “perché il nostro Paese soffre un gap negativo molto pesante su tanti fronti, dal costo del lavoro al costo di tanti altri fattori produttivi, dalla fiscalità alla burocrazia”.

Nella bellissima sala della giunta della sede di via Camozzi in cui si svolge il dibattito sul "motore bergamasco" del tour Panorama d'Italia, è presente un pubblico folto dalla doppia anima: imprenditori e manager, ma anche studenti delle scuole superiori, che credono e non credono alle loro orecchie. “Uno dei nostri obiettivi”, aggiunge rivolgendosi soprattutto a loro Paccanelli, “è lavorare sulla formazione finalizzata alle attività manifatturiere avanzate”, tenendo conto “degli skills che mancano e della curva demografica che accentuerà il fabbisogno delle aziende”.

Non è in fondo così intuitivo cogliere che una provincia come quella di Bergamo - capace di collocarsi al secondo posto in Europa come valore aggiunto manufatturiero, con un tasso di disoccupazione maschile al 3,5 e femminile al 5, cioè del tutto fisiologici – possa sentirsi “a rischio”. Eppure è così.

A rischio di un deficit di professionalità, ma anche di redditività della produzione. Lo spiega bene anche Gianluigi Viscardi: “Il nostro fatturato per addetto è di 60 mila euro, contro i 59 mila di Brescia, mentre quello tedesco è di 156 mila! Significa che il valore aggiunto se lo prendono soprattutto loro!”.

La risposta per far girare a pieno regime questo “motore bergamasco” non può che risiedere nell’innovazione: “Per questo è nato Intellimech”, si aggancia Viscardi, che lo presiede, oltre a guidare la Cosberg e ad essere numero due nazionale della piccola impresa di Confindustria con delega proprio all’innovazione: “Per innovare davvero occorre capire cosa chiede il mercato, e l’abbiamo capito 11 anni fa creando il nostro consorzio che oggi riunisce trenta imprese che fanno insieme una open innovation vera, avendo cominciato appunto nel 2006 ad aggiungere intelligenza ai pezzi di ferro”.

E di intelligenza trasuda l’esperienza del Kilometro rosso di Stezzano, la stupenda iniziativa che sorge accanto all’autostrada A4 e può essere considerata una specie di “insegna”, la più lunga del mondo, che richiama l’attenzione di chiunque transiti su un polo di autentica eccellenza. “Al Kilometro abbiamo oggi 50 tra imprese e centri di ricerca”, dice Salvatore Majorana, che lo dirige, “e vi operano circa 1700 persone al giorno, con una costante crescita di spazi. Vengono da noi per portare le loro competenze su molti ambiti dell’innovazione, anche grazie a collaborazioni prestigiose, innanzitutto con l’Università di Bergamo ma anche col Mario Negri, sulla nefrologia, con l’Enea e adesso con l’Iit di Genova, ormai uno dei primi cinque centri di ricerca al mondo”.

Tanta innovazione, quindi, per ridurre la distanza ancora abissale tra quei 60 e quei 156 mila euro di fatturato procapite che fanno la Germania più ricca di noi. E non basta: “Sappiamo che andiamo incontro a una forte penuria delle professionalità necessarie per crescere nell’innovazione”, aggiunge Majorana, e quindi abbiamo portato al Kilometro un’iniziativa con Experis, società del gruppo Manpower, per formare professionalità specializzate, com’è già stato fatto tra Fornovo e Maranello. Sono le grandi aziende che le le richiedono”.

Quanto tutto ciò incida sull’”ecosistema” produttivo, assetato di tecnologie innovative soprattutto digitali, l’ha ricordato Alessandro Ferrari, responsabile delle external relations di Ibm Italia, ricordando l’allarme-appello lanciato pochi giorni fa dalla Confindustria sui 280 mila posti per tecnici nell’ambito dell’information technology, un appello che Ferrari correttamente indirizza invitando i giovani a scegliere bene cosa studiare e a qual fine per poi meglio e prima inserirsi nel mondo del lavoro.

Quanto all’innovazione “reale” in atto dell’ecosistema bergamasco, l’uomo dell’Ibm ha tenuto a ricordare che ormai anche le soluzioni digitali più avanzate non richiedono più i forti investimenti di un tempo, ma possono essere fruite “on demand” e quindi senza investimenti fissi impegnativi, attraverso il cloud. Una grande opportunità anche per le piccole imprese e perfino per le start-up.

Ma naturalmente il digitale è tante cose insieme, persino la domotica rappresenta un nuovo paradigma che sta entrando pian piano nella vita quotidiana di tutti noi. E un gioiello della domotica può essere considerato il nuovo contatore elettronico dell’Enel, che da un anno, e per i prossimi sette, è in via di installazione presso 32 milioni di utenze, tra domestiche e aziendali, e di cui ha parlato Elisabetta Canavesio, che è responsabile del progetto per il Nord-Ovest: “Un lavoro capillare, straordinario per investimenti profusi, circa 4 miliardi, e impatto territoriale, che ci permetterà di erogare servizi di precisione ed alta qualità a tutta la clientela, a suo vantaggio. A Bergamo abbiamo già iniziato e abbiamo installato circa 60 mila nuovi contatori”.

Non poteva mancare, in una terra a così densa di presenza manifatturiera, la voce della logistica, portata da Marcello Di Caterina, direttore generale dell’Alis, l’Associazione per la logistica intermodale sostenibile: “L’intermodalità permette di ottimizzare i tempi e i costi del trasporto delle merci, abbattendo al minimo le emissioni”, ha ricordato, per poi sottolineato come si stimi che di qui al 2025 il traffico su gomma calerà del 50%, con un simmetrico anzi anche maggior abbattimento delle emissioni inquinanti”.

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