Gori: "Mi auguro che il renzismo sia finito. Ma non Renzi"

Il sindaco di Bergamo, ospite di Panorama d'Italia, a tutto tondo su PD e il suo futuro. E sul Governo dice: "Un esecutivo M5S-Lega per far emergere le contraddizioni dei populisti"

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Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori - 9 maggio 2018 – Credits: Ada Masella

Antonio Rossitto

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"Mi auguro che il renzismo sia finito, ma Renzi no: ha certamente delle cose da dire. E deve continuare a farlo". Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ospite a Panorama d’Italia, parla di crisi del Pd, attualità politica e della sua città, che amministra da quattro anni.

Intervistato da Raffaele Leone, direttore di Panorama, e da Antonio Rossitto, giornalista del settimanale, Gori non ha lesinato giudizi sullo stallo politico romano. "A questo punto, spero che nasca davvero un governo tra Lega e Cinque stelle: solo così possono emergere le contraddizioni dei populisti".


Matteo Renzi, in caso d’elezioni, ha invece indicato come candidato premier, Paolo Gentiloni: "Una scelta tardiva" sostiene Gori "ma che andrebbe sulla strada giusta". Mentre il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, ha avuto critiche ingenerose: "Gestire il partito in una fase complessa come questa era oggettivamente complicato. Non gli si poteva chiedere di più".

 

Uscito sconfitto dalla corsa per la presidenza della Lombardia, Gori ha scelto di rimanere sindaco di Bergamo: "Era la cosa più utile da fare. Il lavoro di capogruppo di minoranza in consiglio non è un lavoro che mi appassiona" rivela nell’incontro con panorama d’Italia, nella sala di Palazzo Frizzoni, sede del comune da dove ha parlato del suo futuro in politica: "Il mio mandato scade tra un anno. È stata l’esperienza più impegnativa della mia vita, quella in cui ho messo più energia".

E su una sua possibile ricandidatura, la risposta si racchiude in un enigmatico sorriso: "Ci sto riflettendo. Fare il sindaco richiede un impegno eccezionale. E io non voglio fare il secondo mandato peggio del primo". Allora pensa a candidarsi a Roma e Bruxelles? "Non mi ci vedo proprio in un ruolo d’aula. A me, che ho fatto per anni l’amministratore delegato, piace gestire uomini e cose".

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