Bergamo, città della piena occupazione

Intervista a Stefano Scaglia, presidente di Confidustria Bergamo. "È necessario uno sguardo al futuro"

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Stefano Scaglia (Presidente di Confindustria Bergamo) - 8 maggio 2018 – Credits: ANSA/MAGNI

Sergio Luciano

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“Si può dire che qui in provincia di Bergamo siamo in una situazione di pressochè piena occupazione, e questo rende più che mai doveroso, necessario uno sguardo al futuro”: Stefano Scaglia è orgogliosamente al vertice di Confindustria Bergamo, ossia presiede l’associazione degli industriali della seconda provincia manifatturiera d’Europa. Che, contrariamente a qualche vecchio luogo comune, è tutt’altro che burocratizzata e paludata: ha un tessuto di soci attivisti capaci di suscitare iniziative e promuovere lavori di squadra, dove spesso gli egoismi aziendali cedono il passo alla progettualità di sistema.

Sono bei record, presidente. Come riuscire a far meglio, in futuro?
Be’, intanto se prendiamo in esame le province che hanno oltre il 25% del valore aggiunto dalla manifattura e oltre il 25% degli occupati dal settore manifatturiero, Bergamo è effettivamente la seconda d’Europa come valore aggiunto totale e la quarta come valore aggiunto industriale.

Prodotta da quali settori?
Molti e vari. Meccanica, metallurgia, macchine utensili, ma anche chimica e farmaceutica, prodotti intermedi farmaceutici, cosmetici, gomma, plastica, tessile abbigliamento, altre parti importanti. Sicuramente la meccanica è circa metà dei ricavi e del valore aggiunto, però c’è una buona diversificazione. Ma l’altra caratteristica importante dell’industria bergamasca è di essere fortemente improntata all’export: dal 2009 al 2017 l’export bergamasco è cresciuto del 55%, da 10 a 15,5 mld, una crescita veramente impetuosa. Quindi non solo produzione ma anche spiccata capacità di commercializzazione internazionale.

Lei diceva che avete la piena occupazione…
Be’, siamo ad un tasso del 4% medio, quindi fisiologico, che arriva a punte del 3,5% per i maschi, e delle femmine 5%.

Complimenti. E il futuro?
Ci arrivo. Prima mi lasci dire un’altra cosa importante sulla nostra manifattura.
Si è evoluta molto in questi anni, conseguendo grandi successi. Parlavamo dell’export, cresciuto per quantità e per diversificazione dei mercati. Ma c’è di più: l’innovazione. Se andiamo a misurare il tasso di start-up a Bergamo, scopriamo che la nostra è la seconda provincia della Lombardia dopo Milano. Un altro numero che dà l’idea di una delle caratteristiche peculiari della nostra manifattura è l’incidenza della cosiddetta manifattura medium tech. Se andiamo a prendere le statistiche Eurostat, alcuni settori sono classificati così: medium-tech. Ebbene, se calcoliamo gli occupati di questi settori scopriamo che a Bergamo gli occupati nel manifatturiero ad alta tecnologia sono intorno al 35%, con una crescita progressiva dal 2010, costante, dal 33 al 36 per cento del totale. Qs significa che Bergamo sta orientando la sua manifattura verso settori manifatturieri a contenuto tech sempre più importante.

Ora però parliamo di come costruire un futuro ancora migliore.
Le sfide importanti che ci preoccupano ma su cui stiamo lavorando intensamente sin da oga come associazione sono due. E mi spiego: se andiamo a esaminare i vettori della crescita del Pil constatiamo che è dovuta a due cose: l’aumento della forza lavoro e quello della produttività. Storicamente nei Paesi Ocse o negli Usa il rapporto tra questi due fattori è stato paritetico. Ora noi oggi siamo in piena occupazione. Le nostre imprese che già oggi dichiarano difficoltà ad assumere il necessario personale qualificato, prevedono – lo dice l’ultimo studio di Prometeia – che il di tasso creazione dei posti lavoro a Bergamo sarà doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione in età lavorativa: quindi si creerà un vuoto di offerta di manodopera.. Già oggi abbiamo serie difficoltà in quantità e qualità a trovare le risorse umane che ci occorrono.

E dunque?
È un tema importantissimo, che va portato in primissima evidenza nel dibattito nazionale, esaminato in modo non ideologico ma scientifico, guardando ai numeri, alla demografia, e ragionando per garantire sviluppo per gli anni futuri.
Noi, su questo fronte, stiamo lavorando moltissimo per l’orientamento dei giovani, stiamo aprendo le nostre imprese per far capire agli studenti cosa vuol dire lavorare in un’industria… quest’anno abbiamo avuto la visita di circa 5000 studenti di varie età ma delle scuole medie superiori, e 23 mila giovani sono stati avviati in alternanza. Ci stiamo impegnando moltissimo per far capire ai ragazzi le opportunità offerte dal mondo dell’industria e stiamo lavorando molto con l’università sul tema dell’internazionalizzazione.

Ma non ci sono solo i giovani da avviare al lavoro: ci sono anche i meno giovani da riconvertire!
Un tema critico che pone anche un problema sociale tra coloro che sono inclusi in questo processo di sviluppo e sanno stare al passo e coloro che invece necessitano di aiuto non riescono a entrare in questo meccanismo e restano al margine. Su questo un pensiero importante dobbiamo farlo. L’altro tema prioritario è la produttività che deriva anche dall’innovazione dei prodotti e dei processi. Stiamo promuovendo iniziative che aiutano le imprese a mettersi per questo in rete con l’università. In questo senso va l’interessantissima esperienza del consorzio Intellimech, un esempio di grande interesse, e di successo, che dà l’idea della lungimiranza che c’è stata e spiega i risultati ottenuti. Inoltre, Confindustria Bergamo sostiene fortemente i cluster tecnologici lombardi, aiuta le proprie imprese a unirsi a queste iniziative. Sono nove cluster voluti da Regione Lombardia, a mio parere utilissimo strumenti di aggregazione. Infine, assistiamo le imprese nei loro investimenti tecnologici, ne stiamo seguendo circa 35 per un investimento di circa 80 milioni complessivi.

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