Sergio Luciano

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Ottantasei torinesi su cento ritengono doveroso riciclare i prodotti che consumano: su questo dato sociologico, emerso dalla ricerca che Inthera-Mondadori ha “offerto” alla città di Torino in apertura della tappa piemontese di Panorama d’Italia, s’è aperto nel bellissimo Palazzo Cisterna il convegno su "Economia Circolare in Piemonte: riciclo, legalità e best practice per lo sviluppo del territorio", promosso con Panorama dal Cobat - Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo.

Una realtà che oggi, in Piemonte, rappresenta un poderoso volano industriale ad alto valore ecologico: sono stati infatti quasi 7 milioni e mezzo di chili i rifiuti tecnologici, tra pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici, raccolti in Piemonte nel 2016 da Cobat. Un macigno – per riprendere un’immagine molto chiara, agli occhi dei torinesi - che pesa come 535 Caval ‘d Brons, il monumento di Piazza San Carlo a Torino. Nonché una vera e propria miniera che ha generato nuove materie prime – piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e molto altro – da reimmettere nel ciclo produttivo, con un beneficio concreto per l’economia del territorio.

Stefania Giannuzzi, assessore comunale all’Ambiente nella Giunta Appendino, ha testimoniato con calore l’impegno dell’amministrazione per il potenziamento della raccolta differenziata, fonte primaria e ineludibile per il settore, elevandone il tasso dall’attuale 43% fino al target del 65% prescritto dagli obiettivi europei del 2020. E il suo collega Alberto Sacco, assessore al commercio, ha affermato che la giunta “sta cercando con grande forza di cambiare abitudini e regole sull’ecologia, con una serie di interventi importanti, dalle domeniche ecologiche alle campagne anti-inquinamento ed anche nel settore del food, così importante e tradizionale per la città, si sta perseguendo un’eccellenza che includa l’economia circolare e la lotta agli sprechi”.

In un territorio ricco di insediamenti produttivi resta comunque il settore dei rifiuti tecnologici uno di quelli cruciali per la tutela dell’ambiente e la valorizzazione dell’economia circolare. I cittadini sono tenuti a portarli nelle isole ecologiche comunali, dove successivamente consorzi come Cobat li ritireranno per avviarli al riciclo. Le imprese invece dovranno contattare raccoglitori autorizzati per organizzare il ritiro presso la propria sede. In base alle leggi europee recepite dall’Italia, i costi di raccolta e riciclo sono finanziati da chi quei beni li produce o li importa.

In Piemonte, Cobat garantisce una raccolta capillare “a chilometro zero”, che permette di ottimizzare la logistica e di abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute al trasporto dei rifiuti. Sono infatti 8 i Punti Cobat – aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio distribuite in maniera omogenea su tutto il territorio regionale – che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di piccoli e grandi comuni, dalla pianura alla montagna, avviando al riciclo i rifiuti nei 3 impianti di trattamento piemontesi e nei 5 della vicina Lombardia.

Ma il tesoro dell’Economia Circolare potrebbe essere ancora più ricco, se ci fosse in Italia, Piemonte compreso, un contrasto più efficace all’illegalità. “Non è solo un problema di criminalità organizzata – ha spiegato Claudio De Persio, direttore operativo di Cobat – ma esiste un sistema diffuso di pratiche illegali che riguarda tutti: imprese che si affidano a soggetti non autorizzati per sbarazzarsi dei rifiuti, gente che smonta la parte più di valore del rifiuto – ad esempio il motore di una lavatrice – per abbandonare il resto per strada, stoccaggi abusivi e molto altro ancora”. “Questo – ha proseguito De Persio – crea un danno ai cittadini e all’ambiente. Perché da un lato fa crescere i costi di raccolta e riciclo, favorendo indirettamente il nero e l’evasione fiscale, con le imprese virtuose che subiscono la concorrenza sleale di quelle che non si fanno carico dei costi del corretto smaltimento, e dall’altro comporta la dispersione di rifiuti pericolosi che rischiano di danneggiare seriamente l’ecosistema del territorio”.




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