Chiara Raiola

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Quarant’anni a bordo campo, 19 squadre allenate sempre con passione, Giampiero Ventura ha un sogno nel cassetto: aiutare i giovani giocatori a diventare protagonisti della nazionale di calcio italiana del futuro.

Al Lingotto di Torino ospite di Panorama d’Italia, davanti a una platea di tifosi appassionati, tutti "Ct in pectore", il commissario tecnico della nazionale di calcio italiana, traccia gli obiettivi e indica la strategia che porterà l’Italia ad affrontare la Spagna subito dopo l’estate: “Ci giocheremo la qualificazione ai Mondiali, ma io vorrei anche che alla fine ci fosse comunque l’orgoglio di aver fatto quella partita, al di là del risultato”.

Ventura, che a Torino ha vissuto quando allenava il Toro, dice di avere un legame speciale con la città: “Vengo qui con una certa continuità e ho sempre la sensazione di essere a casa. Sono stati 5 anni importanti della mia vita come uomo e come allenatore”.

Il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, lo pungola sui prossimi Mondiali, lui glissa, non fa previsioni: "Se tra sei anni vinceremo il mondiale mi piacerebbe, se non ci sarò, che si ricordasse dove tutto è cominciato. Certo - ironizza - se ci fossi sarebbe meglio”.

Il progetto sulla Nazionale
"Tutto è cominciato" con il suo progetto, considerato rivoluzionario, di avvicinare i giovani calciatori alla nazionale un po’ per volta, attraverso degli stage: “portarli a Coverciano significa farli entrare nello spirito di gruppo. Da un giocatore come Buffon, per esempio, devi imparare come ci si allena per diventare un grande giocatore. E tutto senza avere l’ansia da prestazione”.

Ventura dice di sentirsi come un giardiniere: “le grandi potenzialità che abbiamo di fronte vanno annaffiate regolarmente”.

Qualcuno lo ha voluto far passare come un "rottamatore della Nazionale", ma lui rimanda le accuse al mittente. "È sempre questione di momenti nella vita. Io sono arrivato in una fase particolare, c’era un vuoto tecnico. Ho trovato disponibilità da parte di tutti i presidenti per il mio progetto. Era fondamentale che capissero che gli stage non erano una perdita di tempo”. In pratica, dice sorridendo, “ho fatto il porta a porta per scegliere i giocatori della nazionale e non c’è stato mai nessuno che mi ha fatto pressioni”.

Giocare in Italia è difficile più che all’estero e per allenare la Nazionale ci vuole un grande senso di responsabilità: “le critiche vanno accettate, soprattutto se sono costruttive. A me è successo che alcuni giudizi mi abbiano spinto a fare delle riflessioni. Le critiche nei confronti dei giovani invece mi preoccupano, vanno tutelati, sono un bene prezioso per il calcio italiano che ha bisogno di coesione. È fondamentale essere uniti per tutto quello che l’Italia rappresenta nel mondo”.

I club e i giocatori
Ma come mai in Italia l’interesse della Nazionale non è così preminente rispetto ai club? "È vero... dobbiamo avere più consapevolezza di quello che siamo e di quello che possiamo diventare. Per questo servirebbe un anticipo del Campionato in vista del Mondiale. Sarebbe interesse di tutti”. Questo “può aiutare a vincere nel tempo. L’Italia deve essere testa di serie, non può non esserlo”.

Sui giocatori non si sbilancia. Dice solo di credere in Belotti: “è cresciuto, questa è stata un’annata che lo ha consacrato”, mentre Buffon non si tocca anche se “Donnarumma è un predestinato”.

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