Torino

IBM e la quarta rivoluzione industriale - VIDEO

A Panorama d’Italia, il punto sull'Industria 4.0 e come ottenere ottimi risultati per un’impresa

Ibm

Sergio Luciano

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A riguardarli oggi fanno tenerezza, ma quei filmati in un bianco e nero un po’ sfumato, che l’Istituto Luce realizzava quasi un secolo fa, ci raccontano com’eravamo, e ci fanno capire quanto possa cambiare il mondo attorno a noi e la nostra stessa vita in esso: e per parlare di Industria 4.0 Stefano Rebattoni, generale manager dei global technology services di IBM Italia e Maurizio Venturi, “it architect” dello stesso gruppo, hanno scelto proprio di partire da tanti e tanti anni fa.

Per riconnettere la straordinaria accelerazione tecnologica che va sotto il nome, appunto di “Industria 4.0” (o in inglese Industry 4.0) a tutti i salti in avanti che la tecnologia ci ha già fatto fare da un secolo a questa parte.

Dalla meccanizzazione all’avvento della forza motrice, col vapore; dall’era dell’energia elettrica alla catena di montaggio; dall’avvento dell’informatizzazione al boom della rete. Ed oggi? Oggi siamo nell’era dei dati. Saranno i dati la nuova energia del sistema produttivo ed economico: anzi, non “saranno”, lo sono già.

Ed è con i dati che Industria 4.0 può cambiarci la vita, e lo sta già facendo. “Il mercato è arrivato alla cognitive era”, spiega Rebattoni a un gruppo di imprenditori torinesi, nella prima giornata della prima tappa di “Panorama d’Italia 2017”, una nuova annata di approfondimenti, analisi e divulgazione che IBM ha scelto di condividere con Panorama. E, nel workshop a porte chiuse organizzato a Torino, Rebattoni sottolinea che “avere un grande volume di informatica distribuita e sistemi potenti che estraggono dai dati un senso compiuto, aiuta ogni percorso decisionale in azienda, rendendolo più affidabile e preciso”.

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Rebattoni e Venturi elencano tre grandi premesse per il cambiamento in atto:

  • la digital transformation: abbiamo a disposizione un nuovo capitale di tecnologia straordinario che sta cambiando dal profondo anche settori molto tradizionali, pensiamo ad Uber…; 
  • le potenzialità per il made in Italy con lo smart manufacturing, previsto in grandissima crescita;
  • la forte spinta governativa, che è arrivata col piano Calenda.


Industria 4.0 significa ottenere risultati essenziali per un’impresa: più flessibilità (per poter piccoli lotti ai costi dei grandi); più velocità (per arrivare dal prototipo alla serie subito); più produttività (con pochi fermi macchina e una netta riduzione degli errori); più qualità del prodotto (grazie alle minori imperfezioni e ai minori scarti); e in definitiva più competitività.

Questi benefici sono possibili per ogni tipo di industria: dai biscotti ai cuscinetti a sfera. “E ne stiamo parlando con i nostri clienti”, dice Maurizio Venturi, “per capire insieme cosa voglia dire realizzare Industry 4.0 partendo dagli strumenti precedentemente a disposizione… Abbiamo affiancato istituzioni e associazioni imprenditoriali e stiamo sviluppando numerosi progetti sul territorio per l’implementazione di tutto questo”.

A Venturi anche il compito di chiarire che “passare a Industry 4.0” non significa, per una piccola o media impresa, gravarsi di costi. Il cuore di queste innovazioni, che è software, si può anche fruire via cloud: senza quindi dotarsi di macchinari di calcolo complessi e costosi ma pagando dei “fee” per un servizio. La soluzione di Ibm nel cloud è la piattaforma Bluemix che tra l’altro aggiunge valore ai “desiderata” del cliente integrando altre risorse dati preziose, come quelle sul meteo – fondamentali in numerosissime attività – che derivano da The Weather Channel, recentemente entrata nella “galassia” IBM.

Non sono mancati gli esempi di alcuni clienti che con Industry 4.0 hanno già cambiato il loro business. Con successo. È stata citata la Tetra Pak, che ha sensorizzato le proprie macchine per imbottigliamento in modo da gestire la manutenzione da remoto, aggiungendo al proprio business un nuovo servizio da vendere che conviene molto ai clienti rispetto ai costi della manutenzione tradizionale e determinando il prezzo finale per l’utilizzatore sulle ore di effettivo utilizzo delle macchine! Come conferma poi il classico esempio di Mercedes, che inserendo la sensoristica nelle sue Smart per lanciare Car2go ha trasformato un business di produzione e vendita, quello automobilistico, in un business di servizio, il car-sharing.

“Un altro esempio che mi piace molto”, racconta ancora Venturi, è quello di una nostra azienda cliente che produce valvole per il gas, le ha sensorizzate e poste in condizione di raccogliere i dati, archivia questi dati in un repository e li mette a disposizione dei clienti, che li utilizzano con loro grande vantaggio e pagano un fee per ottenerli”. E concude: “Per me, questa è intelligenza umana, altro che intelligenza artificiale!”. Benvenuti nel nuovo mondo: la quarta rivoluzione industriale è qui.

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