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Un momento del bike tour di Panorama d'Italia a Torino - 5 aprile 2017 – Credits: Twitter @panoramaditalia

Luciano Lombardi

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In una Torino d'aprile resa gelida da una parentesi di aria del nord, un manipolo di persone entusiaste all'idea di passare qualche ora a fare del turismo nella propria città si dà appuntamento in via Roma, davanti alla casa di Panorama d'Italia.

Si divideranno in gruppi, uno dei quali partirà per il walking tour, l'altro salterà in sella per il bike tour organizzato in collaborazione con Eicma. In entrambi casi, avranno a loro disposizione una guida professionista che farà loro da cicerone.

Al seguito ci siamo anche noi e optiamo per la bici, nonostante la temperatura in pericolosa discesa inviterebbe a una più confortevole passeggiata.

Ed è così che ci accodiamo agli altri partecipanti al seguito di Silvana De Michelis, guida turistica di professione e torinese doc.

Grandeur nostrana
La prima tappa è in Piazza Castello, una delle tante, enormi, che punteggiano questa città così intrisa di storia. Siamo proprio di fronte alla facciata di Palazzo Madama, che poi in realtà è una facciata senza palazzo, perche dietro di essa c'è un castello, quello medievale che, appunto, dà il nome al luogo.

Non è l'unica anomalia: alla nostra sinistra, a far da contraltare, c'è un altro edifico a cui manca qualcosa: proprio la facciata. È la Chiesa di San Lorenzo, bellissimo esempio di architettura barocca. 

Prima di inforcare nuovamente la bici per la tappa successiva, la nostra guida si sofferma sul Palazzo Reale e dopo aver descritto la sua storia, quella del suo cortile, il significato delle statue che rappresentano Castore e Polluce ai lati del cancello di ingresso, passa a qualcosa di più esoterico... Inevitabilmente, visto che Torino, come Londra, San Francisco, Praga, è una delle città attraversate dai triangoli della magia nera e della magia bianca.

La Torino dei misteri
A quanto pare, dove ci troviamo ora è uno dei punti di massima concentrazione di magia "buona". Al contrario, sembra che la stella sul capo dell'angelo scolpito sulla piramide di sassi del Monumento ai Caduti del Frejus di Piazza Statuto rappresenti la luce di Lucifero. Tradotto nella lingua dell'esoterismo: magia nera, energia negativa.

Energie neutre, invece, sono quelle che si sprigionano tutt'attorno alla Chiesa Gran Madre di Dio in fondo a via Po. Ma sono comunque di una certa portata, poiché - attraverso il dito puntato di una delle due sculture in marmo antistanti all'entrata - indicano dove è sepolto il Sacro Graal.

La luce del sole mostra i primi cenni di ritirata e da questa prospettiva lo splendido scorcio collinare che si presenta alla vista è molto suggestivo. 

Omaggio alla vittoria
Sulla destra si staglia la Chiesa S. Maria del Monte dei Cappuccini, sulla sinistra spicca la Basilica di Superga, che associavamo alla tragedia del Grande Torino, ma ignoravamo fosse stata costruita per celebrare la vittoria nella battaglia di Torino contro le truppe francesi che assediavano la città: fu proprio sulla collina dove fu costruita, che Vittorio Amedeo II di Savoia studiò le strategie che permisero all'esercito sabaudo di avere la meglio sui nemici d'Oltralpe.

Da via Po pedaliamo per via Giuseppe Verdi e approdiamo a Piazza Vittorio Veneto, che per dimensioni - in città - è seconda soltanto a Piazza di Porta Palazzo, ma è una delle più grandi d'Europa di tipo "porticato".

Torniamo lungo il Grande Fiume, fino al monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi e poi ci infiliamo nel quartiere Borgo Nuovo fino al Giardino dei Ripari con i suoi busti dedicati ai personaggi del Risorgimento.

Ancora un'altra piazza, quella intitolata a Carlo Emanuele II che i torinesi hanno ribattezzato Piazza Carlina ed è tristemente ricordata anche perché in epoca napoleonica ospitava le esecuzioni capitali con la ghigliottina.

Dopo l'arte, la letteratura
Oltrepassiamo poi altri due monumenti-chiave per la città: quello di Camillo Benso Conte di Cavour con la donna ai suoi piedi che rappresenta l'Italia, e quello di Carlo Alberto a cavallo nell'omonima piazza sulla quale affacciano anche le finestre dell'appartamento in cui Friedrich Nietzsche scrisse Ecce Homo, non molto tempo prima di dare i primi segni della sua follia.

Chiudiamo con un ultimo aneddoto, tra l'arte e la geopolitica: i fregi che ricordano i copricapi pellerossa sulla facciata di Palazzo Carignano, ultima tappa della nostra sgambettata culturale, fanno riferimento agli omologhi veri che riportò a casa il reggimento che Vittorio Emanuele II mandò in Canada a sterminare, al fianco dei francesi, gli indiani irochesi.

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