Sergio Luciano

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L’Antico Convento dei Cappuccini di Ragusa racconta una storia straordinaria, fatta di cultura, bellezza, misteri da scoprire, e per una sera – durante la tappa siciliana di Panorama d’Italia che ha concluso l’edizione 2017 del tour – ha accolto tra le sue mura un confronto sull’innovazione di inconsueta attrattiva: venti tra dirigenti d’impresa e imprenditori a confronto con Luca Altieri, direttore  comunicazione, marketing e citizenship di Ibm Italia e con Maurizio Venturi, software architect del colosso digitale americano.

La tecnologia oggi

“Fuori da queste mura stanno accadendo tantissime cose nuove, all’insegna di una tecnologia che è sempre più pervasiva e che sta improntando a sé ogni aspetto della nostra vita, personale e professionale”, dice Altieri. E propone suggestivi esempi: vent’anni fa, al concerto di Vasco Rossi, mille accendini sventolavano al cielo per segnare la notte e festeggiare l’idolo; l’estate scorsa, c’erano mille telefonini, che sostituivano le fiammelle ma, insieme, trasmettevano streaming agli amici sui social o riprendevano foto, o registravano brani. “Oggi il più grande albergatore del mondo non possiede nemmeno una camera d’albergo”, spiega, “ed è Airb&b; il più grande editore del mondo non produce in proprio nessun contenuto, ed è Facebook; la più grande società di trasporti del mondo non possiede nemmeno un’auto, ed è Uber”.


Il futuro dell'innovazione

Effettivamente, sta cambiando tutto. Resta immutato il valore delle vere innovazioni tecnologiche (al di là dei gadget) che Ibm – da 24 anni continuamente leader mondiale per brevettazioni con oltre 8000 nuove “patent” ottenute – rivendica con orgoglio: dietro il codice a barre, la tecnologia dell’allunaggio della Nasa, il laser per curare la miopia o le consolle dei videogiochi c’è un brevetto Ibm.

La cioccolata calda d'estate

La novità della nostra epoca è però l’invasione dei dati nella nostra vita: “I dati si dice siano il nuovo petrolio”, spiega ancora Altieri, “ed effettivamente noi oggi disponiamo di competenze impensate, per ogni sorta di finalità. Possiamo ad esempio lanciare, e lo stiamo sperimentando, formule di marketing territoriale senza precedenti, come offerte promozionali per la cioccolata calda ad agosto in un centro commerciale, incrociando le previsioni della nostra azienda metereologica, The Weather Company, con quelle sul flusso dei visitatori nel mall e con la loro geolocalizzazione, per far arrivare l’offerta sul loro telefonino quando sono all’interno”.

Il sistema Watson

Ma dagli impieghi commerciali si passa con assoluta facilità a quelli più nobili: per la salute di tutti, ad esempio. Con il sistema Ibm di intelligenza aumentata – chiamato Watson in onore del fondatore dell’azienda, in pochi minuti è possibile fare una ricerca nei 28 milioni di pubblicazioni scientifiche censite nel pianeta. E scoprire farmaci incrociando molecole rare, per malattie rare, che fino a ieri nessuna industria avrebbe potuto individuare.

Ma come si fa ad interagire con una simile massa di novità? A fungere da “mediatore culturale” con una platea attentissima ma certo non ferrata ha provveduto Maurizio Venturi, partendo da una meravigliosa frase di Einstein: “I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli umani sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile”.

Internet of things

Poi Venturi proietta una slide con tutti i loghi delle aziende presenti: “Vedete quanto siete diverse, fin da logo, l’una dall’altra? Eppure avete un comun denominatore. Sono i dati con cui potrete gestire al meglio tutto il vostro business. I dati sono la base dell’Internet of things, che è poi la capacità degli oggetti di interagire tra loro scambiandosi dati. Su questa base, ciò che viene chiamato Industria 4.0 è la valorizzazione gestionale dell’Internet delle cose (Iot), in un’accezione molto ampia, che comporta un vero cambio di paradigma”.

Venturi ha ricordato l’esempio classico dell’Iot, quello del frigorifero intelligente che memorizza quali cibi e quando vengono posti al suo interno e informa sulla loro imminente scadenza. “Ma i filoni dell’Iot sono almeno quattro: la gestione ottimale degli asset, con il tracking delle loro attività, la manutenzione predittiva, e la visual recognition, cioè il riconoscimento visivo degli oggetti e delle persone da parte delle macchine, che incrementano la loro capacità di lavoro autonomo”.

Venturi si è soffermato particolarmente sulla manutenzione predittiva che, applicata alle macchine, in tutti i settori dell’industria manifatturiera, permette di ridurre drasticamente i fermi di produzione dando la possibilità di intervenire per la riparazione o la sostituzione dei pezzi usurati o consumati senza mai incorrere in malfunzionamenti e cascami da imperfezioni.

Il settore autobilistico

Tutto questo sta pervadendo ogni settore del business. Per esempio quello dell’automobile, dove colossi come la Daimler o la Ford hanno affiancato al business tradizionale, produrre e vendere auto, quello di allestire reti efficientissime di car-sharing, abbattendone i costi e ottimizzandone l’efficienza proprio attraverso l’uso dei dati che le auto stesse e gli smartphone degli utilizzatori rilevano: “Il cognitive computing, quando il computer impara lavorando, è fantastico perché abbatte i costi e i tempi dell’attività che presidia”, spiega Venturi.

E le applicazioni pratiche di tutto questo sono impensabili. “Con la nuova via della seta, i telai che vanno in Cina impiegano due settimane di nave per arrivarci e un mese per essere scaricati ma applicando l’Iot si riesce a farli iniziare a funzionare ancora nei container”, dice Venturi, con un esempio-limite. La tecnologia digitale, insomma, è un fortissimo “fattore abilitante” del business: è ora che gli imprenditori, anche quelli medi e piccoli, se ne approprino.

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