Luciano Lombardi

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Al Teatro Tenda di Ragusa, gremito di oltre 500 giovani studenti di sei scuole superiori della provincia, tre grandi campioni del recente passato, il calciatore Moreno Torricelli, la tennista Mara Santangelo e la pallavolista Rachele Sangiuliano, si sono trasformati in EducAllenatori. Qui, hanno raccontato la storia della loro vita, personale e sportiva, tra testimonianze e consigli, in una metafora sportiva sull’importanza di saper “allenare” il proprio talento e compiere le scelte professionali più adatte alle proprie attitudini, oltre che alle richieste del mercato.

D’altra parte, il contesto tutt’altro che roseo nel quale si registra uno sconfortante 37 per cento di disoccupazione giovanile e la preoccupante ascesa dei Neet, cioè i giovani che non studiano, non lavoro e non sono in formazione, rendono il tutto di grande e attuale importanza.

Nello sport come nella vita

A fare gli onori di casa Marco Ceresa, amministratore delegato della sede italiana di Randstad, secondo operatore in italia e nel mondo nei servizi per le risorse umane, che ha ideato l’iniziativa in collaborazione con Bosch: “Il nostro obiettivo è aiutare i giovani a diventare consapevoli di quanto sia necessario ragionare a lungo termine per costruirsi un percorso professionale che dia soddisfazione”, dice. Ma perché passare attraverso lo sport? “Perché - continua - nel mondo del lavoro funziona allo stesso stesso modo, devi allenarti (cioè studiare) e fare sacrifici”.

“Allenarsi per il futuro” nasce nel 2014 con un duplice obiettivo: dare vita a un nuovo progetto, inedito, di orientamento professionale e assecondare i programmi ministeriali di Alternanza Scuola Lavoro che portano gli studenti a svolgere tirocinii all’interno delle aziende. “Sono 800 le scuole che finora si sono ‘allenate’ con noi - spiega la project manager di Bosch Francesca Bosco - e puntiamo ad arrivare a 1.800”.

La tennista che non "mollava mai"

L’evento entra nella sua fase clou quando a salire sul palco è Mara Santangelo, la prima tennista italiana ad aver vinto un torneo del Grande Slam in doppio (Roland Garros nel 2007, ndr), che nel proprio palmarès vanta anche 9 vittorie nel singolare. “Per me oggi è un giorno molto speciale - racconta con malcelata commozione - perché sono esattamente 20 anni che mia mamma non c’è più”. Abbracciata a lei, quando aveva 5 anni, le aveva raccontato un sogno diventato poi una promessa: arrivare, un giorno, a giocare sul campo centrale di Wimbledon.

Quel sogno diventa poi la sua grande ragione di vita. “Diventò realtà - rammenta ancora - nel giugno del 2005 contro l’allora numero uno al mondo Serena Williams”.

La cronaca racconta che la tennista italiana si impose nel primo set ma, nel secondo, ancora in testa, una fitta al piede (affetto da una malformazione congenita derivata da un neuroma di Morton, ndr), segnò l’inizio della fine, portandola alla sconfitta.

“Uscita dal campo, a fine partita - prosegue - dissi basta, troppo dolore, non ce la faccio più, mollo tutto”. E invece, ed è questo il cuore dell’insegnamento che oggi ha voluto regalare ai giovani partecipanti: “Mai mollare. Anzi, spesso dalle difficoltà prendono vita le energie che consentono di oltrepassare i propri limiti, uscire dalla propria comfort zone, decidere di cambiare strategia e dare una svolta alla propria vita".

Come in un cartoon

Anche la testimonianza successiva, quella di Rachele Sangiuliano palleggiatrice campionessa del mondo nel 2002, parte da un sogno di bambina: “Volevo fare l’"attacco laser" come la Mila dei cartoni animati. Non ci sono ovviamente riuscita - ride - ma mi sono lo stesso tolta delle gran belle soddisfazioni, sopratutto grazie al mio vero talento, la determinazione, che ho saputo combinare con lo spirito di sacrificio, con l’aver capito quanto fosse importante diventare brava, bravissima nel saper fare bene soprattutto una cosa (andare a muro, nella fattispecie, ndr), a non rimanere schiava degli alibi, ad aver capito quanto fosse fondamentale il lavoro di squadra".

Un esempio da imitare? "Bebe Vio, che ho conosciuto personalmente, e mi colpito molto per la sua grande forza interiore”.

Tutto in una notte

“Cos’è stato per me lo sport?”, conclude Moreno Torricelli, il calciatore che deve la sua popolarità alla Juventus di Trapattoni, con la quale vinse 2 Coppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Uefa e 1 Coppa dei Campioni. “È stato ed è innanzitutto una scuola di vita, una palestra per imparare che dentro e fuori dal campo bisogna imparare il rispetto per le regole, l’importanza della condivisione”.

Di sé, l’ex difensore diventato poi allenatore, dice di essere stato un giocatore “normale”, “che è ben diverso dall’essere un fuoriclasse”, tiene a precisare, e che una buona dose di fortuna miscelata con tanta passione, con la continua voglia di crescere, con la curiosità di imparare e mettersi continuamente in gioco lo ha portato nel giro di una notte dai 200 spettatori di un campo di provincia ai 60 mila di un vero stadio”.

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