Antonio Carnevale

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"Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto". Le 218 pagine del romanzo "La più amata" (Ed.Mondadori) sono il tentativo della Ciabatti di rispondere a questa domanda. Un romanzo che è una sofferta auto-fiction, la speranza di ricostruire l’edificio della propria famiglia e dunque della propria identità.

Materia difficile da trattare. Perché quel "tipo di adulto" deriva da una girandola di dubbi, misteri, paure, inadeguatezze, ansie, debolezze. E domande ossessive. Da che cosa dipende tanta inquietudine? Da un contesto famigliare ricco di conflitti? Oppure da un padre (morto 26 anni fa) chirurgo di fama e massone in segreto, che prima è venerato e poi è guardato sempre con più sospetto?

Quel padre autoritario è vittima di un misterioso sequestro-lampo durante una tranquilla giornata in piscina, perché? La ricchezza della famiglia è sempre più galoppante ma finisce per non lasciare quasi nulla dopo la morte del genitore, come mai? Che cosa c’entra in tutto questo l’ombra di Licio Gelli, che aleggia sul cono della massoneria toscana?

I misteri diventano prima un ritornello, poi un’ossessione. I quesiti minano la vita psicologica di quella bambina (poi ragazza, poi donna) che vorrebbe essere la più amata, ma che non riesce ad amarsi abbastanza. E che ha sempre più bisogno della luce riflessa di un’unicità (mitica) troppo difficile da affermare.

Tutto questo è "La più amata". E di tutto questo l’autrice ha parlato a Olbia, durante la presentazione del suo romanzo nella tappa sarda del tour “Panorama d’Italia”. "Ho cominciato a scrivere questo libro per cercare di ricostruire la figura di mio padre e ho finito per indagare la mia identità".

Chi è Teresa Ciabatti

Chi è oggi Teresa Ciabatti? "Una donna qualunque. Pensavo di essere una bambina speciale, e invece ero soltanto una persona normale. È una scoperta tremenda, perché non puoi dare a nessuno la colpa della tua “ordinarietà”. Penso che sia stata questa la scoperta che ho fatto scrivendo questo libro: la vera crescita di un essere umano è assumersi la responsabilità della propria vera identità. Lo dico con un esempio: nel libro mi pongo come una madre discutibile; io stessa penso di non essere una brava madre. Ma tutto questo dipende soltanto da me, da nessun altro".

Scrittura bella e senza fronzoli, ritmo spesso sincopato, un timbro che sa non perdere tono dall’inizio alla fine. Non è un caso se il romanzo "La più amata" sia stato candidato al Premio Strega 2017. Anzi, nei i mesi precedenti la premiazione, il romanzo era indicato come il vincitore annunciato. "Ero talmente certa di aggiudicarmi lo Strega che pensavo già a che vestito avrei messo la sera della premiazione, mi domandavo con quale acconciatura presentarmi. Immaginavo gli amici, gli abbracci, le interviste. Avevo già pianificato il mio futuro da vincitrice".

La sconfitta allo Strega 2017

Invece è arrivata seconda. Come ha vissuto la sconfitta? "Non posso dire di averla presa bene. Ma non ho sofferto: avevo immaginato quel momento di premiazione talmente tante volte che in qualche modo era come se lo avessi già vissuto davvero"

Nessun sassolino nella scarpa? "A disturbarmi sono state le polemiche, le critiche personali. A un certo punto mi hanno detto che circolava addirittura una petizione, una raccolta di firme per far ritirare il mio libro dalla candidatura allo Strega. E poi lettere di insulti personali".

Come si è spiegata tanta ostilità? "Qualcuno mi ha bollata come viziata, capricciosa. Qualcun altro, invece, ha pensato che il mio libro non potesse vincere perché la donna che emerge dal romanzo non è un modello edificante. È questo che mi fa più tristezza: il fatto che ci sia un establishment letterario ancora legato a un vuoto moralismo. Io penso che il dovere della letteratura oggi sia un altro: penso che ormai non abbia più né forza né sostanza un racconto del male dal quale l’autore prende le distanze. Per essere vero, il male va raccontato da dentro. Questo è ciò che ho cerato di fare con “La più amata”. Assumendomi la responsabilità di essere me stessa: politicamente scorretta, ma vera".

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