Così le imprese cavalcano l'Industria 4.0 - VIDEO

Le esperienze di Yoox Net a Porter, Iperceramica, Technogym guidate dalle tecnologie di IBM che oltre alla tecnologia investe attraverso la sua Fondazione

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Angelo Failla, direttore Fondazione IBM Italia – Credits: Ada Masella

Sergio Luciano

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Aumentare il fatturato del 2% grazie a una campagna di marketing: un vero miraggio, solitamente, per una banca, di questi tempi. Ma il Credito Valtellinese (Creval) c’è riuscito grazie ad una soluzione 4.0 gestita con Ibm che promosso i servizi finanziari del gruppo sfruttando al meglio i dati “condensati” dei clienti, e andando quindi molto al di là delle vecchie coordinate: età, impiego, reddito… A valle della campagna “ripensata” con i nuovi criteri dell’Internet delle cose, la banca ha constatato un aumento del 10% delle conversioni dei contatti e un incremento del fatturato nei servizi coinvolti del 2 per cento.

È uno degli esempi portati da Leonardo Ferri, responsabile software sales di Ibm Italia, nel corso del workshop organizzato a Spoleto dal colosso digitale americano con Panorama, sul tema “Industria 4.0 e Società 5.0”, per un pubblico di imprenditori e manager che hanno scelto di investire una loro serata in un’occasione di confronto e di stimolo sul galoppante progresso delle tecnologie.

Aziende e industria 4.0

E gli esempi sono stati vari altri, perché ormai molti sono gli imprenditori illuminati che hanno deciso di entrare operativamente nell’era del 4.0, che è poi l’era dei dati raccolti attraverso ogni strumento, a cominciare dall’Internet delle cose, e analizzati in cloud con i software analitici più avanzati per avere risposte nuove a domande nuove e a esigenze nuove: ottimizzazione del processo produttivo, per fare meglio a costi più bassi, e dei processi di vendita e di relazione con i clienti.

Aziende come Yoox Net a Porter, fondata a Bologna nel 2000, oggi è ovunque nel mondo e gira su piattaforme completamente integrate con le logiche del 4.0. Ferro ha anche citato il caso di Iperceramica, un’azienda che produce piastrelle e che grazie al 4.0 è riuscita nell’intento di affiancare al tradizionale filone di vendita “b2b”, cioè verso le imprese edili, un secondo filone di vendite al dettaglio, cioè al consumatore finale che acquista magari piccoli quantitativi di prodotto, per piastrellare anche solo 100 metri quadrati, ma oggi può farlo e viene servito tempestivamente senza sovracosti né problemi organizzativi.

E ancora: Technogym, leader mondiale delle macchine per le palestre, sta puntando a sua volta a espandersi verso la clientela domestica e quindi sta infondendo dosi crescenti di intelligenza artificiale 4.0 nei suoi apparati per permettere agli utilizzatori di dialogare a voce, in linguaggio naturale, e ottenere dalla macchina un supporto comparabile a quello che nelle palestre viene prestato dai personal trainer. Infine un progetto tecnologico trasversale al mondo dell’ottimizzazione dei consumi elettrici: un apparato che si chiama "autotrasformatore" e che riducendo le dispersioni di energia in rete ottimizza fortemente i costi, il tutto grazie a una profonda integrazione del know how digitale di Ibm.

La Fondazione e la responsabilità sociale

Ma il workshop aveva anche un secondo protagonista, Angelo Failla, responsabile della Fondazione Ibm, una realtà che per il gruppo rappresenta una leva fondamentale di rapporto col territorio, e infatti Failla in Ibm Italia è anche preposto alle “citizen relationship”, cioè alla responsabilità sociale dell’impresa.

La Fondazione – ha raccontato Failla – venne fondata 25 anni fa e si dedicò inizialmente al sostegno di progetti culturali ma poi, in tutto il mondo, conobbe una forte evoluzione e iniziò ad erogare grant – cioè in pratica servizi aziendali gratuiti – a progetti di vario genere purché avessero un impatto sul sociale e sulla collettività. Oggi l’Ibm Impact Grant Program ha erogato oltre 2000 Grant a livello mondiale aiutando oltre 1200 organizzazioni. In alcuni casi si è trattato di fornire del software, ma spesso anche del lavoro specialistico prestato da team che diventano “mentori” di chi poi, con quei software, svilupperà l’attività che la Fondazione ha deciso di agevolare.

Non poteva mancare però un riferimento al progetto che Ibm conduce, attraverso la Fondazione, per essere vicina alle vittime delle catastrofi naturali, come il sisma del 2016 che ha colpito l’Umbria. “Dall’istituzione del nostro programma Disaster Response, lanciato nel 2007”, ha precisato Failla, “abbiamo gestito interventi importanti in 60 disastri, cercando di non limitarci agli aiuti di emergenza ma di concentrare anche la nostra attenzione sulla cultura della preparazione ai rischi catastrofali e della possibile prevenzione. Nel 2014 abbiamo lavorato con la Protezione Civile italiana per aiutarla a mettere a punto una soluzione che gestisca al meglio i campi di evacuazione che si allestiscono dopo i terremoti. In Italia siamo intervenuti sia nel 2009, all’Aquila, che negli eventi successivi: 2012 in Emilia e poi ancora nel 2015 e nel 2016”.

Fondazione Ibm lavora poi nel settore dell’assistenza sanitaria e ha affiancato Intersos al centro Cara di Crotone, dando vita a una app in grado di tracciare il profilo medico di ogni migrante, e anche Medici Senza Frontiere per scopi analoghi. Interventi importanti anche in Puglia, a San Giovanni Rotondo, dove la Casa Sollievo della Sofferenza è stata dotata del software Vita (Virtual trainer ageing) che aiuta i malati di Alzheimer a mantenersi attivi e vigili sfruttando al massimo i margini che la loro patologia gli lascia. E per l’Umbria del dopo-sisma? "La sfida è agire su una prospettiva di medio-lungo periodo e ci siamo resi conto che il nostro Paese non ha sistemi di monitoraggio per la gestione territori: interverremo in questa direzione, formalizzando quanto prima un accordo di grande portata con un importante partner istituzionale".

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