Chiara Degl'Innocenti

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Il direttore di Panorama Giorgio Mulè ha consegnato 300 libri a tre scuole di Spoleto: l'Istituto Tecnico Professionale, l'Istituto alberghiero G.De Carolis e Liceo Artistico Pontano Sansi – L. Leonardi. Premio e diploma sono per gli studenti delle rispettive scuole che hanno partecipato al concorso "100 libri per 1 scuola" che hanno scritto le lettere giudicate tra le più inteeressanti dalla redazione di Panorama.

Extra concorso, Panorama ha donato anche 100 libri all'Istituto R.Battaglia di Norcia, ditrutto dal terremoto e in via di ricostruzione. Presente alla consegna dei testi Giuseppina Perla, assessore alla Cultura e Servizi Sociali del Comune di Norcia.

Qui di seguito, invece, i componimenti delle giovani vincitrici del concorso.

Vittoria Bernacchia - Classe 2b - PIA

Istituto di Istruzione Superiore Tecnico Professionale Spoleto

Storia di una capinera, Giovanni Verga

Un libro: una parte di noi stessi. In ognuno di noi ci può essere un piccolo spazio che è stato occupato dalle migliaia di frasi di un libro aperto. Lo vedi il mio ospite seduto su quella poltrona di velluto rosso? 

Si chiama “Storia di una capinera”. È un ospite dai meravigliosi vestiti teatrali. Ha un significato forte: l’amore è sopra di tutto. Si può morire per amore. L’amore è vita. Le pensierose e riflessive frasi di questo libro di Giovanni Verga dovrebbero scorrere nella mente e nel cuore di tutti. È un ospite celebre. Il suo finale è meravigliosamente inaspettato. Narra di una donna semplice ma di un amore complicato. 

Leggendolo si ritrova un po’ di noi stessi. A tutti sarà capitato un amore difficile, no? È un ospite che ti apre il cuore, ti fa viaggiare nel tempo, ti fa essere un protagonista che cammina vicino ai personaggi. Consiglio quindi di tenerlo nella biblioteca della scuola e nel cuore per sempre, perché davvero ne vale la pena.

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Carrisi Sofia, Classe 2°A - Enogastronomico

Istituto alberghiero G.De Carolis

Sopravvissuta ad Auschwitz, Liliana Segre

In generale amo molto leggere, uno dei libri che mi ha colpito di più è stato "Sopravvissuta ad Auschwitz" e poiché mi piace molto la storia posso considerarlo il mio preferito.

Lo vorrei lasciare in eredità alla mia scuola perché è una vera e propria testimonianza di quello che avveniva realmente nei campi di concentramento e sterminio. Grazie a questo libro si vengono a sapere cose e particolari a cui i libri di scuola non danno particolarmente importanza e quindi fa capire anche molto bene come funzionava il tutto lì dentro. È una storia raccontata da una signora Liliana Segre che a quell'età, però, aveva soltanto quindici anni e per questo si avvicina molto a noi ragazzi.

A me è piaciuto perché, vista la giovane età, sono riuscita ad entrare nella storia e ad entrare completamente nel libro cercando di capire gli stati d'animo, le paure, ed anche i pochi momenti gioiosi della ragazza.

Si avvicina molto come libro al programma scolastico perciò potrebbe essere veramente d'aiuto agli alunni per studiare la Shoah e la guerra, e allo stesso tempo potrebbe servire anche ai professori per approfondimenti e riflessioni su questo tema molto interessante ma crudele allo stesso tempo.

Per tutte le ragioni elencate qui sopra credo che lasciarlo in eredità alla mia scuola sarebbe una cosa giusta anche per conoscere aspetti terribili della storia non molto lontana da noi affinchè tali tragedie non si ripetano più...perché il pericolo è sempre dietro l'angolo!

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Alice Cardarello, classe 2 A

Liceo Artistico Spoleto – Istituto d’Istruzione superiore Pontano Sansi – L. Leonardi

Mio Nonno Nera un ciliegio, Angela Nanetti

Ho letto così tanti libri, così tanti generi diversi. Credo sia ingiusto avere un libro preferito, perché non ho letto neanche un libro che non mi abbia fatta vivere nelle pagine dei racconti, credermi il protagonista. Chiudere gli occhi, addormentarmi e sognare di vivere la storia.

Universi uno dentro l’altro racchiusi nel mio piccolo incostante e incasinato universo. Se pur lo consideri ingiusto e magari anche perché no, un po’ egoista da parte mia, però, ahimè devo ammettere che un preferito purtroppo lo ho.

Il fortunato è primo che ho letto, “colui” che mi ha iniziata allo scioccante, devastante, meraviglioso e inaspettato mondo delle storie scritte su carta. Un libro che ho letto una sola volta. Letto una sola volta perché mi spaventa rileggerlo.

Ho provato a rileggerlo molte, moltissime volte, ma ogni volta che sfoglio la vecchia e rovinata carta di quel libricino, è come se mi bloccassi, come se rileggendo quel libro, visto in origine con gli occhi di una bambina sconosciuta a quel mondo, potessi cambiare l’ opinione, come se finito di leggerlo, terminando l’ultima riga dell’ultima pagina, chiudendo per una seconda volta il libro la mia passione, la mia voglia, il mio amore finissero di botto. Come se tutto rimanesse intrappolato tra quelle righe.

É un pensiero sciocco, ma è stato il mio primo libro, ed essendo tale era visto con occhi diversi, e ora che sono (anche se solamente poco) più esperta, potrei giudicarlo infantile… o peggio, noioso…

Ma è il mio libro preferito, ed è grazie a lui che amo leggere, è grazie a lui che il mio odore preferito rimarrà sempre l’odore della carta; vecchia, fresca di stampa, colorata… è per lui che quando sono triste mi rifugio nei libri, e la tristezza passa, pagina dopo pagina, riga dopo riga, parola dopo parola, fino a svanire, perdersi nella mia mente, diventare un ricordo lontano.

Forse non riesco a rileggerlo semplicemente perché ho paura. Ho paura che quel libro mi abbia regalato tutte quelle emozioni e rileggendolo una seconda volta, se ne possa riappropriare come se gliele avessi rubate.

Quel libro mi ha fatto il dono più grande e significativo che il mondo mi potesse concedere, e non ho la minima intenzione di renderglielo…

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