Sergio Luciano

-

“Cinque o sei anni fa, oltre il 50 per cento dei consumatori americani credevano che i tartufi fossero un dolce al cioccolato e non sapevano che sono anche e soprattutto un’altra cosa; adesso lo sanno!”: Vittorio Giordano, vicepresidente della Urbani Truffles, branch internazionale della storica multinazionale tascabile umbra del tartufo, diverte l’uditorio del workshop organizzato durante la tappa newyorkese di Panorama d'Italia (This is Italy parts Unknown) in cui alla Downtown Association – affascinante club house newyorkese a due passi da Wall Street – si discute su come il food italiano può rafforzare la sua presenza internazionale e crescere ancora all’estero, a cominciare proprio dagli Usa.

“Il mercato sta evolvendo e acquisendo competenze”, continua Giordano, “Ma i consumatori vanno anche un po’ educati, per esempio a capire che i prodotti vegetali hanno una loro stagionalità che va rispettata se li si vuol gustare al loro meglio”.

Il successo internazionale di Urbani dimostra che un’azienda specializzata in una materia prima di eccellenza, il tartufo – di cui oggi controlla il 70% del mercato mondiale – può affermarsi ovunque, e con prodotti molto particolari; ma la strada per riuscirci è stata lunga ed è sempre resa complessa dalla peculiarità del prodotto, che non può essere coltivato ma va soltanto raccolto ed è quindi soggetto agli imprevisti del clima e della mutevole portata della produzione naturale. “Quando comunque un marchio viene associato alla qualità”, conclude Giordano, “i consumatori lo cercano, ed è il caso del nostro marchio, col nome della famiglia Urbani”.

Un’altra storia umbra, un’altra storia di successo italiano nel mondo è quella della produzione enologica di Arnaldo Caprai: “Nessun altro prodotto enogastronomico italiano è mai cresciuto così tanto nel mondo come il vino negli ultimi trent’anni”, esordisce Marco Caprai, che guida l’azienda, “e i produttori enologici italiani hanno straordinariamente sviluppato la loro presenza sui mercati mondiali in quantità e qualità. E gli Stati Uniti sono il primo mercato. Se si può crescere ancora? Certo, l’esigenza è però quella di mettere a sistema i produttori con la distribuzione, e naturalmente con il marketing: è questa la sfida. Abbiamo 400 diversi vitigni, dobbiamo riuscire a spiegarne le differenze ai consumatori. Ma l’opportunità c’è ed è grande, la gente vuole comprare ovunque e comunque cibo e vino italiano, non solo qui negli Usa ma anche in Cina, ad esempio. E poi ci sono altri fattori di discontinuità e innovazione da cogliere, basti pensare al digitale, una vera rivoluzione, con l’agricoltura di precisione, con le smart-farm. Tante nuove opportunità, sarà impegnativo ma doveroso perseguirle”.

Migliore introduzione non poteva avere nel workshop Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria: “Le storie di Carrai e di Urbani mi agevolano nel compito di esprimere la policy della mia regione su questo fronte. Siamo considerati ‘il cuore verde dell’Italia’ perché lo è il nostro paesaggio e perché la tradizione agricola umbra è importantissima. Il 70% del territorio è agricolo, e i tre obiettivi con cui quest’attività si sta eviolvendo in Umbria sono la tendenza verso le produzioni biologiche, la sostenibilità delle colture con la massima riduzione del ricorso alla chimica, la ricerca e l’innovazione nei prodotti. Abbiamo infatti da coniugare tradizione e innovazione. Cinquant’anni fa il vino era soprattutto un alimento povero, un presidio contro la malnutrizione, oggi è un’esperienza. Una delle grandi sfide del nostro Paese è la possibilità di sostenere molto di più la diffusione dei suoi prodotti. Per esempio in Umbria abbiamo molti produttori piccoli ma eccellenti che vanno aiutati ad arrivare, magari insieme, sul grande mercato internazionale riqualificando a tal fine la catena distributiva e raccontando i prodotti attraverso la descrizione del loro contenuto, anzi della loro anima, che è ricca e distintiva: e in questa direzione un grande supporto ci può giungere dal digitale”.

Un assist, questo del ”fare sistema” a vantaggio dei piccoli produttori e della diffusione della loro produzione nel mondo, tutto a vantaggio di Gustoso, un’esperienza straordinaria in atto negli Stati Uniti per iniziativa di una “rete d’imprese” che riunisce attualmente undici aziende siciliane medio-piccole ed eccellenti, rappresentata al tavolo del workshop da Frank Cascio e Paolo Internicola.

Dopo il successo ottenuto nel corso della presentazione di Gustoso Sicilian Food Excellence (questo il brand completo) a Palermo, la Rete d’Imprese è sbarcata mediaticamente a New York proprio nell’ambito di “This Is Italy”, ma lavorerà anche in Canada e Sud America attraverso diversi canali di vendita.

Possono essere contraddistinti dal marchio Gustoso Sicilian Food Excellence solo i prodotti delle aziende che fanno parte della rete Gustoso, offrendo al consumatore una facile riconoscibilità degli stessi prodotti, quanto a qualità, sicurezza e trasparenza.

Di grande interesse, infine, i contributi di due business-women americane: Kay Young, “director of operation” presso il colosso della grande distribuzione Walmart, e di Heather Schiederer di Kreative Group, un’azienda di consulenza di marketing. Per Kay Young sul mercato c’è spazio per “nuovi prodotti che guidino i consumatori verso una nuova ed eccitante esperienza del mangiare”, mentre da Heather Schiederer è arrivata la conferma di una visione incoraggiante sulle opportunità di marketing che si possono cogliere nel mercato Usa avendo a disposizione brand e prodotti agroalimentari di qualità.

© Riproduzione Riservata

Commenti