Chiara Raiola

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"Qualunque percorso formativo deve rimettere l’uomo al centro di tutto e l’economia e la finanza devono tornare ad essere un mezzo e non un fine". È il messaggio che Oscar di Montigny, di Mediolanum Academy, affida al pubblico di Panorama d'Italia concludendo il dibattito dedicato a “Sviluppo e lavoro: tra industria 4.0 e start up, il ruolo delle università”. “In questi anni - racconta di Montigny - ho incontrato molti giovani in tutto il mondo. E nei miei incontri parto sempre da un principio: la crisi che stiamo vivendo non è economica. Ma è una crisi di valori. Ed è per questo che ritengo indispensabile far capire che non si deve realizzare la migliore azienda del mondo, ma la migliore azienda per il mondo”.

Identità, valori e motivazioni, dunque, ma anche progettualità per affrontare la rivoluzione tecnologica del futuro. E cardine delle nuove sfide con le quali si deve confrontare il mondo imprenditoriale è la formazione.

La strategia di Ibm Italia

Non è un caso che un grande gruppo come Ibm Italia ponga grande attenzione ai giovani e alla loro educazione 4.0: “crediamo molto nello sviluppo delle competenze - sottolinea Erminia Nicoletti, responsabile relazioni con le università di Ibm Italia - Abbiamo messo in atto una serie di programmi con diversi atenei a questo scopo. In particolare con “Nerd non è roba per donne?” aiutiamo le ragazze che stanno compiendo le scuole superiori ad avvicinarsi alle facoltà scientifiche. Abbiamo iniziato con La Sapienza di Roma e ora abbiamo inserito 5 università”.

La rivoluzione 4.0

E se per Mauro Ferraresi, ricercatore universitario presso Iulm, “con la rivoluzione 4.0 è cambiato il nostro modo di pensare e l’università si deve attrezzare, modificando anche l’approccio all’insegnamento”, secondo Marco Gay, vicepresidente Digital Magics incubatore di start up, “proprio per questo la formazione non può limitarsi all’universo degli studenti, ma deve essere continua anche per chi lavora da tempo. Non si può restare indietro. Il cambiamento imposto dall’industria 4.0 è velocissimo. Bisogna sapersi adeguare”.

L’impegno della regione Lombardia

Scopo delle istituzioni è affiancare tutta la filiera, dalle università alla produzione. Almeno è quello che fa la Lombardia. Spiega Danilo Maiocchi, direttore assessorato attività produttive della Regione: “Noi vogliamo essere un punto di raccordo. Negli ultimi 12 mesi abbiamo investito 65 milioni di euro sullo sviluppo della formazione e sul sostegno alle nuove imprese. Intendiamo proseguire su questa linea di scambio tra università e mondo imprenditoriale aggiungendo altre risorse e borse di studio”.

Indispensabile la riforma delle università

Ma non c’è dubbio, secondo Danilo Iervolino, presidente dell’Università telematica Pegaso che il mondo universitario si deve evolvere seguendo la rivoluzione tecnologica. E in Italia siamo indietro: “c’è un modo vetusto di valutare gli studenti, siamo a una dottrina e a un quadro normativo che si rifà ai regi decreti”. Il problema di fondo, rilancia Iervolino, è che “le università italiane devono cambiare pelle. Mutuiamo in ritardo i sistemi di altri paesi come la Germania e li lanciamo come se il paese fosse pronto. Dobbiamo invece investire di più perchè siamo ultimi in Europa per numero di iscritti e di laureati. Un gap inaccettabile. È necessario riformare le università prima di cambiare il mondo”.

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