Lucia Scajola

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Una passeggiata con più di un brivido, un accorciamento delle distanze tra noi e tutto quello che sta oltre la Terra, una lezione che ha connesso il passato con il futuro, attraverso un presente vivo, dove l'uomo e la tecnologia si completano con l'obiettivo di vivere lo spazio e non solo osservarlo come è stato finora. Prossimo obiettivo: la Luna.

A Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia, nell'ambito dei Grandi eventi di Focus organizzati da Panorama d'Italia, gli ospiti hanno davvero viaggiato con la mente (e con il cuore) attraverso i pianeti, “pilotati” dal direttore di Focus Jacopo Loredan, che ha orchestrato il dialogo di esperti “spaziali” come Ian Carnelli (responsabile Missione AIM, Asteroid Impact Mission, dell'Agenzia spaziale europea), Tommaso Ghidini (Capo della Divisione di Strutture Meccanismi e Materiali), Petros Protopapas (ex pilota e direttore del museo Omega di Berna) e Gianluca Ranzini (giornalista di Focus). Guest star: l'astronauta Luca Parmitano, collegato via skype.

Marte o Luna?

Se fino a pochi mesi fa gli astronauti ambivano alla “conquista” della vicina ma ostile Marte, ora è la Luna a essere tornata in auge. Le ragioni sono le stesse di quando il Presidente John Fitzgerald Kennedy, nel 1962, decise di partire col Programma Apollo. “È sempre una questione di prestigio, di politica internazionale” sintetizza il direttore di Focus. “Gli Stati Uniti hanno capito che Cina e Russia stanno guardando in quella direzione e non dormono felici sapendo di poter avere sulla testa stazioni in mano ad altre potenze mondiali”.

E se 45 anni fa la missione Apollo (che costò la vita a 6 persone) si concluse con un atterraggio veloce e un ritorno sulla Terra, questa volta "l'obiettivo è fermarsi” spiega Tommaso Ghidini, responsabile sezione di Tecnologia dei materiali dell'Agenzia spaziale europea. “Allora si aveva a disposizione un computer equivalente a un Commodor 64, con le tecnologie di oggi possiamo fare ben di più”.

L'idea dell'Agenzia spaziale europea è arrivare ad avere una stazione fissa: “un moon village” per esplorare e studiare la luna dove le condizioni di vita sono rese possibili grazie alla presenza di metalli e acqua.

Il piano pensato dall'Agenzia prevede di usare il Sole come fonte di energia per attivare stampati in 3D con cui costruire la base lunare. Si stamperanno sul posto utensili e equipaggiamenti in metallo e plastica ottenuti dal lander che una volta arrivato potra diventare spazzatura lunare da riciclare per altre costruzioni.

Le difficoltà di arrivare su Marte

"La Luna è così vicina che ci consentirà di muoverci avanti e indietro, con più supporto dalla Terra, mentre arrivare su Marte significa mettere in piedi una missione autonoma che comporta 500 giorni di volo solo per raggiungere il pianeta. Non si può fare avanti e indietro. Come minimo, comporta due anni di permanenza nello spazio, in un ambiente claustrofobico, senza possibilità di fermarsi mai”.

Il rappresentate dell'Esa chiarisce che il programma è reale e che potrebbe realizzarsi nel 2022, con uomini a bordo. Si emoziona mentre parla e ringrazia la platea: “Tutto questo l'Agenzia europea lo fa grazie alle vostre tasse. Sono felice di essere qui a spiegare a cosa servono quei contributi”.

I vicini di casa

Ma prima di volare sulla Luna o su Marte Ranzini, esperto di Focus, ha preso per mano la platea in una gita attraverso i pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Cerere, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone, Eris snocciolati e raccontati quasi fossero le regioni d'Italia.

Per esempio Venere, il pianeta più simile alla Terra oltre che il più vicino, ma con un'atmosfera spessa con effetto serra intenso, dove non ci sono né stagioni, né giorno e notte e la temperatura media è di 450 gradi. Difficile e insensato pensare di andare là. Tutto sommato meglio Mercurio, dove ci sono in media 170 gradi e per la cui destinazione Baby Colombo, la sonda con partecipazione italiana, partirà l'anno prossimo.

Difficile anche pensare a Giove: non ci si può nemmeno atterrare. Non ha superfici solide perché è perlopiù gassoso. La pressione è tale che distrugge le sonde che vi arrivano.

E infine Marte, appunto, da sempre il pianeta favorito perché vicino. Sullo schermo alle spalle dei relatori compaiono alcune immagini scattate sul pianeta. È stupore tra il pubblico. Somiglia davvero alla Terra. Sembra un “nostro” deserto. Da colonizzare. “Ma non è facile: gli Usa avevano promesso di arrivarci nel 2030, ora ci sono dei dubbi, nonostante gli sforzi colossali”, spiega Loredan.

Parmitano, orgoglio italiano

A emozionare e inorgoglire il pubblico contribuisce l'astronauta italiano Luca Parmitano che compare in collegamento via skype e che si dice pronto a tornare nello spazio nel primo semestre del 2019, sempre a bordo della capsula russa Soyuz.

Primo italiano ad aver camminato nella Stazione Spaziale, racconta la sua esperienza e come tutti gli altri interlocutori ritiene rilevante proseguire sia in direzione di Marte che della Luna. “Perché limitare le nostre possibilità? La Luna è vicina, è ricca di acqua e potrebbe essere una base di partenza a metà strada per Marte”. Per quanto riguarda la voglia dell'uomo di andare su Marte, dice: “Non c'è bisogno di giustificare questo desiderio. È il pianeta più vicino a noi, può raccontarci qualcosa di noi, ne conosciamo già le geologia ed è probabile che ci sia stata vita. È una sequenza logica e intelligente”.

Come in un film

La conclusione dell'avveniristica serata è affidata alla proiezione di Starmen, cortometraggio promosso da Omega che ritrae George Clooney chiacchierare al cinema di fianco a Buzz Aldrin, il secondo uomo a calpestare il suolo lunare. Sul loro schermo, le immagini dello sbarco, i notiziari di quegli anni, alternati a scambi intensi tra i due protagonisti. Porta avanti e indietro nel tempo emozionando lo spettatore di fronte al progresso dell'uomo. Al polso degli astronauti, nel 1969, un orologio Omega passato necessariamente alla storia.

“Ci vuole un orologio soprattutto come strumento di backup” spiega Petros Protopapas, direttore del Museo Omega di Berna, presente sul palco. “Ci sono le tecnologie, ma se quelle si rompono serve qualcosa che non sia elettronico e sia leggibile. Salva la vita”.

Di vita, di tempra, di umanità si parla. Non solo di tecnologia. “C'è sempre l'uomo al centro” ricorda Loredan. “Per tutta la loro storia, gli uomini hanno colonizzato il nostro pianeta e ora pensano di andare nello spazio, fuori dal sistema solare, addirittura per restarci. Forse in un paio di decenni avremo le prime immagini del primo passo su Marte. Ma ricordiamoci sempre di tenere bene la Terra, il più bello tra i pianeti esistenti”.

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