Antonio Carnevale

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È una miniera d’oro, il museo Diocesano di Milano. La raccolta permanente conta ormai quasi mille opere (comprese tra il II e il XXI secolo). E un’eccellenza è per esempio l’intera collezione di fondi oro con autori elegantissimi come Bernardo Daddi, Nardo di Cione, Agnolo Gaddi, Gherardo Starnina.

A questi nomi, forse noti più agli esperti che non al grande pubblico, si aggiunge ora nel museo quello di un pittore conosciuto anche dai non addetti ai lavori: Pietro Vannucci, cioè il Perugino (Città della Pieve, Perugia 1448/50 – Fontignano, Perugia, 1523). Un suo capolavoro, l’Adorazione dei pastori, sarà esposto dal 20 ottobre al 28 gennaio. E in attesa della mostra, Panorama d’Italia, nella sua tappa milanese, ha offerto ai suoi ospiti una visita guidata in anteprima esclusiva.


La provenienza dell'opera

Eccolo, allora, il dipinto, imponente e indiscusso capolavoro della maturità dell’artista. Oltre 2 metri e 60 centimetri d’altezza per quasi un metro e mezzo di larghezza. Proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, faceva parte di un polittico ormai smembrato tra importanti musei del mondo.

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La genesi della pala

Complessa la genesi. Il Perugino impiegò più di 20 anni per realizzarlo. E alla morte del pittore mancavano ancora alcune rifiniture. Si trattava infatti di una grandiosa e impegnativa pala d’altare, a più scomparti e su più registri, che nel complesso doveva essere alta più di otto metri e che era formata da oltre trenta tavole.

A metà Seicento, però, cominciarono i guai. L’opera fu ritenuta poco consona alle nuove disposizioni liturgiche della controriforma. E fu smontata dall’altare della chiesa per la quale era stata commissionata (Sant’Agostino a Perugia). Da quel momento cominciò la dispersione delle tavole. Molte di esse si trovano ora in Francia, a causa delle requisizioni fatte dalle truppe napoleoniche, altre sono negli Stati Uniti, altre ancora in Italia.

Il tour guidato

La visita per Panorama d’Italia ripercorre dunque una rocambolesca vicenda: quella di un capolavoro che nel corso della storia si è cercato di ricomporre nelle sue meravigliose componenti. E mostra un progetto di allestimento (curato dall’architetto Alessandro Colombo dello Studio Cerri & Associati) che ha l’obiettivo di suggerire lo spazio architettonico a cui era destinata l’opera e di rievocare proprio il grandioso polittico di cui era parte.

L’iniziativa è curata da Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano e da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria. E per i visitatori è un’occasione straordinaria per riscoprire la pittura del Perugino con un’opera che segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere, uno stile, cioè, che a partire da Raffaello, il più importante allievo di Pietro Vannucci, segnerà la nascita della cosiddetta "maniera moderna": una nuova, lunga e affascinante, stagione dell’arte universale.

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