Luciano Lombardi

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Una città aperta al mondo, che ha nei suoi geni la spinta a far sì che le cose possano succedere, un giacimento culturale, un grande motore di crescita.

Sono tante le etichette che, in questi giorni, Panorama d’Italia sta appiccicando sul cartello segnaletico di Milano, la città che sta ospitando la tappa del suo tour. E tutte quante convergono nella stessa direzione: la ripartenza post-crisi del capoluogo lombardo è stata eccezionale e ha saputo trasformarla in una fucina di eccellenze, ancor più di quanto la si sia potuta definire tale fino a oggi.

I meriti di Expo

“La vera svolta - argomenta il direttore Panorama Giorgio Mulè al centro del tavolo che ospiterà alcune testimonianze autorevoli di questo stato di grazia - si è avuta nel 2015, quando si è concretizzato il successo di Expò, un evento che ha saputo promuovere la città e l’intera Regione in tutto il mondo”.

E ora, quella stessa area che lo ha ospitato “rischia” di fare, letteralmente, da terreno fertile per una qualche nuova pietra miliare nella storia della città. “Di certo - illustra l’ad di Arexpo Giuseppe Bonomi, la società proprietaria del territorio in questione - arriverà lo Human Technopole, il super centro di ricerca che porterà il nostro Paese nell’élite mondiale della scienza”.

La copertura finanziaria già c’è. Mentre sulla restante porzione dell’area (si parla complessivamente di un milione e 50 mila metri quadrati) arriveranno altre attività destinate a produrre valore. Una visione, insomma, c’è ed è un passaggio importante. Anzi, è il passaggio imprescindibile.

Capitale umano

Una metamorfosi simile, anche se dalle dimensioni più contenute, è quella che riguarda la zona della città in cui ha sede il palazzo che ospita il workshop di Panorama d’Italia, di proprietà di Maire Tecnimont, multinazionale tutta italiana che ha basato la propria crescita sulla ricerca, a partire dal 1963 quando Giulio Natta vinse il Premio Nobel per l’invenzione del polipropilene. “Oggi - racconta il suo ad Pierroberto Folgiero cifre alla mano - realizziamo grandi impianti energetici in 50 Paesi del mondo, avvalendoci della nostra principale risorsa, il capitale umano (8.000 dipendenti, di cui un quarto assunto soltanto negli ultimi 18 mesi, ndr), investiamo in start-up e siamo depositari di oltre 1.000 brevetti”. “Un numero che perfino intere Regioni fanno fatica a raggiungere”, sottolinea Mulè.

Un altro esempio di trasformazione che sta caratterizzando la Milano dei nostri giorni più di qualunque città d’Italia è quella di carattere tecnologico: “E’ qui che si concentra il più alto numero di nuove imprese ad alto tasso di innovazione - spiega il docente del Politecnico in aspettativa nonché startupper Andrea Rangone” è qui che gli incubatori hi-tech trovano la miglior materia prima da far fruttare, ed è qui che nascono e proliferano le aziende che hanno come core business il traghettare altre aziende al digitale”.

Una di queste è Bip, “la millennial delle società di consulenza italiane - tiene a precisare il suo ad Fabio Troiani -. Nel comparto siamo, infatti, la più giovane (è partita 15 anni fa e oggi conta 1.600 dipendenti che potrebbero essere anche di più se non ci fosse carenza di figure professionali altamente specializzate, ndr) e attualmente siamo presenti in circa 10 Paesi del mondo”.

Un’eccellenza del settore che si dà come obiettivo primo il ridurre l’ansia delle aziende nei confronti di un mercato che cambia di continuo e minaccia di estrometterle se non mettono in atto le necessarie azioni tese a mantenere sempre alta la competitività.

Risparmio, quindi innovo

Anche se, da un'analisi distratta, non si direbbe, la tecnologia può dire molto anche all’interno di un business che viene catalogato tra quelli “più tradizionali”, lo shipping, il business di quella che è la più grande azienda del Sud Italia, la Grimaldi, colosso da 3 miliardi di euro all’anno, in possesso di una flotta di 130 navi (alcune di esse sono tra le più grandi al mondo), specializzata nel trasporto di autoveicoli.

“Ormai da tempo, per essere competitivi sul mercato non puntiamo più soltanto sull’hardware (le navi e tutto il corredo di infrastrutture che riguarda loro) - dice Paul Kyprianou, External Relations Manager - ma sempre di più anche sull’innovazione, per esempio nelle tecnologie green che consentono di abbattere i consumi di carburante dei nostri mezzi, la voce di bilancio che più incide nel capitolo costi (ben 800 milioni di euro l’anno, ndr), e quindi le emissioni.

Nella stessa direzione va l’intento di Enel, anche se, nella fattispecie, la riduzione dei consumi riguarda le famiglie. A spiegare di che si tratta è Christian D’Adamo (responsabile progetto Contatore elettronico E-distribuzione di Enel), che illustra come il contatore dell’energia di casa “da mero strumento di misura analogico, nel 2001 è diventato digitale e, dopo 15 anni, è stato oggetto di un’ulteriore evoluzione, con l’ingresso in scelna dell’Open Meter che effettua la misurazione 96 volte al giorno permettendo quindi all’utente di avere un controllo molto preciso in tempo reale dei consumi e acquisire maggiore consapevolezza sui modi per ridurli”. 

Un giacimento turistico e culturale

Turismo, cultura e ambiente, altri voci essenziali per dipingere il quadro attuale di questa “Milano dei miracoli”.

“Un dato su tutti - rivela l’Assessore alle Attività Produttive della Regione Lombardia Mauro Parolini - è il +14 per cento che abbiamo registrato nelle visite alla città nel mese di agosto, punta di un iceberg di effetti scaturiti dal nostro impegno per la città, per le città e la loro arte, ma anche per i nostri laghi e le nostre terme, per la mobilità cittadina a pedali e per le nostre montagne. Ma non solo, assecondare il cambiamento e la crescita è compito della Regione anche nel settore dell’edilizia, per la quale abbiamo avviato un programma di finanziamenti a fondo perduto o a tasso agevolato; nelle attività produttive (30 milioni gli investimenti messi a disposizione per quelle che si concentrano nel campo della moda e della creatività) e nel sostegno alle start-up attraverso nuovi bandi”

Da imprenditore illuminato quale ha dimostrato di essere nel corso dei suoi interventi che si sono susseguiti nelle varie tappe di Panorama d’Italia, il presidente del Cobat (il Consorzio Nazionale per la Raccolta e il Riciclo) Giancarlo Morandi è partito da molto lontano, cioè da quando nel Medioevo il lumbard non era soltanto un dialetto ma anche un indice della rilevanza del suo territorio a livello finanziario in Europa - per questo ancora si definisce tale uno dei tassi di riferimento del mercato finanziario tedesco; e ha ricordato alcuni primati dimenticati, come lo stesso Dna innovatore che ha fatto nascere tra i suoi confini tante realtà di eccellenza nazionale, europea e mondiale, abbia portato, per esempio, alla costruzione della prima centrale elettrica dell’Europa Continentale, in via Santa Radegonda.

“Ora però, bisogna guardare al futuro e ai problemi dei prossimi anni - conclude Morandi - senza trascurare ciò che ci circonda. Per questa ragione, da tempo, nel nostro piccolo, ci battiamo perché da un’economia lineare si passi a una modalità di tipo circolare, con l’obiettivo di far sì che i prodotti non vengano più abbandonati nell’ambiente ma che, al contrario, le materie prime che li compongono possano essere raccolte e recuperate dando, a loro volta, vita a nuova materia da reimmettere nel ciclo produttivo”.

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