Metti una sera a cena col Perugino

L'evento nel chiostro del Museo Diocesano organizzato durante Panorama d'Italia a Milano con Ibm

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L'Adorazione dei Pastori del Perugino, dalla Galleria nazionale dell'Umbria al Museo diocesano Carlo Maria Martini di Milano - 20 ottobre 2017 – Credits: Andrea Del Bo

Sergio Luciano

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Metti una sera a cena col Perugino, nome d’arte di Pietro Vannucci. Ambienta la cena al ridotto del chiostro mistico del Museo Diocesano di Milano. Regala a un gruppo di ascoltatori come ipnotizzati dalla bellezza dell’opera e del contesto un’ora di bellezza. È quel che è accaduto a Milano, nel corso di una serata speciale, organizzata da Panorama d’Italia e Ibm sul tema “Tecnologia e arte” ma, in realtà, attorno a un capolavoro assoluto, “L’adorazione dei pastori” del Perugino, appunto, che è stata concessa dalla Galleria Nazionale dell’Umbria ed è giunta a Milano con un trasporto eccezionale.

 

“Il museo diocesano inaugura l’esposizione di questo capolavoro, in arrivo dall’Umbria, e coglie l’occasione per parlare di intelligenze dall’arte alla tecnologia, due temi apparentemente in antitesi, in realtà con molti punti di congiunzione”, dice in apertura Giorgio Mulè, direttore di Panorama. Luca Altieri, piacevole anfitrione per la bandiera Ibm, si limita a sottolineare quanto, in ogni tempo, la tecnologia abbia abilitato l’arte ad esprimersi al meglio, e cede ben presto la parola al relatore della serata, Francesco Bonami, critico d'arte e curatore italiano naturalizzato statunitense che si appresta, sull’invito, a spiegare come ha funzionato questo connubio tra tecnologia e arte nel corso dei secoli, dalla pittura di Leonardo ai selfie che oggi tutti ci facciamo.

“Senza tecnologia”, dice, non potrebbe essere l’arte contemporanea. È essenziale per noi tutto quel che la tecnologia ci ha dato, quel che la tecnologi ancora ci dà e ha sempre dato all’arte: la possibilità di parlare ad un ampio numero di persone grazie a tecniche sempre migliori e sempe più stabili nel tempo”.

Inizia la visita guidata con la premessa, presentata col garbo di sempre di Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano, che “il gioco espositivo fatto qui nel preparare il percorso di fruizione di questo capolavoro ha voluto sfidare i visitatori sulle prospettive che connotano l’opera, per metterne alla prova la capacità di osservazione”.

Col patrocinio della Pontificio Consiglio della Cultura, della Regione Lombardia e del Comune di Milano, “L’adorazione” sarà visitabile fino al 28 gennaio 2018. L’opera, che è una tavola di grandi dimensioni (ben 263 x 147 centimetri!), proviene dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ed è considerata il capolavoro indiscusso della maturità del Perugino. Fa parte di un polittico che l’artista, nato a Città della Pieve nella metà del XV secolo, realizzò per la chiesa di Sant’Agostino a Perugia su commissione, naturalmente, dei frati agostiniani nel 1502. Il progetto di allestimento, curato da Alessandro Colombo dello Studio Cerri & Associati, cerca appunto proprio di suggerire ai visitatori lo spazio architettonico a cui era destinata l’opera e di rievocare il grandioso polittico di cui era parte.

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