Luciano Lombardi

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Dopo il debutto nella tappa d'esordio di questa edizione di Panorama d'Italia tornano i grandi eventi di Focus Storia.

Siamo a Milano e dunque si parla di come sia possibile leggere e immaginare il suo presente e il suo futuro imprenditoriale a partire dall'analisi della sua storia economica, ovvero "Dai telai all'industria 4.0", come recita il titolo della tavola rotonda.

Un esempio emblematico è dato dal modo in cui la storia della città si è intrecciata con quella di una "start-up" di fine Ottocento, "nata da un'intuizione, che a sua volta ha preso le mosse da un viaggio all'estero - racconta Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda e direttore della Fondazione Pirelli - abbandonare l'idea di operare nel tessile e dedicarsi invece alla lavorazione della gomma".

Un cocktail unico

La storia della città meneghina è ricca di casi analoghi a quello dello storico marchio, quello che non è ancora del tutto chiaro è il perché. La tesi del senatore Giulio Tremonti sta tutta in una metafora molto suggestiva: "Come in un brodo primordiale, Milano ha potuto giovare di una straordinaria concentrazione di fattori, di tipo ambientale e climatico, dati dalla sua posizione geografica, ma anche culturali e giuridici".

La risultante di tutto questo stato di cose è una città che ormai, in Italia, non ha concorrenti in quanto a stato di salute economico: si pensi che se negli ultimi tre anni il Paese ha registrato una crescita del 2,1 per cento e la Lombardia del 2,5, Milano ha sfiorato il 4.

"In larga parte, gli incrementi sono dovuti a una trasformazione tecnologica e al passaggio alla digitalizzazione dei processi che, complici anche le opportunità offerte dal Piano Calenda, hanno migliorato la competitività delle imprese", spiega Stefano Rebattoni, general manager Global Technology Services di Ibm Italia.

Sull'altro lato della medaglia, tuttavia, ci sono quegli elementi che più o meno in tutti i cicli della sua storia hanno ostacolato un progresso che, altrimenti, sarebbe potuto essere ancora più eclatante, come l'"endemica difficoltà di questa città a fare sistema e la tenzenza a funzionare come una spugna, che prende, produce sviluppo e ricchezza per poi richiudersi su stessa", spiega lo storico dell'economia Giulio Sapelli.

Due grandi sfide in arrivo

Inevitabilmente, la discussione scivola sulla strettissima attualità, con i due grandi appuntamenti a cui la città si sta preparando: l'imminente referendum sull'autonomia regionale e la possibilità di ospitare, dal 2019, la sede dell'Ema, l'agenzia europea del farmaco che oggi si trova a Londra.

Su quest'ultimo aspetto, l'analista economico Fabrizio Ravoni è più realista del re: "Il profilo economico della città è sicuramente giusto e probabilmente anche il più adatto, ma non sarei disposto a scommettere neppure un centesimo che verrà prescelta l'Italia". E conclude con la consultazione a cui sono chiamati i lombardi: "Non scambiamola per un simile di quella catalana; nella fattispecie, deve servire a far sapere al governo che in alcune aree esiste un problema fiscale su cui è necessario intervenire".

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