Sergio Luciano

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Ancora meno renziano di quando ha iniziato a fare il sindaco, contento del momento magico della sua Milano, impegnato a migliorare ancora il migliorabile, convinto anche lui che la Lombardia meriti più autonomia amministrativa: ecco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, come si è presentato ai milanesi in occasione dell'incontro per Panorama d’Italia commentando i dati – in buona parte lusinghieri, peraltro – che l’indagine emozionale e sociodemoscopica “Milano, una città allo specchio” preparata dalla società Inthera-Mondadori, ha fornito su come la pensano i suoi cittadini e i suoi elettori.

I milanesi, appunto, abbastanza soddisfatti della città in cui vivono e della qualità della propria vita: come dire che lavorare non li stanca. In particolare, godono di buona salute (79% contro 73% della media italiana) e di un reddito familiare superiore alla media (55% contro 50%) e 7 su 10 si sentono orgogliosi di vivere a Milano e sarebbero felici se i figli o i nipoti restassero in questa città dove tutto funziona bene, dai trasporti ai servizi sanitari, agli impianti sportivi. (qui la ricerca da sfogliare)

La politica: dal referendum al PD

E allora, l'autonomia chiesta nel referendum indetto dalla Regione Lombardia? "Confermo, voterei sì”, ha detto Sala, “Qualcuno ha sorriso quando io e altri sindaci del Pd abbiano detto che voteremmo sì perché poteva sembrare che ci accodassimo all’iniziativa di Maroni, ma un risultato è stato ottenuto, non si parla più dell’idea di tenersi le tasse ma si parla dell’autonomia operativa del fare e delle competenze, e in parte questo cambiamento è merito nostro”. “A volte mi accusano di essere troppo gentile con Maroni”,  ha proseguito Sala, “ma gli ho detto che non poteva rifare lo scherzo della campagna elettorale quando disse che il 75% delle tasse sarebbe rimasto in Lombardia, il che non è accaduto. Dunque voterei sì, e spero anche in una buona affluenza. Penso che il sì vincerà nettamente, la nostra curiosità è capire quanta gente andrà a votare”.

Il Sala politico è invece emerso quando il direttore di Panorama Giorgio Mulè lo ha interpellato sul caso Visco e, più in generale, sui suoi rapporti con Matteo Renzi, segretario del partito per il quale ha corso da sindaco. “Su Visco, mi sembra che ci andiamo a cercare motivi di dissidio, penso che in questo momento se ne dovrebbe fare a meno. Non voglio dare alcun giudizio nel merito, dico solo che sarebbe meglio evitare occasioni di dissidio”.

Più prudente nel rispondere a una domanda diretta, se cioè veda il proprio percorso politico divaricare dalle posizioni di Renzi rispetto all’epoca in cui, finita l’esperienza dell’Expo, venne candidato a Palazzo Marino: “Io ero in una  fase di formazione politica di me stesso, in quel dicembre del 2015. Chiuso l’Expo sono andato sul Cammino di Santiago a confrontarmi con me stesso, ho sentito forte la voglia di fare politica e da lì ho maturato le mie convinzioni, che sono ancora in maturazione, è un percorso che sto facendo, può piacere o no, spero solo che sia apprezzato perché è onesto. Ieri sono stato in visita dal Presidente della Repubblica, l’ho anche invitato a Milano, e mi ha promesso che l’anno prossimo verrà, forse due volte, e mi veniva in mente che se in questa città Lega e Cinquestelle sono intorno al 10%, è anche perché c’è un’offerta di governo buona, e quando è così c’è meno volontà di cercare la protesta”.

E, ancora su Renzi: “La mia immagine è quella di uno che dialoga con tutti, dal mondo della finanza a quello del bisogno. Nella mia testa non penso mai che non ci sia più una destra e una sinistra e penso di averlo dimostrato, sui temi dell’immigrazione, delle periferie, dei bisogni e della povertà e continuerò. Anch’io a volte sono dubbioso rispetto all’azione di ieri del Pd, che per me è il partito di riferimento, vedo un andare a cercarsi inutili problemi, non possiamo fare sempre così, non ha senso”.

La città di Milano: il problema sicurezza

Sui risultati dell’indagine di Inthera-Mondadori (che potete sfogliare qui sotto), in larga parte molto lusinghieri per Milano, Sala non si è sottratto a rispondere ai punti critici.

In particolare ha affrontato il tema della sicurezza, considerata carente dai cittadini milanesi: “Alcune azioni le stiamo facendo: per esempio, la re-istituzione dei vigili di quartiere ci sta dando segnali positivi. Poi però non sono contento che degli oltre 10 mila agenti che totalizziamo a Milano, tra polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani, ce ne siano tanti negli uffici, e non abbastanza in giro. L’ho ripetuto anche alla recente festa della polizia stradale: chi fa il vigile si metta in testa che li vogliamo vedere in strada. Di questo ha bisogno la città”.

Sull’immigrazione Sala ha spiegato le ragioni dell’anomalia dei permessi ai rifugiati: “Una volta ricevuti i migranti dai prefetti, chiediamo a ciascuno di presentarsi in questura e avviare la pratica per il riconoscimento dello status di rifugiati. Su 100 che arrivano, solo 10 hanno chiaramente e immediatamente diritto a status di rifugiati, gli altri intraprendono quest’iter, che dura 2-3 anni perché è opponibile in via amministrativa. Quindi tutto resta vago per troppo tempo, durante il quale il migrante non ha diritto di lavorare e non è tenuto ad andarsene. Ieri è venuto da me l’ambasciatore francese che mi diceva che Macron sta lavorando per accorciare questo termine a 6 mesi”.

Infine una battuta sull’Agenzia europea del farmaco: “Le possibilità di Milano sono buone, la votazione tra i 27 delegati è a scrutinio segreto, se tutti i Paesi baltici si accordano su Amsterdam o o Bratislava perdiamo, ma credo che la nostra proposta sia serissima, abbiamo messo a disposizione il Pirellone, abbiamo lavorato bene insieme… Se non l’avremo? Continueremo il nostro percorso”.

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