Sergio Luciano

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"L’Italia si è comportata bene, ha fatto sistema finalmente, per presentarsi con le carte in regola al tavolo della decisione che Bruxelles dovrà prendere sull’ubicazione dell’Agenzia per il farmaco, l’Ema": così Beatrice Covassi, Capo della rappresentanza della Commissione europea in Italia, e riporto diretto del presidente Juncker, ha risposto alla domanda del direttore di Panorama Giorgio Mulè sulle prospettive della gara in atto tra varie città e paesi d’Europa per avere l’aggiudicazione della sede dell’agenzia. Era l’intervista pubblica prevista dal programma milanese di “Panorama d’Italia”, si svolgeva nella cornice straordinaria del teatrino di Palazzo Visconti, fresco di restauro, e non ha deluso le attese.

Ema: le chance dell'Italia

"L’impressione è che questa volta tutti gli attori coinvolti abbiano saputo lavorare insieme per fare fronte comune", ha aggiunto l’alta funzionaria europea: "Da italiana dico che se si facesse più spesso così le cose andrebbero meglio. Ciò non vuol dire essersi garantito il risultato. Non saprei cosa pronisticare ma posso dire che non tira un’aria negativa contro l’Italia. Piuttosto, ho misurato sui media italiani tanto entusiasmo che capisco, ma la partita è aperta e a questo punto è tutta politica”.

Anche perché, come la Covassi ha confermato, i Paesi dell’Est spingono, “e anche Amsterdam e Barcellona. Noi, come Commissione, abbiamo pubblicato a fine settembre una relazione che è la più oggettiva possibile sulla base delle candidature ricevute”.

Quel che però potrebbe aiutare l’Italia e la sua reputazione in Europa, oltre all’ottima riuscita dell’Expo 2015, è anche il fatto che finalmente in pochi anni il nostro Paese è riuscito a ridurre il numero francamente record di procedure d’infrazione che su infiniti e minimi fronti Bruxelles aveva dovuto aprire contro di noi: da cento a sessanta, fra il 2013 ed oggi, ha ricordato la Covassi.

L'Europa, il suo ruolo, l'idea che ne abbiamo

Molti i temi sul tavolo, oltre Ema. Il ruolo della rappresentanza della Commissione nei vari Paesi, per esempio, "che è oggi più politico che in passato, perché siamo più direttamente legati al presidente della Commissione" spiega Covassi. "Io ad esempio scrivo a Juncker tutte le settimane, svolgendo quasi un ruolo di political intelligence".

E poi le immigrazioni: "La verità è che l’Europa sta mettendo una pezza a un’assenza politica di remota origine. Bisogna fare il punto su un fenomeno impattante quando non drammatico, che fino a 3 anni fa non aveva assunto le successive proporzioni epocali e non c’era competenza politica per gestirle… C’è da mettere insieme vari elementi: gli accordi con gli Stati africani, resi possibili da un fondo con oltre 1 miliardo di euro, i negoziati bilaterali per il rimpatrio, tutta una politica che avrebbe dovuto partire prima. Abbiamo creato lo scorso anno una Guardia Europea di 1500 persone spendibili sui territori ai confini, rafforzando Frontex. Infine, stiamo pensando a istituire delle vie legali per l’immigrazione: se non avremo canali legali per le migrazioni in Europa, le subiremo. Contro la storia non si può andare, esiste già la blue card europea, per migranti qualificati, come la green card americana, ma è sconosciuta e ci vogliono finanziamenti a stati membri per lanciarla con progetti pilota”.

Si è parlato anche dell'idea dell’Europa presso i cittadini: “Lavoro in commissione europea da vent’anni. Stiamo facendo un grande sforzo complessivo per cambiare la cifra di molte cose. Per esempio nel rendere disponibili on-line i documenti di legge in divenire, come nel caso del Ttip, dove abbiamo pubblicato i nomi dei negoziatori capo, con le posizioni negoziali della Commissione in modo che tutti potessero seguire il divenire delle trattative. Questa  commissione lavora per prima volta in team su progetti, con gruppi di commissari che fanno capo a 7 vicepresidenti, evitando l'affastellarsi di proposte”.

Quanto ai giovani: "Quando ho assunto quest’incarico mi ha sconvolto constatare che nelle scuole non c’è più l’educazione civica. Ho dovuto fare un protocollo con il Miur per poter insegnare l’educazione civica nelle scuole. Occorre partire prestissimo, da asili e scuole elementari. Non è che ti svegli a 20 anni e scopri di essere europeo, c’è un discorso sistemico da fare, molto importante. C’è un discorso sui simboli, altrettanto importante: e invece la bandiera ce l’abbiamo solo negli uffici pubblici. Il 9 maggio, ad esempio, perché non fare una festa unica in Europa?”.

Già, e quale futuro vede la commissaria per quest’Europa?. “Un grande futuro quando tutti sapremo riprendere in mano idea di una partecipazione attiva alla politica e alla vita collettiva, per essere molto più presenti con la nostra voce e il nostro ruolo, anziché restare spettatori passivi di una storia che si sta sgretolando di fronte ai nostri occhi. Credo che il 2018 possa essere un anno di partecipazione attiva della gente, noi ce la metteremo tutta a organizzare momenti in cui tutti possano intervenire e dire la loro”.

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