Alfonso Signorini e la musica eterna di Chopin - VIDEO

Arte, musica ed emozioni nella serata all'Auditorium di Milano dedicata al compositore polacco, ai suoi segreti, alla sua grandezza

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Il direttore di Chi Alfonso Signorini – Credits: Silvia Morara

Luciano Lombardi

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Il concerto di Fryderyk Chopin a Parigi di Henryk Siemiradzki, appeso alla parete del palco dell'Auditorium di Largo Gustav Mahler a Milano, è un dipinto, ma è anche è la cornice perfetta per la serata di Panorama d'Italia dedicata alla musica, alle emozioni, alla bellezza e naturalmente a lui, il compositore polacco, così amato dal padrone di casa, Alfonso Signorini, al punto di diventare oggetto del suo ultimo libro, Ciò che non muore mai. Il romanzo di Chopin.

“Ha ancora senso, oggi, parlare di questo artista che, per quanto immenso, appartiene ormai a un’altra epoca?”. “Viviamo in un’epoca che tende a dimenticare le proprie radici, quando invece tutta la musica che viene prodotta ha sempre un debito nei confronti di quella che l’ha preceduta”, risponde il Maestro Matthieu Mantanus, a cui fa eco il pensiero della giornalista Maria Luisa Agnese: “Ora è di moda, ma posso dire che a me piaceva anche quando non lo era? Per il suo essere così contrastato, tra profondità e leggerezza, capace di vivere in maniera giocosa, gioiosa, ma al contempo molto intensa”.

La notte, fedele compagna

È Monica Guerritore a leggere alcune pagine del libro: raccontano altre parole, scritte della madre dell’artista che lo ricorda bambino, già capace di trasformare la musica, di essere la musica del buio, di essere la notte, la sua dimensione, come nei Notturni suonati dai Maestri Prosseda e Fiamma in due tra momenti più suggestivi dell’evento.

E così aveva già capito tutto la signora Justyna che, in un altro passaggio tratto dal libro, narra in una lettera ciò che osserva mentre il piccolo Chopin, all’età di sette anni scaglia contro il muro un giocattolo, la miniatura in latta di una carrozza, deluso, anzi furioso, perché non era quello il dono che avrebbe desiderato. Avrebbe invece voluto ricevere in regalo Bach, “perché lui, al contrario dei giocattoli - legge e racconta ancora la Guerritore - non morirà mai”.

Come in una dissolvenza incrociata, le parole dell’attrice sfumano e l’attenzione del pubblico si sposta sul pianoforte a coda, dove sui tasti prende forma un Preludio del compositore tedesco.

Da enfant prodige a genio maturo

Dall’infanzia all’età adulta, con i primi contatti con il mondo musicale che gli stava attorno, “come quando arriva a Vienna - racconta Signorini - e credendo che la città tutta si sarebbe inchinata a lui, trova invece gli Strauss che 'pestano a quel modo sui tasti'".

Inorridito, se ne va a Parigi, dove avverrà un altro incontro cruciale per la sua vita da compositore, quello con Gioachino Rossini a cui, lui compositore già affermato, domanda: “Che cosa devo fare per poter fare soldi con la musica?”. “Semplice - gli rispose - componi delle opere, e cerca sempre di ‘stare sul pezzo’, di trovare il modo di catturare il pubblico, di farlo stare dalla tua parte”.

Ed è prima il giovane baritono Andrea Zaupa a far assaporare al pubblico quella che è l’opera più celebre e popolare di Rossini, il Barbiere di Siviglia, indossando i panni di Figaro nella seconda scena del primo atto dell’opera. Sarà poi la volta del basso Alessandro Guerzoni che, accompagnato al pianoforte da Alberto Veronesi, canta l'aria La Calunnia è un venticello.

La vena romantica

“Chopin - prosegue Signorini - per Rossini ebbe sempre un sentimento di amore misto a odio, mentre per l’altro romantico italiano, Vincenzo Bellini, fu grande passione a primo ascolto, a partire da quando, alla prima de I Puritani, rimase folgorato dall’aria de Qui la voce sua soave", che il soprano Sumi Jo interpreta sul palco per la gioia del pubblico che riempie la sala dell’Auditorium.

Per l’altro grande esponente dei romantici italiani, Giacomo Puccini, rappresentò invece grande esempio e fonte di ispirazione, al punto da ritrovarsi citato (Chopin docet) sulle partiture della Tosca, svela Signorini, invitando prima nuovamente il Maestro Prosseda e poi la soprano Martina Stefanin in duetto con Zaupa, e infine il tenore Stefano La Colla a interpretare alcuni celebri momenti musicali dell’opera pucciniana.

Amore e morte

Il solo e unico grande amore di Chopin fu il pianoforte, ci è dato sapere dalla storia - spiega Signorini - ma le cose, in realtà non sono andate proprio così. "La vita del compositore polacco prese un’altra direzione quando incontrò Aurore Armandine Lucie Dupin Dudevant, ‘una specie di mostro’ raccontò al suo amico Titus, una donna androgina, fumatrice di sigari che non si volle mai sposare, ebbe tre figli da tre uomini diversi e firmava i suoi libri con lo pseudonimo maschile di George Sand”.

Tra le sfuriate di lei e le nevrosi di Chopin, il suo essere irrisolto, l’ossessione per il battito del proprio cuore che talvolta degenerava in attacchi di panico che lo costringevano nel cuore della notte a cercare sollievo passeggiando per le vie di Parigi, la loro storia d’amore durò più di un lustro.

“Quando capì che la tubercolosi lo stava annientando comunicò le sue ultime volontà - conclude l’eclettico autore del libro - cioè che il cuore (che oggi batte nella Cattedrale di Santo Stefano, a Varsavia) fosse estratto dal corpo, poiché temeva di essere sepolto vivo, e che al suo funerale venisse suonato il suo Preludio Op. 28 in Mi minore.

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