Bari

Se il marmo diventa carta da parati

La storia di Michele Gravina che trasforma la materia grezza realizzando pezzi unici grazie alla ricerca e all'innovazione

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Chiara Raiola

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Il marmo come una carta da parati. Michele Gravina trasforma la materia grezza e la rende malleabile, leggera, con effetti speciali, realizzando pezzi unici spediti poi in mezzo mondo.

Nella sua azienda, MasMarmi, alle porte di Bari ha una raccolta sorprendente di marmi, quello di Carrara innanzitutto, ma anche quelli che provengono dal Brasile, dall'Africa, dall'India. Entrare nello showroom è come varcare l'ingresso di un museo: le pareti sono impreziosite da lastre dai mille colori e dalle mille sfumature che raccontano storie antiche come i fossili o le radici degli alberi sedimentate.
“Non c'è nulla di chimico o di sintetico – chiarisce subito Gravina – è una pietra naturale, il marmo, e noi rispettiamo la sua essenza, non la stravolgiamo”.

Piuttosto l'approccio è di tipo sartoriale. Con questo spirito, infatti, vengono assemblati i conci (piccoli sedimenti) di quarzo bianco, di ametista, di madreperla, di onice. In base alle richieste dei clienti vengono realizzate delle vere e proprie pareti che possono essere illuminate creando un gioco di colori e mettendo in evidenza anche le vene più nascoste dei marmi pregiati. “Ho investito molto in innovazione e nuove tecnologie”, racconta Gravina.

Che confessa: “ho grandi soddisfazioni dai ragazzi del Politecnico di Bari con il quale collaboro in progetti di ricerca. Mi piace trasmettere tutta la passione che ho per questo lavoro”.

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