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Mytech

Otto innovazioni che miglioreranno le nostre vite

Occhiali laser, interazioni inedite con cellulari, tablet e tv, rivoluzioni nell'agricoltura, robot evoluti. Tecnologie svelate al Fujitsu Forum di Tokyo

Benvenuti nel futuro

da Tokyo

Uno squadrone di 1.400 ingegneri sparsi in tutto il mondo, una gigantesca finestra esposta sul lato del futuro. Si possono raccontare così i laboratori della Fujitsu, storico colosso tecnologico giapponese con 169 mila addetti in 100 Paesi. Il Fujitsu Forum di Tokyo è l’occasione annuale per mostrare al mondo i risultati raggiunti in stanze blindate, sotto le luci dei neon, dopo anni di tentativi, errori, successi. A tutto campo: dall’agricoltura all’industria, dalla progettazione alla salute; dal rapporto con i robot a quello con oggetti più quotidiani come smartphone, televisori, tablet.

Panorama.it ha partecipato in esclusiva per l’Italia a questo appuntamento e può anticipare, mostrare, alcune innovazioni che per ora sono solo prototipi, soltanto assaggi di domani, ma che presto entreranno a far parte della nostra vita quotidiana. Per renderla, se non sempre migliore, quantomeno un pizzico più semplice.

Il touch 2.0

Sentire sulle dita la pelle squamosa di un coccodrillo mentre accarezziamo la sua foto sullo schermo; suonare uno strumento musicale avvertendo in modo netto sui polpastrelli lo spessore delle corde; aprire una cassaforte toccando le zigrinature della rotellina; girare un disco sul piatto riconoscendo le minuscole cavità del vinile. È il touch 2.0, un sistema a cui le parole non rendono abbastanza giustizia: va provato per rendersi conto di quanto possa modificare il nostro rapporto con smartphone e tablet.

Quando diventerà uno standard, la superficie del display non sarà più piatta, amorfa, sempre uguale a sé stessa. Prenderà vita in coerenza con le immagini che stiamo guardando. Merito di una leggerissima scossa, piacevole e inoffensiva: di una dose di elettricità statica che viene emessa dallo schermo, paragonabile a una vibrazione, a un soffio d’aria fresca. Piacerà ai bambini, ha tanto potenziale nei giochi. Soprattutto, renderà tutto il virtuale incastrato in un tablet o in uno smartphone un tantino più reale.

Gli occhiali per tutti

Immaginate la scena. Siete a letto con il vostro lui e la vostra lei, volete leggere un libro, ma date fastidio al partner che preferirebbe dormire. Non più, molto presto: direte addio alla luce della lampada o allo scintillio di tablet ed eReader con questi occhiali che proiettano direttamente le immagini sulla retina tramite un laser. Vi sembrano una copia grossolana dei Google Glass? Siamo oltre. Perché i testi sono nitidi, incredibilmente nitidi, anche se si hanno difetti alla vista. Parola di chi scrive, alle prese con un mix di miopia e astigmatismo.

Ecco: basta indossarli perché un contenuto esterno (la scelta di quale possa essere è solo vostra) sia perfettamente intellegibile, senza bisogno di mettere a fuoco nulla. Ogni cosa avviene in automatico, come per magia. Altra comodità: al parco, in aereo o dovunque vogliate consultare un documento con discrezione o senza disturbare gli altri, potrete farlo senza dare – letteralmente – nell’occhio. Dovrebbero entrare in commercio entro marzo del 2016.

L'auto illuminata

Ovviamente non sarà questo il cruscotto del futuro. Troppi schermi, troppo ingombrante. Di display ne basterà uno soltanto. Ma l’immagine rende l’idea della somma di tecnologie a cui Fujitsu sta lavorando. Nel dettaglio, telecamere puntate su occhi e viso del guidatore per evitare che si addormenti o distolga troppo a lungo lo sguardo dalla strada. E fin qui siamo abbastanza in scia con quanto stanno facendo gli altri produttori di soluzioni tecnologiche e i costruttori di vetture. E però, andando oltre, c’è un sistema che notificherà a noi al volante quando un pedone sta per passarci di fronte e a lui, sul suo smartphone, quando stiamo arrivando e potremmo malauguratamente investirlo.

Un’impresa possibile senza scomodare il classico Wi-Fi o le intasate reti mobili. Il link, la via, è una «dedicated short-range communications», un sistema naturalmente wireless che connette dispositivi vicini quando uno è nei paraggi dell’altro. Lo scopo è scambiarsi informazioni, nel caso specifico la presenza reciproca per sventare un pericolo.

Altro aspetto di queste prove generali delle macchine del futuro riguarda le immagini dell’esterno. Saranno sempre più precise, sempre più in alta risoluzione. Certamente non per conservare ricordi filmati dei nostri tragitti, ma per consentire al computer di bordo di riconoscere alla perfezione pedoni, ostacoli, altri veicoli. L’essenziale per un accurato funzionamento dell’auto che si guida da sola, la frontiera numero uno della mobilità di domani.

Agricoltura hi-tech

Ridurre i costi fino al 30 per cento e aumentare la produttività di un altro 30 per cento. La premessa è che una ricetta universale non esiste, ma la promessa è ghiotta, soprattutto per un pianeta a dismisura popolato (saremo 10 miliardi nel 2050) che sempre più dovrà fare a meno della scarsità della risorsa cibo. Tutto passa da coltivazioni che, oltre a semi e fertilizzanti, ospitano sensori e trasmettitori vari. Rilevando tasso d’umidità, temperatura del terreno, eccesso o scarsità d’acqua – che viene fornita all’occorrenza – si fanno crescere i frutti in modo rigoglioso e abbondante. È una semplificazione, ma in verità nemmeno troppo.

Il Giappone è molto avanti in questo processo, grazie anche a una classe agricola che ha sì un’età media di 67 anni, ma ha una schiera di under 39 che avanza e non si spaventa per una centralina installata nel proprio campo che dialoga con un tablet. Senza dimenticare il peso e il ruolo e delle multinazionali, illuminate per necessità oltre che per virtù. Come la Asahishuzo, produttrice del pregiato sake Dassai, liquore che è delizia nazionale. Per produrlo serve un riso tanto buono quanto raro. La tecnologia ha aiutato ad aumentare la sua scarsa disponibilità.

Oltre la stampa 3D

Ora non esageriamo, la stampa 3D non è una tecnologia obsoleta, anzi è stracarica di promesse. Ma resta di sicuro costosa, soprattutto per realizzare prototipi, per fare decine di prove generali di un prodotto prima di metterlo in produzione. La soluzione, l’espediente che poi espediente non è ma risorsa, è rispolverare i vecchi occhialini 3D che non hanno avuto troppa fortuna al cinema e sugli schermi domestici. Usarli in abbinamento a un potente software e a un proiettore per realizzare prototipi interattivi e tridimensionali.

L’effetto è convincente, pare quasi di toccare l’oggetto creato dal programa, come se fosse stato stampato. Come se fosse tangibile. Con un telecomando è in grado di ruotare, si può entrare in ogni sua singola parte quasi si avesse davanti un gigantesco puzzle. In modo da correggere con prontezza quello che non convince e, una volta terminato il processo, allora sì stampare un prototipo. Riducendo le attese (la manifattura 3D ha i suoi tempi) e anche, elemento non marginale, lo spreco di materiali.

Il robot scolaro

Senza entrare nelle pieghe della vecchia paura dei robot che rimpiazzeranno l’uomo e a un certo punto, consci del loro strapotere, finiranno per ribellarsi a chi li ha creati, è evidente che l’automazione nell’industria è un elemento imprescindibile. A ogni livello. Fujitsu immagina un futuro basato non sulla sostituzione delle braccia umane con quelle meccaniche, ma a una collaborazione reciproca e fruttuosa.

L’uomo insegna, il robot impara, anche dai suoi errori – è la famosa intelligenza artificiale – e si corregge. Esegue le operazioni di routine, mentre quelle più delicate sono lasciate all’esperienza di occhi e cervello non di bit. Il vero passo in avanti, però, non è hardware ma software. La sfida che il colosso giapponese sta portando avanti è creare un linguaggio universale: programmi semplici, compatibili con macchine di ogni produttore che le rendano facili da manovrare, senza dover necessariamente possedere un solido background tecnico.

La chiave è qui: quando le piccole e medie imprese, ossatura del nostro tessuto economico, potranno evolversi in autonomia, a prezzi ragionevoli e senza dover gonfiare il loro numero di ingegneri, questa tecnologia sarà diventata parecchio più democratica. L’accessibilità, d’altronde, è una buona cartina tornasole di a che punto sia lo sviluppo di nuove risorse.

Il nonno aumentato

Tatsuya Tanaka, prossimo presidente di Fujitsu, lo ha detto con chiarezza durante il suo keynote: «Vogliamo fare in modo che gli anziani possano vivere da soli e sentirsi indipendenti». Perché ciò sia possibile, i metodi sono quelli ormai di riferimento: dagli smartwatch che sanno sempre dove si trovano e che rilevano parametri vitali come il battito cardiaco, ai sistemi d’emergenza per chiamare aiuto in caso di necessità, a un collegamento costante con medici e ospedali.

Il produttore giapponese fa però uno sforzo ulteriore tirando dentro le grandi possibilità che arrivano dall’internet delle cose. Pensando a sensori casalinghi da mettere nel letto, sulle porte, affinché un familiare lontano magari tanti chilometri abbia sempre idea di cosa sta facendo il proprio parente (se per esempio non si alza da troppe ore) in modo discreto, non oppressivo.

Creando, anche, veicoli su misura come il carrellino nell’immagine. Nasconde un Gps, che traccia la posizione dell’anziano in ogni momento, lasciandogli la possibilità di fare la spesa quando preferisce. Di nuovo, se sta fermo per troppo tempo al supermercato, parte l’allarme. Se torna a casa, tutto in regola. Si cancella la necessità della chiamata ansiogena del figlio o della figlia preoccupata che vuole sapere se tutto è andato bene. Non è poco.

Segnali di link dalla tv

Forse tra tutte le innovazioni elencate fin qui, è la meno significativa, o comunque quella dall’impatto meno sconvolgente. E però non è senza peso, anzi risolve un piccolo fastidio, garantisce una dinamica inedita a un’abitudine quotidiana. Nello specifico: tante volte vi sarà capitato di vedere un programma in televisione e di voler sapere di più su un prodotto, un luogo, un dettaglio mostrato in un film, una serie televisiva, un reality show.

Ecco, Fujitsu ha studiato una tecnologia che integra link direttamente nelle immagini (nei colori delle immagini nello specifico), rendendoli accessibili fino a tre metri di distanza. Il funzionamento è molto intuitivo: basta inquadrare lo schermo con la fotocamera del cellulare o del tablet e immediatamente, all’istante nelle nostre prove, la pagina web collegata si apre.

Le applicazioni, prima di tutto pubblicitarie, sono com’è palese svariate: potremo leggere la biografia di un cantante di cui stiamo guardando un video e comprare i biglietti del suo prossimo concerto. Saperne di più di un prodotto e, vedendo premiato il nostro interesse, ricevere un coupon per un acquisto. Sapere quali altri film ha fatto un attore senza impazzire per ricordarci il suo nome e senza digitare nemmeno una lettera su un motore di ricerca.

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