Svetlana Alexievich
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Nobel per la letteratura 2015: il valore politico

Il premio a Svetlana Aleksievic, giornalista invisa al governo di Lukashenko, è un indicazione su da che parte stia l'intellighenzia progressista europea

Non sono state di felicità o soddisfazione, o semplicemente di orgoglio, le prime parole di Svetlana Aleksievic da vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2015; sono state parole "contro", così come l’intero suo percorso da giornalista e da scrittrice è stato al di là delle barricate reali e metaforiche della vita.

E se la reazione a caldo è stata quella di tirare bordate contro il governo bielorusso di Aleksandr Lukashenko - che l’accusava di essere “agente della CIA” e dal quale lei si è sempre sentita perseguitata - e di esprimere tutto il suo disappunto per Vladimir Putin, c’è da dire che la scelta dell'Accademia di conferire a lei il premio, esattamente un giorno dopo il nono anniversario dell'omicidio della collega giornalista sovietica Anna Politkovskaja, avrà pur voluto significare qualcosa.

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Messaggi, nemmeno tanto subliminali, per dire che il mondo dell’intellighenzia progressista europea sta con quello che la Aleksievic chiama "il buon mondo russo, il mondo umanitario russo” e non con la sua deriva autoritaria e militare.

E non è nemmeno un caso che, in quelle poche parole di ringraziamento che la sessantasettenne giornalista ha voluto rivolgere alla Svezia che le ha conferito il riconoscimento, compaia la parola "dolore" riferito alla Russia, così come "coraggio" e “sofferenza” sono i termini usati dall’Accademia per motivare il suo Nobel; un premio rivolto a chi quei sentimenti ha saputo raccontarli, seguendo le vite dei deboli che non arrivano mai alla ribalta della storia.

Coraggio, dolore, sofferenza: solo parole, certo, ma pesanti e significative per mondi e popoli che hanno troppo patito le derive degli imperi. E proprio nel giorno del trionfo di questa giornalista scomoda e sempre coerente con se stessa ma a volte eccessivamente anacronistica, si è forse aperto uno spiraglio nel muro di censura e indifferenza da parte del potere: mentre lei teneva proprio a Minsk, nella sede del giornale d’opposizione “Nasha Niva”, il primo discorso da Nobel, sostenendo che il potere bielorusso “fa finta che io non esista” ecco che il simbolo di quello stesso potere, Aleksander Lukashenko si congratulava con lei, auspicando che il premio della Aleksievic “serva al nostro Stato”.

Solo opportunismo? Probabilmente, ma forse prove tecniche di convivenza: potenza del Nobel per la Letteratura, ancora una volta premio politico e non stilistico. Ancora una volta e mai come oggi.

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