Renzi abolisca le sopraintendenze: a Siracusa l'ennesimo disastro culturale

Il nuovo sopraintendente di Siracusa è l'architetto che aveva autorizzato l'allargamento della villa dell'ex governatore Raffaele Lombardo

– Credits: MAFIA AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA. Ragonese/Scardino/ANSA/DEF

Carmelo Caruso

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La requisisca il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, la nazionalizzi Matteo Renzi, la commissari una Troika che possa risanarla e restituirla al Mediterraneo. La sopraintendenza di Siracusa è l’ultima buona ragione che cercava il nostro premier per abolire questo istituto preunitario, insieme alle prefetture, e per riprendersi finalmente la Sicilia lasciata nelle mani di Rosario Crocetta.

Affidato prima a un architetto che ha permesso l’ingresso di un carosello di Ferrari all’interno del fragile Teatro, il presìdio dell’arte greca in Sicilia è stato per volere dell’ex assessore ai Beni culturali, Mariarita Sgarlata, “consegnato” all’archeologa Beatrice Basile, da pochi giorni sostituita dal governo regionale dopo aver autorizzato l’installazione di una piscina prefabbricata nella villa della stessa Sgarlata a meno di 150 metri dal mare. Ebbene, non serve ricordare che le soprintendenze in Italia, e soprattutto in Sicilia, vengono assegnate non in base ai saggi ma in base ai seggi.

Spartite e lottizzate come portinerie, le sopraintendenze siciliane sono dieci, ce n’è una anche per il mare, baie piratesche che non rispondono neppure al ministro grazie al più feudale degli statuti, dove i mariti premiano le mogli e con stipendi da emergenza, altro che Pompei. Dunque che dire ancora di quel sopraintendente, sempre di Siracusa, Orazio Micali, lo stesso che ha permesso l’entrata dei bolidi nel teatro di Eschilo, che la Regione con due decreti il giorno prima ha reintegrato e il giorno seguente ha sospeso dagli incarichi dirigenziali dopo una condanna per abuso d’ufficio e falso ideologico? Insomma, sarebbe bastata la leggerezza, anche senza dolo, della Basile a giustificare la sostituzione avvenuta con un decreto che la finora ineccepibile Sgarlata, oggi assessore all’ambiente, definisce «metodo Boffo».

Ma può Siracusa, e la sua sopraintendenza, essere lo scalpo della decadenza di un governo regionale? In Sicilia, dove anche la sciatteria si complica, la rimozione divide gli ambientalisti che nella sostituzione leggono il solito sacco edilizio, la speculazione (di sinistra) raccontata da Italo Calvino, l’ultima cavalleria rusticana di partito. E infatti, chi cercasse ancora pretesti per sottrarre la splendida Siracusa e i beni culturali al governo siciliano, la Venere dimenticata ad Aidone, Gibellina che crolla nuovamente dopo il terremoto, li troverebbe nella nomina del nuovo sopraintendente di Siracusa, l’architetto Calogero Rizzuto.

Non per contestare i meriti ma per ricordarne l’operato, Rizzuto è lo stesso che da architetto della sopraintendenza di Ragusa, aveva autorizzato l’allargamento della villa dell’ex governatore Raffaele Lombardo nel litorale di Ispica ritenuto abusivo dai magistrati tanto da rinviare a giudizio sia il politico che il funzionario. Renzi  dunque aggiunga il sopraintendente al museo della rottamazione. Si estingue definitivamente a Siracusa infatti la figura che Carlo Tullio Argan e Cesare Brandi hanno elevato a polizia dei beni artistici, ultimo baluardo contro i “maledetti architetti” e i “cavalieri del lavoro”. Non esiti. Dalla Sicilia può cominciare la liberazione dal sopraintendente servile, la restituzione dell’isola al diritto, l’allontanamento del passacarte che ha studiato.

Carmelo Caruso

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