Zambetti, lo "schiavo" delle cosche

Il rapporto tra criminalità organizzata e politica è cambiato. In peggio, come dimostra Milano

Il Consiglio Regionale della Lombardia in seduta (Credits: LaPresse)

David Parenzo

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"Hai visto che ha pagato quel pisciaturu di Zambetti. Senza di noi chi lo eleggeva quello?" Nelle intercettazioni telefoniche tra 'ndranghetisti emerge uno spaccato assolutamente nuovo nei rapporti tra criminalità organizzata e politica. Il caso dell'ex assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico detto Mimmo Zambetti, e' davvero paradigmatico di come sono cambiate le cose negli ultimi anni.

Sono lontani i tempi in cui è la mafia a chiamare il potente politico di turno per dargli soldi o chiedere favori, oggi e' la politica debole e poco autorevole a chiedere alla mafia un aiuto per essere eletti.

Nella prima repubblica i vari Salvo Lima rappresentavano il potere che tratta con la criminalità quasi da pari a pari, oggi le cose sembrano molto diverse tanto che Zambetti e' costretto - secondo la procura di Milano - a chiedere voti alla ndrangheta per paura di non essere eletto in consiglio regionale.

Se le accuse dovessero essere provate, il caso di "Zambettino" potrebbe diventare un caso di scuola da studiare a futura memoria.
Siamo passati dal fantomatico bacio di Riina ad Andreotti allo sberleffo del Boss Costantino allo Zambetti di turno.

Se davvero 200 mila euro gli sono serviti per raggranellare 800 voti vuol dire davvero che questi politici non contano proprio nulla. "Ce l'abbiamo in pugno, gli facciamo un culo così e lo facciamo cagare sotto" il linguaggio dei Boss nei  confronti di questa classe politica richiama perfettamente quello che c'è nel Paese. Disincanto totale, consapevolezza che il politico da solo non c'è può fare e al massimo ricambierà quelle 800 preferenze piazzando la figlia e l'amante del Boss in qualche para ente statale.

Almeno nella prima repubblica i politici vicini alla Mafia vivevano di luce propria. I voti li avevano a prescindere, tant'è' che era la criminalità ad avvicinare il sindaco o il deputato.

I mafiosi degli anni 80 avevano la consapevolezza che esisteva una classe politica e con questa bisognava fare i conti. Quindi fiumi di denaro, favori, voti ecc...mai un boss si sarebbe permesso di sbeffeggiate il potente politico locale. Oggi la situazione sembra radicalmente diversa. I partiti non esistono più e i politici per far sapere che esistono e che contano qualcosa (molto poco rispetto al passato) vanno in tv e comprano spazi per raccontare quello che vorrebbero fare. Si indebitano, spendono cifre folli per le campagne elettorali e devono pure rivolgersi ai gruppi organizzati malavitosi per entrare nelle istituzioni.

Zambetti, che deve pagare ogni mese circa 30 mila euro per risarcire il suo debito, lo sa bene tanto che fa di tutto per essere eletto.
Quando esistevano i partiti, e le idee soprattutto, anche la guerra delle preferenze era combattuta sulla base della politica, oggi non esistendo ne idee ne tantomeno partiti tutto e' basato sulla persona e anche l'ex assessore alla casa  si adegua e cerca voti come può, rivolgendosi a chi ancora qualche testa la controlla davvero.
A confermare questo "cambio di costume" e' anche il sostituto procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, che a Panorama -riferendo le parole di un pentito- dice: "la ndrangheta spesso è cercata dalla politica, tanto che le organizzazioni criminali hanno un vero e proprio tariffario dei voti. A Reggio comprare i voti costa più che a Milano. Con 5 mila euro ci si assicura 50 voti. 100 euro ad elettore".

Come diceva Marlon Brando (alias Don Vito Corleone - "il padrino" -) "gli faremo un'offerta che non potrà rifiutare"
Ed effettivamente in un momento come questo in cui il politico e' visto come la peste...perché rifiutare un bel pacchetto di voti sicuri?

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