Omicidio Yara, perché Bossetti resta in carcere
ANSA/ UFFICIO STAMPA POLIZIA
Omicidio Yara, perché Bossetti resta in carcere
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Omicidio Yara, perché Bossetti resta in carcere

Respinta la richiesta di scarcerazione per l'accusato del delitto della tredicenne di Brembate, Indizi più pesanti

A Massimo Bossetti, in carcere per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, non resta che la speranza della Cassazione, il 25 febbraio, per cercare di uscire da quella cella in cui si trova dal 16 giugno dell'anno scorso. A tempo di record, infatti, poco più di 24 ore, il muratore di Mapello si è visto respingere, ed è la terza volta, la sua richiesta di scarcerazione o, in subordine, dei domiciliari.

Il gip di Bergamo Ezia Maccora che ha detto no per la seconda volta (un'altra aveva deciso in tal senso il Tribunale del Riesame di Brescia) fuga ogni dubbio sull'attendibilità della prova del Dna trovato sul corpo della ragazza: "Nella genetica forense l'accertamento sul Dna nucleare è il solo che può portare all'identificazione di un singolo soggetto" e questo esame ha "ricondotto il profilo di Ignoto 1 a Massimo Giuseppe Bossetti".


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Il gip ha così accolto l'argomentazione del pm Letizia Ruggeri che ha fatto valere le parole del suo consulente Carlo Previderè, la cui relazione era stata interpretata in modo favorevole a Bossetti del suo avvocato, Claudio Salvagni: "È, comunque, esperienza comune di laboratorio quella di non riuscire a fornire alcun risultato utile a fine identificativo dall'analisi di formazioni pilifere in fase telogen, ovverosia cadute spontaneamente, quale quelle considerate in questa Consulenza". Il Dna mitocondriale, invece, sui reperti piliferi trovati sul corpo di Yara e che non è risultato appartenere a Bossetti, osserva il gip, viene invece usato "in casi particolari", in presenza di "tracce degradate" o in "limitate quantita'" come "resti scheletrici o formazioni pilifere o per ricostruire rapporti di parentela materlineare".

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L'accusa ha poi fatto valere due carte in suo possesso: le ricerche a sfondo sessuale nel computer di Bossetti riguardanti ragazze minori (tredicenni, la stessa età della vittima) fino al maggio 2014 e la testimonianza d'una donna la quale ha raccontato di recente d'averlo visto l'estate prima dell'omicidio di Yara, che risale al 26 novembre del 2010, in auto con una ragazzina fuori dalla palestra di Brembate da cui Yara sparì per essere trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola, a pochi chilometri da casa. La donna ha detto di essere certa che quell'uomo che cercava contatti intimi con la ragazzina (probabilmente non Yara nella ricostruzione degli inquirenti) era Bossetti: ne ricorda gli occhi chiari e sostiene di averlo visto altre due volte in un supermercato della zona.

Il gip non accoglie nemmeno il ragionamento della difesa secondo il quale il muratore doveva tornare in libertà per il fatto che il pm Letizia Ruggeri non aveva chiesto il cosiddetto giudizio immediato entro il termine di 180 giorni dall'arresto, nonostante la Procura sostenga di avere un quadro indiziario sufficiente. "Se il quadro è esaustivo - aveva spiegato il legale - si deve chiedere il giudizio immediato e il fatto che non sia accaduto dimostra l'inconsistenza degli indizi in mano alla Procura". La richiesta di immediato cosiddetto 'custodiale', che ha come condizione che un indagato si trovi in carcere, però, osserva il gip, non richiede "l'evidenza della prova", come per il giudizio immediato 'normale', e il pm non ha l'obbligo di chiederlo ma ne ha solo la facoltà salvo che questa scelta "non pregiudichi gravemente le indagini". (ANSA).

Massimo Bossetti/Facebook
Un'immagine di Massimo Bossetti tratta dal profilo Facebook
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