Usa-Cuba, uno schiaffo a Putin

Perché il disgelo con l'isola caraibica fa male soprattutto allo zar del Cremlino

Vladimir Putin

Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin – Credits: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images

Luciano Tirinnanzi

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Storico annuncio di Barack Obama: “Da oggi cambiano i rapporti tra il popolo americano e quello cubano. Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe”. Le parole del presidente degli Stati Uniti giungono apparentemente inaspettate in un ordinario giovedì di metà dicembre 2014.

 Da Washington, dunque, la Casa Bianca annuncia ufficialmente di aver riaperto le relazioni diplomatiche con Cuba e di avviarsi ad aprire le relative ambasciate nei due Paesi. Con questa dichiarazione, preannunciata da significativi scambi di prigionieri e ancor prima da progressive distensioni politiche, cade l’ultimo tabù storico di quel Novecento segnato dalla divisione del mondo in due blocchi, quello occidentale e quello orientale, cui è appartenuto si potrebbe dire sino a poche ore fa il regime castrista.

 

“Da oggi cambiano i rapporti tra il popolo americano e quello cubano. Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe” Barack Obama

La Casa Bianca innesca contestualmente anche la fine dell’embargo che negli ultimi decenni ha piegato e piagato l’economia dell’isola cubana, e chiude con un punto in proprio favore la parabola dei fratelli Castro e di Ernesto Che Guevara, che aveva assunto toni quasi leggendari. Per il presidente democratico Obama, personalmente in crisi di risultati e in minoranza in Campidoglio (in mano ai Repubblicani), questa è una vittoria netta. Anche se per votare la fine dell’embargo servirà il voto del GOP.

 Tuttavia il successo diplomatico – cui un ruolo di primo piano spetta anche al Papa e al Vaticano (di nuovo) – non va inquadrato come una medaglia personale da appendere sulla parete della stanza ovale. È piuttosto l’ultima, pur clamorosa, di una serie di azioni forti che tendono a isolare sempre più la Russia dal contesto geopolitico e diplomatico internazionale.

 Aver ripreso i rapporti con Cuba, tagliando il Cremlino fuori dai giochi, è un risultato non da poco per la strategia globale americana che, infilata una serie di iniziative forti – rinforzo NATO in Europa dell’Est, sostegno incondizionato all’Ucraina, sanzioni economiche internazionali contro Mosca, eccetera – ora può sbattere in faccia all’odiato Vladimir Putin la prestigiosa conquista simbolica.

I nuovi rapporti di forza e la reazione di Putin
Il regime comunista di Cuba, nella storia dei rapporti di forza tra USA e Russia, è da sempre un simbolo ed è rimasto un inviolabile e inarrivabile punto di approdo per Washington. Fino ad oggi, appunto. Resta da vedere quale sarà da domattina la reazione del presidente russo Putin, già inquieto per i numerosi e sin troppo efficaci tentativi di minarne l’economia nazionale da parte dell’America. Dai mercati, certo, ma soprattutto dal fronte ucraino potremo capire molto della strategia russa dei prossimi mesi.

 Certo, il Cremlino non avrà gradito il colpo d’immagine a stelle e strisce, ma dovrà ammettere e riflettere sul fatto che la partita a scacchi tra Mosca e Washington stavolta segna un importante punto a favore degli USA e mette Mosca in posizione di difesa. Dalle rispettive prime mosse politiche del nuovo anno sapremo se siamo di fronte a una nuova era di distensione, con gli Stati Uniti che partono da una posizione di forza, o se al contrario ci attende un attacco frontale tra Mosca e Washington. In ogni caso da oggi, come ha detto Obama, “todos somos americanos”.

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