Cronaca

Sinodo dei vescovi, le carte autografe di Paolo VI

Tutto nacque da un’intuizione di Papa Montini che nel 1965 istituì il nuovo organismo collegiale che ora discute della famiglia. Pubblicati gli scritti.

Papa Francesco al Sinodo dei vescovi ottobre 2015

Ignazio Ingrao

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«Uno degli annunci più importanti del dopo-Concilio passò quasi inosservato: l’istituzione del Sinodo dei Vescovi. Un organismo nuovo nella Chiesa latina», così annota padre Leonardo Sapienza, citando un attento osservatore di quel tempo. E non si può non essere decisamente d’accordo con lui: era il 14 settembre 1965 quando, a conclusione del discorso inaugurale dei lavori dell’ultimo periodo del Concilio Vaticano II, Paolo VI diede personalmente il primo annuncio del Sinodo dei Vescovi che «composto di Presuli, nominati per la maggior parte dalle Conferenze Episcopali, con la nostra approvazione, sarà convocato, secondo i bisogni della Chiesa, dal Romano Pontefice per sua consultazione e collaborazione». Una vera e propria rivoluzione nell’organizzazione della Chiesa universale, un frutto straordinario dello spirito del Concilio. Sapienza ne ripercorre la nascita e lo sviluppo sotto il pontificato di Montini in un libro dato appena alle stampe dal titolo «Paolo VI e il Sinodo dei Vescovi» (Edizioni VivereIn, pp.354, euro 22). Sacerdote rogazionista, reggente della Casa pontificia e protonotario apostolico, Sapienza ha al suo attivo numerosi libri di preghiere e di catechesi sulla vocazione, raccolte di massime e aforismi tradotti in varie lingue, antologie di scritti di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Gli appunti di Montini
Questa volta padre Leonardo propone un lavoro da storico attento e documentato, ripercorrendo la nascita del Sinodo attraverso gli scritti e gli appunti autografi di Paolo VI che vengono riprodotti anche in fotografia. E’ un’emozione, per esempio, leggere la grafia minuta e ordinata di Montini, le cancellature, le correzioni e le aggiunte del discorso inaugurale in occasione della prima sessione del primo Sinodo dei vescovi il 29 settembre 1967. Così come gli appunti precisi con i quali il Papa di Concesio seguiva le votazioni al termine di uno dei Sinodi che gli fu più a cuore, quello del 1971 sul sacerdozio ministeriale.
Si tratta di una documentazione preziosa per comprendere anche oggi il senso di una istituzione tornata al centro dell’attenzione e del dibattito in seno alla Chiesa e all’opinione pubblica con il Sinodo dei vescovi sulla famiglia in corso in Vaticano. Dopo 50 anni siamo giunti alla quattordicesima edizione del Sinodo ordinario più numerose altre edizioni speciali e straordinarie. A un certo punto si era avvertito un senso di stanchezza per un’istituzione che pareva essersi un po’ troppo burocratizzata e piegata su stessa. Sembrava aver perso lo smalto e la capacità di proposta che aveva voluto imprimergli Montini. Francesco, che a Paolo VI si ispira moltissimo, ha rilanciato con forza questo strumento di consultazione democratica degli episcopati e della Chiesa universale e, appena eletto, ha convocato due Sinodi, a distanza di un anno uno dall’altro, per discutere di una delle sfide più urgenti di oggi: il futuro della famiglia.

Un piccolo Concilio
Si tratta, nota qualcuno, quasi di un «piccolo Concilio» che Bergoglio ha voluto in Vaticano. Di certo il Papa argentino ha colto nel profondo il senso di questa grande novità introdotta da Montini. Il libro di Sapienza, una volta di più, serve anche a fare giustizia sulla figura di Paolo VI. Non il Papa del dubbio e dell’incertezza, come è stato spesso presentato, bensì un pontefice acuto e coraggioso. Merita a questo riguardo rileggere le parole che Montini disse a braccio ai fedeli di Albano e che l’autore cita nel volume, parole che oggi non ci stupiremmo di sentire in bocca a Papa Francesco: «C’è sempre stata una categoria di persone spaventate dalle novità che dicono: “Mi aggrappo al passato. Non cambierò mai!”. Questa è staticità, immobilismo, desiderio di non far nulla; vogliono restare quelli che erano ieri, invece di camminare con quelli di oggi. Il cristianesimo non è fatto per quelli che dormono nell’inerzia e si lasciano portare dalle abitudini».

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