Cronaca

Papa Francesco, il nuovo leader dell’America latina

Defilatosi Fidel Castro, venuto a mancare Chavez, uscito di scena il brasiliano Lula, il continente sudamericano si affida a Bergoglio

Papa Francesco incontra Raul Castro

Ignazio Ingrao

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Non ha mai smesso di seguire la politica argentina. Ma per Papa Francesco non è solo una questione di cuore. Fin dalla Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida nel 2007 Bergoglio ha lavorato per un nuovo protagonismo della Chiesa in America Latina. E ora, a due anni dall’elezione al soglio pontificio, si può dire che il pontefice argentino si pone come un vero e proprio leader di quel continente. Le linee della «politica estera» della Santa Sede, Papa Francesco le ha tracciate chiaramente sin dal suo primo discorso al corpo diplomatico subito dopo l’elezione e nei successivi interventi nel 2014 e 2015: lotta alla povertà, difesa della giustizia, tutela dei diritti umani e del diritto umanitario nelle zone di guerra, libertà religiosa, sostegno a migranti e rifugiati. Temi che ha ripetuto nel recentissimo incontro con il Nobela per la pace Adolfo Perez Esquivel.

 

Un pianeta a testa in giù
Quello di Papa Francesco è un mondo a testa in giù, che mette al centro le periferie. Da qui un nuovo protagonismo per l’America Latina che registra tassi di crescita ormai dimenticati nel Vecchio Continente. Ma che deve ancora superare profonde disuguaglianze. Dal primo viaggio in Brasile, in occasione dell Giornata mondiale della Gioventù, fino all’incontro nei giorni scorsi con raoul castro, Bergoglio ha mostrarto una grande attenzione e sensibilità per i temi più urgenti che riguardano l’America del Sud. Per questo, sulla scorta di una profonda amicizia con il cardinale dell’Avana, Jaime Lucas Ortega y Alamino, il pontefice ha esercitato una mediazione discreta ma decisiva per la riapertura dei rapporti diplomatici tra Cuba e gli Stati Uniti. E ora è deciso ad accompagnare la transizione evitando che pochi, senza scrupoli, possano approfittare delle opportunità offerte dalle aperture del regime. Nel frattempo la Santa Sede, su impulso del pontefice sta lavorando al superamento delle antiche tensioni tra Argentina e Cile. Così come a trovare un assetto politico più stabile, smussando i protagonismi e le asprezze di leader come Evo Morales.

 

Il prossimo viaggio nel suo continente
Proprio il viaggio in programma in Ecuador, Bolivia e Paraguay, dal 5 al 13 luglio, sarà una straordinaria opportunità per il pontefice per chiarire ancora meglio le linee di questa politica. In più è attesa la partecipazione di moltissimi argentini. In attesa della visita che farà proprio nel suo PAese, insieme con Uruguay e Cile nel 2016. Con alcuni dei leader che incontrerà, come Rafael Correa, presidente dell’Ecuador c’è anche una particolare sintonia, per esempio nella lotta alla ideologia del gender, diventata una particolare preoccupazione della Chiesa in questi ultimi anni.
Ma soprattutto uscito di scena Fidel Castro, venuto a mancare Hugo Chavez, defilato Lula, ridotto il protagonismo di Morales, l’America Latina si trova senza padri. E Bergoglio ora incarna la nuova leadership in senso popolare ma non populista, sociale ma non socialista, di cui il popolo latinoamericano sente un grande bisogno. L’imminente beatificazione di Oscar Arnulfo Romero, il 23 maggio a san Salvador si inscrive in questa direzione.

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