Stati Uniti: dilaga la protesta contro la polizia. Si fermerà?
Getty Imagines / Scott Eisein
Stati Uniti: dilaga la protesta contro la polizia. Si fermerà?
News

Stati Uniti: dilaga la protesta contro la polizia. Si fermerà?

Manifestazioni a New York e in altre città dopo l'assoluzione del Grand Jury. A Phoenix un altro nero disarmato è stato ucciso da un poliziotto

E se fosse un fiume in piena destinato a non fermarsi presto? Se fosse uno di quei movimenti di popolo che hanno caratterizzato la storia degli Usa nel corso dei decenni e che hanno contribuito a determinarne la storia e i cambiamenti sociali? Difficile dirlo ora. Troppo presto. Una cosa è certa: migliaia di persone si sono riversate nelle strade di diverse città americane per protestare contro i metodi della polizia contro gli afroamericani; sono scese in piazza contro quelli che sono stati definiti come atti violenti di razzismo.

Un movimento trasversale

E'vero che il teatro di questi raduni sono state solo le grandi città del nord (New York, Filadelfia, Baltimora), o della Costa Ovest come Oakland e Seattle, o della Florida, dove vive una numerosa comunità di latinos, ma è anche vero che la trasversalità della partecipazione alle manifestazioni (non si tratta solo di afroamericani), l'attenzione che una larga fetta di opinione pubblica ha messo su questo tema, la solidarietà e la vicinanza da parte di alcuni uomini delle istituzioni (Barack Obama per primo, ma anche il sindaco di new York Bill de Blasio), compongono un cocktail di elementi che potrebbe determinare il fatto che questa protesta non sia un semplice fuoco di paglia.

Lo diranno i prossimi mesi. La questione razziale è tornata al centro del dibattito dopo i fatti di Ferguson. E la sua importanza è stata ribadita dal caso di Eric Garner a New York. E, in un momento in cui la società è in forte movimento, i cui cambiamenti negli ultimi anni sono stati evidenti (basti pensare ai matrimoni omosessuali), è possibile ipotizzare che questa protesta possa diventare un elemento simbolico attorno al quale si potrebbe radunare la nuova America delle minoranze e quella dei diritti civili.

Le manifestazioni a New York

Per ora stiamo alla cronaca delle ultime ore. Per la seconda notte consecutiva dopo la decisione del Grand Jury di non incriminare il poliziotto bianco che ha ucciso Garner, le strade di New York si sono riempite di manifestanti. Molti loro hanno usato come slogan le ultime parole dette dal venditore ambulante prima che morisse, soffocato dalla stretta dell'agente che lo aveva fermato: "I can't breathe". Non posso respirare.

Molti manifestanti si sono sparsi per Manhattan, un corteo ha costretto la chiusura di alcune corsie del ponte di Brooklyn e del tunnel Lincoln e Holland, altri si sono riversati in Times Square.

L'avvertimento di de Blasio al figlio: attento alla polizia

la giornata è stata caratterizzata anche da una polemiche dopo alcune parole di Bill de Blasio. In una intervista, il sindaco ha confessato di aver messo in guardia Dante, il minore dei due figli avuti dalla moglie di colore Chirlane, dai poliziotti della città. "Sei un ragazzo nero in strada, sta attento alla polizia". Una rivelazione che ha suscitato un vespaio. Rudolph Giuliani, ex sindaco della città, ha detto che le parole di de Blasio non fanno altro che alimentare la violenza.

Come ha alimentato la tensione un'altra uccisione di un nero disarmato da parte di un poliziotto bianco. E'successo martedì, ma è stato rivelato solo oggi. E'accaduto a Phoenix, in Arizona. Un agente gli avrebbe sparato due colpi dopo una colluttazione. L'uomo sarebbe stato fermato per sospetto spaccio di droga. Ma Rumain Brisbon, 34 anni, aveva in tasca solo una confezione di pillole.

Il cartello di un manifestante a New York diceva "Enough is enough". Quando è troppo è troppo. Solo nei prossimi mesi capiremo se un'altra storia di pagina americana è stata girata, se passi avanti nella questione razziale saranno fatti, oppure se tutte queste proteste saranno destinate a spegnersi.



Ti potrebbe piacere anche

I più letti