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Unioni Civili: perché Renzi ora ha fretta

Il premier ha bisogno di fare qualcosa "di sinistra". Così Alfano voterà contro ma la riforma passerà grazie ai voti di PD, M5S e Sel

Qui all’Inferno da dove scriviamo, qualche diavolo meno esperto delle questioni italiane in questi giorni è un po’ stupito, e ha posto delle questioni davvero ragionevoli. Vi sono in Italia – si è chiesto il collega - questioni che languono da decenni senza che nessuno si disperi per questo, e in certi casi sarebbe davvero il caso di disperarsi.

In materia di giustizia e di diritti civili per esempio – che poi a ben vedere sono quasi la stessa cosa – basti pensare alla condizione disumana di molte carceri, rispetto alle quali un soggiorno da noi agli Inferi potrebbe essere quasi una vacanza, e al tempo stesso al cronico abuso della custodia cautelare, utilizzata abitualmente come mezzo di formazione della prova. Oppure, e la questione non è meno grave, ai tempi della Giustizia civile, autentico dramma per molte aziende medie e piccole, di fatto non tutelate di fronte all’insolvenza, e formidabile disincentivo agli investimenti stranieri.

Eppure nell’agenda di Matteo Renzi, incassata la vittoria parlamentare sulla riforma costituzionale, messa in cantiere la Legge di Stabilità, la prossima urgenza sono le Unioni Civili: il disegno di legge Cirinnà, che dormiva placidamente nei cassetti di Palazzo Madama, prima dell’estate è stato ripreso, spolverato accuratamente, e ora ne è stata annunciata l’imminente calendarizzazione in Aula.

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Perché tanta fretta

Qualunque cosa si pensi delle Unioni Civili, o di qualsiasi altra forma di regolamentazione della convivenza fra persone dello stesso sesso, rimane un dato inconfutabile: il tema riguarda poche migliaia di persone in tutt’Italia. Lo dice l’ISTAT, lo dicono i “registri” istituiti dai vari comuni speranzosi in una legge nazionale. Come si spiega allora tanta fretta?

Se esistono ancora anime candide, di quelle che qui da noi all’Inferno verrebbero cacciate via a calci, forse penseranno a una ragione nobile: che importa se sono pochi, parafrasando John Donne, “l’ingiustizia che subisce qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità”. Ma escludiamo che Renzi abbia consuetudine con i poeti elisabettiani, e comunque non se ne farebbe commuovere: dunque, possiamo accantonare serenamente quest’ipotesi.

Si potrebbe allora pensare che davvero la lobby LGBT sia così potente ed infiltrata da condizionare le azioni della politica: una sorta di massoneria senza cappucci, squadre e compassi, ma capace di pilotare le decisioni dei governi. Non sopravvalutiamoli: intanto a loro non interessa nulla della Legge Cirinnà, interessa farsi pubblicità e guadagnare prestigio drammatizzando la questione. E poi noi demoni di massonerie ce ne intendiamo: possiamo assicurarvi che questi certamente sono in grado di influenzare il chiacchiericcio politicamente corretto di giornali e televisioni, ma non di svolgere una funzione così determinante.

E allora perché Renzi si appassiona tanto all’argomento, a costo di mettere in crisi la sua maggioranza con NCD, che su questo tema è risolutamente contraria? Non gli sono bastati gli affanni sulla riforma costituzionale? Perchè far traballare di nuovo il governo? La ragione è semplice, ed emblematica.

Renzi ha appena fatto una cosa “di destra”, o almeno ha annunciato di farla (se poi accadrà davvero e con quali effetti è tutto da vedere): il calo delle tasse, abolendo guarda caso proprio quella imposta sulla casa che per anni è stata il simbolo delle battaglie di Berlusconi. Di conseguenza, è diventata anche un simbolo, di segno opposto, per la sinistra identitaria. Quella sinistra secondo la quale “pagare le tasse è bello”.

Dunque Renzi deve compensare, deve “fare qualcosa di sinistra”, come gli chiederebbe Nanni Moretti se non si fosse stancato di lanciare appelli. E cosa meglio di una bella legge sulle Unioni Civili? Tutti i politicamente corretti lo applaudono, la Chiesa è passata dai “valori non negoziabili” a “chi sono io per giudicare” e quindi abbozza. Certo, c’è l’opposizione interna alla maggioranza di Alfano e dei suoi.

I problemi al Governo

Un "ruggito della formica" che però, per la strana logica dei numeri parlamentari, al governo qualche problema potrebbe darlo. Alfano pare intenzionato davvero a votare contro, su questo tema. Qualcuno dei suoi, più in buona fede di altri, il deputato Alessandro Pagano, si illude che questo “ponga il PD di fronte a un bivio”. In realtà il PD il bivio lo ha già superato da un pezzo, imboccando con decisione la strada della Cirinnà.

Se Alfano vota contro, pazienza. Anzi, meglio, così si dimostra che Matteo fa cose di sinistra anche sfidando la destra. O più prosaicamente, che Alfano è irrilevante. Tanto i voti in Parlamento di SEL e Cinque Stelle su questo tema sono assicurati, e quindi c’è una comoda maggioranza.

E per quanto riguarda Alfano? In fondo va bene così anche a lui, dimostra di non essere subalterno a Renzi, di avere il coraggio di sfidarlo, pur perdendo per l’implacabile legge dei numeri. Chi sa mai che qualche elettore cattolico abbocchi.
In effetti Renzi può permettersi di concedere ad Alfano questa piccola ricreazione, questo giro di valzer con i “cattolici non troppo adulti”, come avrebbe detto il compianto Romano Prodi. La cosa fa bene a entrambi, A Matteo per sembrare più “di sinistra” e ad Angelino per sembrare più ”di destra”.

Naturalmente la vita del governo Renzi andrà avanti serenamente: far parte del governo è la ragione fondativa di NCD, e per Alfano, come per Enrico IV, “il Viminale val bene una Cirinnà”.  
E tutti vivranno felici e contenti.

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