Ucraina, concordata la de-escalation, ma funzionerà?
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Ucraina, concordata la de-escalation, ma funzionerà?
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Ucraina, concordata la de-escalation, ma funzionerà?

A Ginevra il gruppo composto da Usa, Ue, Russia e Kiev sigla un patto per la fine delle violenze, ma Obama non si fida di Putin e tutto è ancora nelle mani di Mosca

Gli Stati Uniti, la Russia e l'Ue a Ginevra hanno mosso i primi passi per risolvere la crisi in Ucraina, che rischia di consegnare il Paese al baratro della guerra civile. I ministri degli Esteri della Federazione e dell'Occidente hanno trovato un accordo sulla necessità di una "de-escalation" nell'Ucraina orientale, dove i filo-russi si sono armati per chiedere lo stesso trattamento della Crimea, ossia l'annessione a Mosca. 

Il cuore dell'accordo di Ginevra, che non è risolutivo ma che rappresenta un inizio di dialogo concreto tra le parti in causa, predispone che tutte le formazioni militari illegali in Ucraina vengano dissolte e che tutti coloro che occupano i palazzi governativi (da Donetsk ad altre città dell'Ucraina orientale) debbano essere disarmati, per impedire ulteriori violenze. Secondo il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, Kiev deve "cominciare immediatamente un dialogo nazionale", perché dall'atteggiamento del governo ucraino, che prenderà forma dopo le elezioni del 25 maggio, si capirà se gli sforzi fatti finora potranno essere risolutivi per porre fine alla crisi.

In ogni caso, gli analisti sostengono che le sanzioni occidentali contro Mosca continueranno a restare in piedi. Una sorta di avvertimento a Vladimir Putin che i patti vanno rispettati e che l'impegno della Federazione per la de-escalation delle violenze in Ucraina deve essere concreto. Già, perché - al di là dell'accordo che è una buona notizia - in realtà il futuro non è ancora del tutto chiaro. Tutto dipende da quello che ora farà Putin. Deciderà di prestare fede agli impegni sottoscritti a Ginevra o farà entrare le sue truppe nei territori orientali dell'Ucraina?.

Il presidente russo, durante il solito discorso fiume di più di 4 ore ieri a Mosca, ha usato parole molto dure. Ironizzando sugli "omini verdi" (così vengono chiamati i soldati russi non riconoscibili in Ucraina), ha detto che è ferma intenzione di Mosca difendere gli interessi dei cittadini russi nelle zone ucraine orientali e altrove e che per questo la soluzione migliore sarebbe avere una Ucraina federale, con più autonomie alle aree russofone.

L'accordo di Ginevra prevede anche un'amnistia per tutti i manifestanti anti-governativi dell'Ucraina orientale e parla di "inclusività", un termine non a caso, che indica un possibile passo verso la reale concessione di una maggiore autonomia alle aree orientali del Paese, come vorrebbe il presidente russo. Da oggi in poi i cani da guardia dell'accordo saranno gli ispettori dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e lo Sviluppo in Europa), che monitoreranno la situazione per verificare se la de-escalation è realmente in atto.

Ma da Washington il presidente Barack Obama è tiepido e, pur sottolineando che l'accordo di Ginevra è promettente, lascia aperta la porta sul futuro della crisi, sostenendo che al momento nessuno sa se la Russia utilizzerà la sua influenza per restaurare l'ordine in Ucraina. E la NATO intanto rafforza militarmente i confini dei Paesi membri dell'area, preparandosi al peggio.

"Non credo che a questo punto possiamo avere certezze", ha dichiarato in modo secco il presidente Usa durante un incontro con la Stampa alla Casa Bianca, e ha poi aggiunto che gli Stati Uniti hanno "Messo in campo altre conseguenze che possono essere imposte alla Russia qualora non si veda un effettivo miglioramento della situazione". Tradotto: le sanzioni Usa-Ue contro la Russia restano in piedi e, anzi, potrebbero essere rafforzate se Mosca violasse il patto siglato a Ginevra.

Obama sa bene che tutto è nelle mani di Vladimir Putin, che attraverso il suo ministro degli Esteri nega la volontà russa di "occupare" militarmente la parte orientale dell'Ucraina, ma allo stesso tempo personalmente usa parole più sibilline e fa intendere che se dovrà decidere di "proteggere" i russi in Ucraina non avrà nessuna remora ad armare l'esercito. Intanto, Kiev ha annunciato l'introduzione di restrizioni su larga scala all'ingresso di cittadini russi nel Paese, mandando su tutte le furie Lavrov.

Le autorità ucraine hanno dichiarato di voler "prevenire ulteriori provocazioni al confine" e hanno vietato a tutti gli uomini russi tra i 16 e i 20 anni l'ingresso nel Paese. La decisione tocca circa 45 milioni di cittadini della Federazione russa, che sono autorizzati ad entrare in territorio ucraino solo qualora possano dimostrare di dover partecipare al funerale di qualche famigliare e congiunto. 

Insomma, nonostante il patto di Ginevra sulla de-escalation la soluzione della crisi ucraina resta saldamente nelle mani di Putin. Ma il presidente russo al momento non può permettersi nuove sanzioni. L'economia della Federazione dal mese di gennaio sta dando segni di recessione. La svalutazione del rublo ha portato al peggioramento del potere di acquisto delle famiglie russe. Le sanzioni peggiorerebbero ulteriormente la situazione.  

Oltretutto, Putin sa che se si andasse a referendum a Donestk sulla scia di quello della Crimea, di certo i risultati non sarebbero così straordinari per Mosca, visto che la presenza russa nell'area è nettamente inferiore a quella sulla Penisola. Il capo del Cremlino sa bene che per risollevare la testa la Russia non dovrà inviare nuovi "omiini verdi" oltreconfine. La guerra in Ucraina non conviene a nessuno, e - soprattutto in questo momento - non conviene a lui.

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