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Ucraina, nuovi combattimenti: un futuro diviso e una tregua labile

I filorussi sono decisi a strappare anche le porzioni di territorio sul confine tracciato a Minsk, dove la presenza governativa resta forte

Per Lookout news

Aspri combattimenti hanno avuto luogo ieri e sono proseguiti questa notte in Ucraina tra le forze governative e i ribelli ucraini filo-russi in Ucraina orientale. Gli scontri, denunciati dai ribelli come un’aggressione, sono stati portati con carri armati e artiglieria pesante nelle località di Maryinka e Krasnohorivka, poco fuori la città di Donetsk, in mano ai ribelli da oltre un anno (aprile 2014). Gli scontri, cui avrebbero partecipato almeno un migliaio di miliziani di Donetsk sono stati confermati dai funzionari governativi di entrambe le parti. Il bilancio parla di almeno 25 feriti, e si spera di non dover registrare alcun morto.

 Secondo gli esperti, questi sono i combattimenti più pesanti dal cessate-il-fuoco siglato a Minsk lo scorso febbraio. La violazione della tregua viene imputata a un’iniziativa dei ribelli filo-russi ma, come in ogni guerra, la verità è sempre nel mezzo. Kiev accusa i separatisti di aver lanciato un’offensiva su vasta scala in aperta violazione della tregua ma, ovviamente, i diretti interessati negano.

 Gli scontri tra le truppe governative e i ribelli in quest’area certificano non solo l’intensificarsi delle operazioni militari lungo la linea di separazione, ma denotano una strategia dei ribelli che tende a consolidare i progressi sul campo e ad ampliare l’area finita sotto la loro giurisdizione.

 Ad oggi, sono le regioni di Donetsk e Luhansk a sfuggire al controllo di Kiev, ma i ribelli sono decisi a strappare anche le porzioni di territorio in bilico su quel confine tracciato a penna, dove la presenza governativa resta forte. Uno di questi luoghi è appunto Maryinka, teatro di aspri combattimenti da mesi. Conquistare questa città e inglobarla nelle repubbliche ribelli sembra un obiettivo alla portata dei separatisti. Questo costituirebbe inoltre il principale progresso da mesi per i filorussi, dopo la presa di Debalstevo.

 

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Cosa è successo dopo la tregua di Minsk?
La tregua sancita in Bielorussia ha stabilito la creazione di una buffer zone tra le parti e il ritiro dal fronte delle armi pesanti. Una condizione, questa, che favorisce le milizie più mobili di Novorossja, e anche la sua popolazione. Perché mentre l’esercito di Kiev utilizza l’artiglieria pesante per bombardare le città del Donbass, le milizie la usano esclusivamente per annientare le difese nemiche.

 Considerato ciò che è accaduto negli ultimi mesi, la tregua di Minsk non poteva che essere in favore di Putin e degli insorti. Gli elementi politici dell’accordo sono difficilmente attuabili. Impensabile che il governo di Kiev, già in gravi difficoltà economiche e retto dai prestiti del Fondo Monetario Internazionale, paghi pensioni e quanto dovuto agli abitanti del Donbass. Ancora più impensabile che la Rada (il parlamento ucraino) approvi mai una riforma costituzionale condivisa in favore delle regioni autonomiste, visto che al momento sta approvando una legge che rende crimine la negazione dell’aggressione russa. E il ritorno del controllo dei confini al governo è proprio subordinato a queste riforme e a elezioni autonome nel Donbass.

 In sintesi, i ribelli filorussi hanno così ottenuto dalla tregua di Minsk la fine dei bombardamenti contro la popolazione e il vantaggio tattico del ritiro dell’artiglieria pesante. Oltre a questo, si è passati alla ricognizione dell’attuale linea di contatto, quindi dei confini raggiunti e congelati. Mantenendo il controllo delle frontiere per come sono oggi, per i ribelli rimarrà attivo il passaggio di rifornimenti dalla Russia (un sostegno non da poco) e, infine, viene concesso loro il tempo per addestrare nuovi volontari.

 Kiev può invece attenuare il rischio di uno smottamento del governo, già pressato da dimostranti e parlamentari per gli insuccessi militari. Insomma, almeno per ora la crisi politica, con nazionalisti e neonazisti pronti a scendere in piazza, è scongiurata. Il governo ucraino ha inoltre ottenuto – grazie a un Putin, rischiosamente disponibile – l’indenne fuoriuscita della divisione corazzata accerchiata nella sacca di Debaltsevo.

 Ma l’episodio di giugno è specchio di una silenziosa ma continua erosione di terreno, che i ribelli hanno intenzione di strappare al governo centrale. Che non starà certo a guardare.

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