In Ucraina ha fallito l'Europa
Bulent Kilic-Afp/Getty Images
In Ucraina ha fallito l'Europa
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In Ucraina ha fallito l'Europa

Nessuna strategia, nessuna diplomazia; solo sanzioni "mirate" ma inutili  - Scenari  - Foto  - Foto 2  - Video  - Video 2

“Fuck the EU!”. E se avesse ragione Victoria Nuland? Fanculo la UE! Lo sfogo della vice-segretario di Stato americana al telefono con Geoffrey Pyatt, ambasciatore degli Stati Uniti a Kiev, quello sfogo-gaffe che aveva scandalizzato le cancellerie europee, si sta rivelando premonitore, è ormai la fotografia dell’irrilevanza, miopia e incapacità di questa Europa davanti alla tragedia dell’Est Europa (o Ovest Russia?) 

In Ucraina la strategia (strategia?) dell’Unione ha clamorosamente fallito. Anche questa mattina, con i burocrati al seguito dei tre ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia che davano per fatto un accordo che ancora non c’era. Perché un accordo non si può costruire a tavolino raccogliendo le firme di qualche alto papavero su un pezzo di carta, senza considerare la realtà della piazza in ebollizione e di una Russia che partecipava solo come facciata alla mediazione e tanto poco ci aveva creduto, da mandare non il ministro degli Esteri Lavrov, omologo degli europei, ma un inviato che per di più rifiuta di apporre l’autografo. Mosca ha tenuto un punto di forza e di coerenza, se è vero che alla vigilia ha avvertito il presidente Yanukovic: non farti trattare “come uno zerbino” (dagli europei, s’intende, in combutta con la piazza “golpista”).   

Purtroppo, l’Ucraina si avvia verso la guerra civile mentre il sangue scorre già. Guerra civile perché il paese è spaccato tra un ovest filo-europeo, un est prevalentemente filo-russo e una Crimea assolutamente russofila. E le timidezze, gli errori, l’approccio burocratico dell’Unione Europea (cioè dei singoli paesi preoccupati, a cominciare dalla Germania, di mantenere una buona vicinanza con la potenza energetica russa) paradossalmente hanno alimentato la disperazione del Maidan, piazza dell’Indipendenza epicentro della rivolta, e la propensione di Yanukovich a inginocchiarsi davanti al più forte (Putin) e a chi (la Russia) mette nel piatto più soldi: 15 miliardi di dollari di aiuti più il chip dello sconto sulle forniture di gas. 

Adesso l’Europa si precipita a (tentare di) fare quello che avrebbe dovuto fare da tempo: applicare le sanzioni ai figuranti del regime, ma sanzioni “mirate e graduali”. In fondo, è la conferma di un fallimento. L’Europa ha drammaticamente dimostrato di non saper prevenire, impedire o gestire le crisi esplose al suo interno. A partire dalla ex Jugoslavia e dal Kosovo. E lo sfogo della Nuland è perfino benevolo, perché rimarca solo l’irrilevanza europea, non anche la sua grave responsabilità. Va detto che neppure gli Stati Uniti di Obama hanno brillato per efficacia nel contrapporsi alla visione imperiale euro-asiatica di Putin, e sono stati umiliati sul dossier siriano. Ma l’Europa è riuscita a far di peggio in Ucraina. Continua a essere una quadriga che sbanda con Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia mai d’accordo. È un’Europa che in Libia con Sarkozy fa la guerra a Gheddafi per ritrovarsi con il Mali in fiamme e Al Qaeda alle porte. Che con la Merkel adotta la linea della cautela in politica estera mentre proprio il pragmatismo che fu alla base della Ostpolitik dovrebbe suggerire oggi di mostrare i muscoli. Poi la Gran Bretagna che guarda al continente come a un mondo remoto, più lontano della remota costa americana dell’Atlantico. E l’Italia che conta in Europa come il due di picche di un continente che è il due di picche della politica mondiale. La piazza europeista, occidentale e liberale di Kiev (fatta la tara della destra nazistoide antisemita) non poteva avere sponsor peggiore di questa piccola Europa delle cancellerie.

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