Tutti i limiti del "divorzio-breve"
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Tutti i limiti del "divorzio-breve"
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Tutti i limiti del "divorzio-breve"

Daniela Missaglia, noto avvocato matrimonialista, spiega perché da sola la nuova norma non basta - La scheda

L'attuale proposta di legge sul divorzio breve, al vaglio al Senato, non condurrà ad un vero e proprio abbreviamento dei tempi per ottenere il divorzio finché non si prenderanno “accorgimenti procedurali specifici". Oggi, in Italia, infatti per ottenere il divorzio quando uno dei due coniugi non è d'accordo a concederlo in via consensuale, ci vogliono in media sette anni di giudizio, affrontando ben due distinti procedimenti, separazione prima e divorzio poi.

Ai sensi del regolamento europeo, questo tempo si riduce a poche settimane ed infatti, in Spagna piuttosto che in Francia, il divorzio si ottiene subito. E' quindi di tutta evidenza la necessità di rispettare le norme comunitarie ed adeguarsi con l'introduzione del divorzio breve.

Nondimeno, la proposta di legge già approvata dalla Camera e che ora passerà al vaglio definitivo del Senato, a ben vedere, difficilmente risolverà il problema di abbattere i tempi biblici del divorzio.

Infatti è bene chiarire subito che il conseguimento dello status di persona libera è il vero obiettivo da raggiungere, a prescindere dal prosieguo di eventuali cause per dipanare i problemi connessi alla crisi familiare, sia in punto economico che in punto personale. Quello che le coppie cercano di avere in fretta è il ritorno allo “stato libero", in modo tale, ad esempio, da potersi risposare, oppure per estromettere definitivamente l'ex coniuge dall'asse ereditario. Nulla questio in caso di domande congiunte; il problema sta, invece, in caso di disaccordo.

La soluzione è più semplice di quella che sembra: la pronuncia sul solo status dovrebbe essere emessa già in fase presidenziale, all'esito della primissima udienza di comparizione dei coniugi, quando non addirittura PRIMA.

Attualmente, il Presidente del Tribunale adito ai fini del divorzio può soltanto adottare i provvedimenti provvisori ed urgenti (affidamento e collocamento dei figli minori, mantenimento, ripartizione delle spese e regime di visite) e rimettere la causa al Giudice Istruttore per la prosecuzione del giudizio. É solo alla prima udienza davanti al Giudice Istruttore che le parti possono chiedere l'emanazione di una sentenza parziale sullo status; il Giudice, allora, fissa una nuova udienza (che sarà, dunque, almeno la terza) per la “precisazione delle conclusioni" per poi rimettere la causa al Collegio ai fini della decisione, addirittura talvolta assegnando alle parti i termini di rito per il deposito delle memorie conclusionali e delle repliche (completamente inutili).

In buona sostanza ed in parole più semplici, dal deposito del ricorso divorzile all'emanazione della sentenza parziale di divorzio (che sancisce la libertà di stato delle parti), ci vorranno almeno tre udienze e potrebbe passare anche un anno e mezzo, salvo ulteriori differimenti dovuti al carico di lavoro dei Tribunali ordinari.

Diverso, sarebbe, invece, se la sentenza di divorzio potesse essere emessa direttamente alla prima udienza, o subito dopo.

Riflettendo anche sul fatto che oggi il Presidente non può, allo stato, emettere sentenza (le cause di separazione e divorzio sono tra quelle in cui il Tribunale giudica in composizione collegiale, e la fase presidenziale ha natura solo sommaria) una riforma potrebbe prevedere la possibilità che il Presidente possa rimettere la causa direttamente al Collegio per la pronuncia sullo status, senza doverla assegnare prima al Giudice Istruttore. In alternativa, si potrebbe prevedere la comparizione dei coniugi (in prima udienza) direttamente dinnanzi al Collegio; oppure si potrebbe ipotizzare che la causa venga esaminata dal Collegio solo per la verifica dei requisiti fondanti la pronuncia sullo status, comunque nel rispetto del contraddittorio, e che questa venga emessa ancor prima della fase presidenziale (per intenderci: tra il deposito del ricorso e la prima udienza). Quest'ultima ipotesi potrebbe essere la migliore.

Mi rendo conto che quelle che propongo sono modifiche procedurali piuttosto significative e che andrebbero a “stravolgere" il procedimento come fino ad oggi lo conosciamo, ma solo uscendo dai formalismi ed allargando un po' le maglie delle regole rigide si potrà ottenere un risultato sostanziale.

Sotto diverso ma non meno importante profilo, tali modifiche potrebbero evitare l'impatto previsto con la presentazione immediata di divorzio da parte di oltre 200.000 coppie che affonderebbero i Tribunali ordinari, già saturi di competenze tra separazioni, divorzi e crisi di coppie di fatto. Nella proposta di legge che ho letto, invece, vengono soltanto accorciati i tempi necessari per proporre la domanda: non basta.

Questi, a mio parere, andrebbero addirittura annullati, con la possibilità di proporre la domanda di divorzio contestualmente a quella di separazione. Ma siamo ancora molto lontani da questo passo.

Info: https://www.danielamissaglia.com/

Per richieste: segreteria@danielamissaglia.com

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