Tutti i dossier di Federica Mogherini

Non è nelle grazie del gotha di Bruxelles. Ma il nostro Alto Rappresentante UE ha tutte le carte in regola per fare bene

Vladimir Putin con Federica Mogherini al Cremlino, 9 luglio 2014 – Credits:  ANSA /MIKHAIL KLIMENTIEV

Di Alfredo Mantici per Lookout news

Diciamoci la verità. Negli ultimi cinque anni sotto la guida della baronessa inglese Catherine Ashton la politica estera dell’Unione Europea ha brillato secondo le interpretazioni più severe per la sua assenza e, secondo le valutazioni più benevole, per la sua timidezza. In nessuno dei delicati dossier di politica internazionale, dall’Ucraina alla Siria, dall’Iraq ai Balcani, dalla Cina al Giappone, si è mai riusciti a capire quale fosse la posizione dell’Unione, a parte qualche dichiarazione “politicamente corretta”.

 La nomina di Federica Mogherini all’incarico di Lady Pesc rappresenta non soltanto un grande risultato per Matteo Renzi ma, forse, può contribuire a ridare all’Europa il ruolo di protagonista al tavolo delle relazioni internazionali. La Mogherini è stata scelta come commissario europeo per la politica estera nonostante le forti resistenze conservatrici che si sono registrate in Italia e a Bruxelles.

 Già la sua nomina a ministro degli Esteri italiano da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi era stata accolta con stupore un po’ provinciale dai commentatori politici, in quanto di lei si ricordava soprattutto un pungente giudizio sull’allora sindaco di Firenze pubblicato via Twitter nel novembre del 2012. “Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza, temo”, twittava all’epoca.

 Diventato premier, evidentemente Renzi non ha giudicato quel tweet un insulto ma ha fortemente voluto la Mogherini alla testa della nostra diplomazia scontrandosi duramente, secondo fonti qualificate, con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che avrebbe preferito una riconferma del ministro uscente Emma Bonino.

 Nonostante le voci degli scettici, Federica Mogherini si è subito imposta alla Farnesina come “ministro secchione” essendo, per sua stessa ammissione, una “fanatica della mediazione”. Seguendo le indicazioni date da Renzi ai suoi ministri (“sono i politici che governano e non i tecnici”), la Mogherini ha gestito in prima persona tutti i più importanti dossier posati sul suo tavolo, arrivando addirittura – circostanza che ha gettato nello sconcerto gli alti funzionari del ministero degli Affari Esteri – a scrivere integralmente da sola tutti i testi dei suoi interventi in parlamento, sia in aula che in commissione, così come in campo europeo e internazionale.

 Parlando perfettamente inglese e francese ha sempre capeggiato all’estero delegazioni molto “snelle” rispetto al passato e ha avuto la possibilità di svolgere incontri e trattative a tu per tu con i più importanti leader europei, d’oltreoceano e di altri fondamentali scacchieri senza la costante assistenza di interpreti e di funzionari. Alla vigilia della sua nomina europea si sono levate critiche abbastanza velenose da parte del Financial Times, Le Monde e Wall Street Journal, oltre a quelle di buona parte dei commentatori italiani che hanno tentato di ostacolare la sua nomina ai vertici della politica estera UE.

 

La carriera politica
Nata a Roma nel 1973 da una famiglia della buona borghesia (il padre Flavio, morto nel 1994, è stato un regista e sceneggiatore di grande successo), Federica Mogherini ha dimostrato fin dalla giovane età una spiccata propensione per l’impegno politico e di studio in campo internazionale. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sul tema Islam e Politica, durante un periodo in Francia nell’ambito del programma Erasmus all’Istitute de Recherche e d’Etudes sur le Monde Arabe et la Méditerranée (IRENAM) si è impegnata politicamente a sinistra, prima nei ranghi della Federazione Giovanile Comunista Italiana e, poi, nelle fila dell’allora PDS, aderendo a “Sinistra Giovanile” di cui rapidamente divenne Responsabile Esteri.

 

Molto attiva in campo internazionale, negli anni Novanta la Mogherini aderisce allo “European Youth Forum” e viene nominata vicepresidente dell’“European Community Organization of Socialist Youth” e membro della segreteria del “Forum della Gioventù della FAO”. Questi incarichi le consentono di intessere una fitta rete di relazioni con colleghi dell’area socialista europea, molti dei quali oggi hanno fatto carriera in campo politico, amministrativo e istituzionale in Francia, Germania, Olanda, Inghilterra e Spagna.

 

Record di presenze
Vicina a Walter Veltroni, di cui è stata collaboratrice quando l’esponente DS era sindaco di Roma, dal 2003 è stata nominata responsabile del partito per i rapporti internazionali del Dipartimento Esteri. Successivamente, durante la segreteria di Piero Fassino, è stata nominata responsabile nazionale dei rapporti con l’estero e delle relazioni internazionali.

 

Entrata in parlamento nella XVI Legislatura, Federica Mogherini è stata nominata segretaria della Commissione Difesa, posto che ricopre per cinque anni, mentre è anche membro della delegazione parlamentare italiana presso il Consiglio d’Europa. Confermata nel suo seggio di deputato nelle elezioni del 2013, prima di essere nominata ministro degli Esteri nel febbraio del 2014, la Mogherini è presidente della delegazione parlamentare italiana presso la NATO e membro delle commissioni Esteri, Difesa e Politiche dell’Unione Europea. Come deputato nelle due legislature ha fatto registrare un record di presenze in aula con lo “score” del 98,7%.

 

La crisi in Ucraina
Per quanto riguarda la crisi tra Russia e Ucraina, e più in particolare le tensioni tra Europa, Stati Uniti e Russia, la Mogherini è stata criticata dalla stampa internazionale e da diplomatici dei Paesi Baltici per essere decisamente “filorussa”. L’atteggiamento tenuto durante la crisi tra Kiev e Mosca ha però decisamente smentito queste accuse, confermando che la Mogherini di fronte a una disputa diplomatica propende sempre per l’avvio di negoziati e non per l’uso della forza.

Di fronte a una sconcertante dichiarazione del capo della diplomazia USA John Kerry, secondo il quale dove non arrivano i diplomatici debbono intervenire i militari, la Mogherini ha ribadito che “è interesse dell’Ucraina, dell’Europa e della Russia che la crisi abbia una soluzione politica e non una soluzione militare, che semplicemente non esiste […] L’Italia esclude un’azione militare, che sarebbe devastante anzitutto per l’Ucraina, per l’est dell’Europa oltre che per il futuro delle nostre relazioni”.

Insomma la Mogherini, un politico cresciuto come ama sottolineare lei stessa “dopo la caduta del Muro di Berlino”, promette di riportare un po’ di politica in Europa sottraendola a quei grigi funzionari che dall’economia alle relazioni internazionali tentano continuamente di prendere il sopravvento sugli uomini e sulle donne che comunque hanno alle spalle una legittimazione popolare. Le premesse per una nuova politica europea più dinamica e pragmatica ci sono tutte e la Mogherini ne può essere l’interprete. Staremo a vedere.

La questione palestinese
Un atteggiamento altrettanto pragmatico e favorevole a negoziati a tutto campo viene rivolto alla questione israelo-palestinese. Nonostante sia stata accusata di essere filo-palestinese (molti commentatori italiani e stranieri le hanno rinfacciato una fotografia che la ritrae a braccetto con Yasser Arafat, ndr), nel commentare l’ultima crisi di Gaza la Mogherini non si è limitata a chiedere la fine delle incursioni israeliane contro la Striscia, ma non ha esitato a riconoscere che la reazione israeliana è stata motivata dal lancio di missili da parte dei miliziani di Hamas e dall’uso dei tunnel per attaccare cittadini e soldati israeliani.

 Come si vede, non si tratta delle posizioni tradizionali della sinistra post-comunista che negli ultimi due decenni ha subito una innegabile deriva filo-palestinese.

Lo Stato Islamico
Per quanto riguarda l’intervento contro lo Stato Islamico (IS), la Mogherini si sta dimostrando molto prudente per il timore che un coinvolgimento diretto dell’Italia, dell’Europa e della NATO possa comportare insostenibili ritorsioni terroristiche sul territorio europeo.

È assolutamente contraria a un intervento militare diretto della NATO e dei Paesi europei, mentre preme per un maggiore coinvolgimento nel processo di contenimento dell’esercito islamico da parte dei Paesi arabi della regione. In proposito, la Mogherini si è attivata per favorire anche un coinvolgimento dell’Iran nella lotta internazionale contro i jihadisti dell’IS, perché Teheran è un interlocutore fondamentale in Medio Oriente oltre che “protettore” di tutti gli sciiti dell’area.

 

 

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