Truffe online: parte l'operazione Fraudo

Assegni falsi e raggiri sui siti: sono 44 gli indagati nell'ambito dell'operazione portata avanti dai carabinieri della compagnia di Roccella Jonica

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C'è l'imprenditore che vende uno dei macchinari della sua azienda per tentare di riprendere un po' fiato da una crisi che strozza; e poi c'è il contadino che offre online il suo trattore per racimolare una cifra sufficiente a garantirsi le cure necessarie per superare e vincere una grave malattia.

Ai truffatori però le storie e i visi che stanno dietro a quegli annunci trovati sul web non interessano. L'importante è arraffare beni senza spendere un euro, e con una strategia che si ripeteva uguale a se stessa da almeno due anni, il periodo di tempo che è servito loro per mettere a segno 103 truffe accertate e un giro d'affari pari a due milioni di euro.

Sono 44 gli indagati nell'ambito dell'operazione "Fraudo" portata avanti dai carabinieri della compagnia di Roccella Jonica che, questa mattina, hanno messo le manette ai polsi a 12 di essi. L'accusa per loro è di associazione a delinquere finalizzata alle truffe, messe a segno in tutta Italia e con un modus operandi ormai rodato.

I dodici monitoravano i principali siti di annunci, individuavano il prodotto desiderato, contattavano il potenziale offerente, gli davano appuntamento solitamente a ridosso del fine settimana e pagavano la merce con un assegno immancabilmente falso che sarebbe stato controllato dal malcapitato solo qualche giorno dopo. In questo modo sono riusciti ad assicurarsi macchine di lusso, escavatori, mezzi agricoli, ma anche moto d'acqua e un martello pneumatico, fino a spingersi all'acquisto di prodotti dalla dubbia utilità, come nel caso di un trono di legno.

Molto "gettonati" dalla banda anche gli animali: da un cucciolo di bulldog sottratto con l'inganno a una donna residente a Milano, a quattro cavalli provenienti dalla provincia di Nuoro, fino alle tre mucche rintracciate a Sivignano Irpino.  Nel caso del cagnolino, i truffatori, fingendosi allevatori e addestratori, hanno commesso una prima mossa falsa: sono arrivati nel capoluogo lombardo con un assegno da 2.600 euro convinti di farla franca ma ad immortalarli c’era le telecamere installate nei pressi dell’abitazione in cui hanno “prelevato” l’animale e che sono state utili ai militari per individuarli.

Centotre i raggiri messi a segno in tutta Italia tra il 2010 e il 2012 dai "dodici", capaci di contraffare qualsiasi tipo di documento, dagli assegni alle carte di identità, dai contrassegni assicurativi agli estratti del casellario giudiziale.

Su tutto spicca l'abilità dei componenti del sodalizio, pratici della Rete così come nella manipolazione di documenti, e capaci di conquistare senza fatica la fiducia delle vittime. E poco importava a questi impostori se c'era chi contasse su quegli assegni (falsi) per garantirsi il proprio futuro. E’ il caso del contadino di Potenza che, nel maggio 2011, si è spinto fino a Rosarno per vendere il proprio trattore: i 15 mila euro che credeva di aver intascato gli sarebbero serviti per le cure utili a risollevarsi da una grave malattia. Una volta accortosi di essere stato raggirato, ha contattato disperato i carabinieri, e così per i mesi successivi, nella speranza di rivedere i suoi soldi.

Ma c’è anche l’imprenditore di Teramo, malato terminale, convinto di essersi assicurato 36 mila euro con la vendita di un escavatore, così da lasciare un po’ di liquidi alla propria famiglia: anche lui ha viaggiato fino in Calabria, a Marina di Gioiosa Jonica, per affidare alla banda l’ipoteca sul futuro dei propri cari.

Gli arrestati, tutti con precedenti specifici, risiedono per la stragrande maggioranza a Marina di Gioiosa Jonica, con sette componenti della medesima famiglia, i Bevilacqua, finiti ai domiciliari (due di questi vivono a Corniglio, in provincia di Parma). Stessa sorte per i compaesani Salvatore Amelio, Rocco Coluccio, Roberto La Monica e Arturo Mittica (solo per quest'ultimo è stata disposta la misura di custodia cautelare in carcere), mentre per Egidio Cardone le manette sono scattate a San Giorgio Lucano.

L’indagine è partita alla fine del 2010, quando diversi sequestri di tagliandi assicurativi falsi e innumerevoli denunce di truffe, hanno fatto rizzare le orecchie ai carabinieri delle stazioni di Marina di Gioiosa Jonica e Caulonia Marina, che sono così arrivati a scoprire un inganno che ha fruttato alla banda due milioni di euro e che, dalla Calabria, è arrivato fino in Val d'Aosta, con vittime residenti in molte regioni d'Italia, dal Lazio al Piemonte, dalla Toscana alla Lombardia, dalla Campania all'Emilia Romagna.

L'attività, che ha registrato il coinvolgimento di oltre 100 Comandi dell'Arma, ha portato a decine di perquisizioni e al sequestro di computer, sim card, assegni e documenti d’identità contraffatti.

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