Trattativa Stato-mafia: è guerra tra imputati e pm
Il generale Mori (ANSA)
Trattativa Stato-mafia: è guerra tra imputati e pm
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Trattativa Stato-mafia: è guerra tra imputati e pm

Mario Mori e Giuseppe De Donno querelano il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, e Massimo Ciancimino

Gli ex ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno, due dei dieci imputati a Palermo nel processo sulla presunta trattativa fra Stato e mafia, hanno querelato ieri per diffamazione aggravata il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, e Massimo Ciancimino, controverso testimone-indagato in tanti procedimenti e con loro imputato a Palermo.

Lo scontro era nell’aria da tempo. Ma tutto è cominciato martedì 4 marzo, quando la difesa degli imputati del Ros ha depositato nella cancelleria della corte d’Assise di Palermo un’istanza di rimessione dell’inchiesta Stato-mafia.

Nell’atto Mori, De Donno e un terzo imputato, Antonio Subranni (a sua volta ex ufficiale dei carabinieri) chiedono il trasferimento del dibattimento in un altro tribunale (il documento è in fondo all'articolo). Il motivo? Il forte rischio per l’incolumità delle persone e per i rischi subiti dalla sicurezza pubblica in seguito alle minacce di Totò Riina e ad altri episodi inquietanti, che si sono verificati proprio nei confronti dei magistrati del processo Stato-mafia. Su quella richiesta, prevista dall’art. 45 del codice di procedura penale, ora dovrà pronunciarsi la Cassazione.

Da nove mesi, sui mass media, si distillano le intercettazioni delle minacce di Riina ai pm dell’inchiesta. Il capo dei capi, recluso a Opera (Milano), tenuto rigidamente sotto controllo video e audio dagli investigatori della procura siciliana, durante l’ora di “socialità” nel cortile del carcere di Opera con il detenuto pugliese Alberto Lorusso, aveva più volte manifestato l’intenzione di uccidere il pm Antonio Di Matteo

Il desiderio conclamato di fare "ballare un samba" allo Stato e le minacce dirette al pm di punta dell’inchiesta Stato-mafia avevano fatto scattare il codice rosso dentro le istituzioni. Lo stesso magistrato, intervistato dai quotidiani nazionali, aveva avvalorato la sua preoccupazione per le frasi del boss, dichiarando più volte che quelle di Riina non erano "semplici minacce", ma "intenzioni omicidiarie prospettate a un altro detenuto perché vengano portate all'esterno per essere eseguite".

Massimo Ciancimino, intervistato, ha dichiarato che con la richiesta di remissione si era "superata ogni decenza", sostenendo che era "una vergogna presentare una simile istanza, una vergogna che riguarda gli ex ufficiali del Ros e i loro legali, che pure indossano una toga della quale dovrebbero essere degni". Critico anche il commento di Teresi, il quale ha definito "un paradosso" ed "eticamente sbagliata" la presentazione dell'istanza. Per il magistrato, inoltre, non sarebbe un caso che la richiesta di spostare il dibattimento venga proprio dagli ufficiali dell'Arma che, secondo l'accusa, negli anni delle stragi del '92 sarebbero a patti con Cosa nostra: "Continuano con il loro peccato originale” ha detto Teresi, “pensando che davanti alla minaccia di un pericolo lo Stato debba arretrare".

Ora si vedranno gli sviluppi di questo nuovo caso. Intanto si addensano nuove ombre. E riguardano la fuga di notizie sulll’istanza presentata da Mori, De Donno e Subranni. L’atto è stato regolarmente depositato il 4 marzo nella cancelleria della corte d’Assise di Palermo. La legge prevede che la notifica della richiesta venga eseguita a cura della parte che fa l’istanza a tutti i soggetti coinvolti nel dibattimento: pm, imputati e parte civile.

Da fonti attendibili risulta a Panorama.it che le notifiche siano state effettuate soltanto ieri (6 marzo). Eppure già il 5 marzo l’agenzia Ansa aveva pubblicato la notizia in anteprima, seguita poi dagli altri giornali. È legittimo domandarsi di chi sia la responsabilità della fuga di notizie. A chi giova la mossa? Certamente non agli ex ufficiali dell’Arma che hanno presentato l’istanza di trasferimento del processo: loro avevano tutto l’interesse alla segretezza dell’atto. E allora? Si aprirà un’inchiesta anche su questa violazione del segreto d’ufficio?

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Qui il testo della richiesta di remissione del processo sulla trattativa Stato-mafia da Palermo ad altro tribunale.

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