Via i segreti di Stato sulle stragi. È vera trasparenza?
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Via i segreti di Stato sulle stragi. È vera trasparenza?
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Via i segreti di Stato sulle stragi. È vera trasparenza?

L’altra faccia della medaglia della lodevole iniziativa di Palazzo Chigi è avere gli stessi dubbi e ancor meno chiarezza di prima. E inimicarci i servizi segreti alleati

per Lookout News

La desecretazione dei documenti sulle stragi italiane ad opera della presidenza del Consiglio è certamente una notizia di peso, idealmente positiva e destinata a produrre effetti sulla memoria storica del Paese. In merito alla trasparenza e all’apertura indicate dal governo come uno dei punti qualificanti della propria azione, infatti, va dato atto che Palazzo Chigi è determinato e coerente nella sua visione.

Circa la chiarezza promessa per il bene comune, però, non vi possono essere le medesime certezze granitiche. E la ragione sta nel fatto che una simile mole di documenti non filtrata da professionisti (magistrati e addetti ai lavori) non è per forza utile a una sua corretta conoscenza, così come una notizia non trattata da un giornalista potrebbe anche confondere il lettore, e un lavoro in muratura improvvisato da chi non ha mai preso in mano una cazzuola, potrebbe creare più facilmente dei danni.

La legge sul segreto di Stato, tuttora vigente, impedisce già ai servizi o ad altre istituzioni dello Stato di opporre il segreto alle richieste dell’autorità giudiziaria circa i reati di strage. E durante le decine di processi che negli ultimi quarant’anni si sono tenuti su eventi stragisti, i magistrati hanno avuto accesso diretto ai fascicoli archiviati dai servizi italiani. Documenti nei quali peraltro compaiono: la data, la nota di commento, la parola “atti” se questa documentazione è da destinare all’archivio, e la firma (depositata) dell’estensore del singolo documento. Anche le varie Commissioni parlamentari che si sono occupate di terrorismo in Italia hanno sempre potuto accedere alla documentazione dell’intelligence. 

Ma tutte le ricerche d’archivio su materiale sensibile, è bene ripeterlo, sono state compiute unicamente da professionisti, magistrati o consulenti delle Commissioni parlamentari. Cioè, da persone in grado di estrarre dai faldoni soltanto le notizie utili alle inchieste e alla ricerca della verità. Con il nuovo provvedimento del governo, le centinaia di faldoni contenenti tutte le carte relative alle stragi verranno ora “aperti al pubblico”. Stiamo parlando di tutte le carte. Anche quelle che riportano notizie raccolte in vari ambienti o fornite da servizi segreti amici o alleati e che poi non hanno trovato riscontro nelle indagini di polizia giudiziaria. 

Dev’essere chiaro, infatti, che i servizi segreti conservano tutte le notizie che ricevono e solo una parte di queste, dopo un attento vaglio analitico, si trasforma in informazioni che vengono trasmesse agli interlocutori istituzionali e alle forze di polizia. 

- Il rischio di confondere la realtà

Se messe a disposizione del pubblico indiscriminatamente, esse potrebbero essere usate trascurandone l’inattendibilità o l’improduttività investigativa certificata, divenendo anche materiale utile per aprire scenari complottisti, con ciò diluendo lo scopo nobile del governo. Facciamo un esempio pratico: una fonte normalmente attendibile racconta a un funzionario dei servizi che il Signor XY è coinvolto nella strage di Bologna. Il funzionario del Servizio prepara un’informativa e la invia alla Direzione. Qui la notizia subisce un primo vaglio di attendibilità e, se giudicata inattendibile, viene messa agli atti. Se invece merita di essere sviluppata, essa viene trasmessa all’autorità politica e alle forze di polizia per indagare, dato che i servizi segreti non hanno poteri investigativi analoghi a quelli della polizia. 

Per questo motivo, se la polizia decide di approfondire l’informativa proveniente dal Servizio, può con i propri poteri arrivare alla conclusione che il signor XY magari non ha alcuna responsabilità o che addirittura non esiste. Una simile notizia in mano ai giornali rischia anche di confondere la verità o, peggio, di veder montare una campagna sull’inesistente signor XY “coinvolto nelle indagini sulla strage”. Non solo, se la Direzione del Servizio aveva messo agli atti quell’informativa, chiunque potrà accusarla poi d’insabbiamento e depistaggio, generando un boomerang per le istituzioni. 

- Il rapporto con i servizi segreti stranieri

Ma il pericolo maggiore probabilmente proviene dal rapporto con i servizi segreti stranieri. Sulle stragi italiane sono presenti negli archivi anche migliaia di valutazioni, notizie, informazioni che provengono dai servizi collegati a quelli italiani. L’apertura indifferenziata degli archivi metterà a disposizione del pubblico anche quelle informative che i servizi stranieri hanno fornito all’Italia, nella certezza che il riserbo sarebbe stato garantito. Un principio universale che sta alla base del lavoro d’intelligence e della collaborazione tra Stati.

Se oggi l’Italia non dovesse garantire più questo riserbo, un simile fatto potrebbe indurre i servizi stranieri a decretare una sorta di “ostracismo informativo” nei confronti dell’intelligence italiana, chiudendo canali di collegamento e rubinetti informativi che sinora si sono rivelati estremamente preziosi. 

In conclusione, la diffusione generalizzata di notizie vere, verosimili, parzialmente vere o chiaramente false - comunque conservate tutte quante per dovere d’ufficio negli archivi istituzionali (peraltro già disponibili alla magistratura) - potrebbe così facilmente alimentare campagne scandalistiche, anche distorsive della realtà, e ostacolare invece la buona riuscita del lodevole proposito del governo, che intende dare risposte più certe di quanto non ne abbiano avute sinora. Speriamo non sia così.

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