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Terremoti e vini: quando la ricerca diventa polemica

Un progetto dell'Istituto di geofisica e vulcanologia per "affinare" vini ad alta quota. Esperimento per alcuni, inopportuno per altri. Così i ricercatori si dividono

Non solo terremoti. Oltre ai sismi, l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) si è messa ad “affinare” vini.

Si tratta del progetto sperimentale “Vini d’alta quota” che l’istituto sta portando avanti in Sicilia in collaborazione con una cantina vitivinicola presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri di Linguaglossa in provincia di Catania.

Per alcuni una curiosità, ma per altri una notizia che fa discutere e che divide. Tra questi, Giuseppe Falzone, coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv che, in un intervento su Il Foglietto della Ricerca, stigmatizza l’iniziativa scatenando la polemica.

Ma cosa ha spinto una cantina d’eccellenza a chiedere la collaborazione dell’Ingv? Innanzitutto la possibilità di usufruire dei locali dell’Istituto.

L’Osservatorio siciliano è situato infatti a 2813 metri di altitudine. Caratteristiche che hanno convinto la cantina a chiedere, e ottenere, dall’Ingv la possibilità di affinare per dodici mesi un lotto delle proprie bottiglie. Il progetto si basa sulle teorie del chimico Louis Pasteur che sosteneva come “l’aria in alta quota sia priva di germi e sia la migliore per la conservazione di un prodotto fermentato come il vino”.

Per la cantina, un motivo per osservare alcuni fenomeni come “il rallentamento del processo di fermentazione del vino e la longevità dello stesso”.

I risultati del progetto sono stati illustrati alla stampa lo scorso 11 novembre e l’iniziativa è stata pubblicizzata sull’home page del sito dell’Ingv.

E nonostante alla fine della presentazione i vini siano stati venduti tramite un’asta di beneficenza, e il ricavato destinato a progetti di ricerca sul sisma, l’iniziativa non è stata gradita da Falzone che, nel suo articolo, si è interrogato sulla necessità della ricerca, tanto più se si tiene conto del contesto attuale.

“In un momento come questo – scrive Falzone - con una sequenza sismica in Centro Italia che non accenna ad esaurirsi, con migliaia di persone rimaste senza casa, che dormono in rifugi di fortuna o in alberghi lontani dalla loro residenza abituale, per cui bisogna provvedere ad informare al meglio le popolazioni terremotate, sembra oltremodo fuori luogo che si dia corso ad “iniziative pubblicitarie” che, a nostro parere, e non solo nostro, nulla hanno a che fare con la mission dell’Ingv”.

Sempre Falzone: “Viene da chiedersi se ci sia la minima comprensione del disorientamento e dell’incredulità che una “iniziativa pubblicitaria” come questa possa provocare nel sentire comune e, maggiormente, tra coloro che sono stati duramente colpiti dal sisma”.

Insomma, una querelle da ricercatori. Mai come questa volta bisogna ri-provare con un brindisi.

Cin!

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