Taxi, spiagge, ambulanti: il flop della direttiva Bolkestein

A più di 10 anni dall'approvazione, la liberalizzazione è in gran parte disattesa. Non solo nel nostro Paese

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Un momento della protesta dei tassisti contro Uber al Senato, Roma, 16 febbraio 2017 – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Andrea Giuricin

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La liberalizzazione dei servizi è un tema molto complicato che pone al contempo sia degli enormi problemi sociali che di concorrenza. Correva l'anno 2006 quando la direttiva 2016/123, meglio conosciuta come Bolkestein dal nome del Commissario europeo, veniva approvata dal Parlamento europeo. Sono passati più di 10 anni e ancora in Italia non si è riusciti a trovare la quadra del cerchio tra gli interessi dei privati e un ambiente competitivo. La Bolkestein è una direttiva che ha l'obiettivo di creare un quadro concorrenziale all'interno dell'Europa in tema di servizi. Tuttavia non tutti i servizi sono ricompresi in questa direttiva: il trasporto taxi e quelli finanziari non rientrano nella legge approvata dal Parlamento europeo nel 2006.

La direttiva è già costata cara all'Europa dato che proprio durante la discussione della Bolkestein si celebrò il referendum sulla Costituzione europea in Francia che venne vinto dal fronte del no. L'invasione degli idraulici polacchi, vale a dire la libertà di movimento dei prestatori di servizi all'interno dei Paesi dell'Unione, presente in una prima bozza della Bolkestein, era stato il motivo per il quale venne bloccata l'adozione della Costituzione stessa.

Gli ambulanti e le coste
Il tema della liberalizzazione dei servizi si è trascinato in Italia per oltre un decennio. L'adozione della direttiva continua a essere rimandata, poiché i diversi governi non sono ancora riusciti a trovare un punto di equilibrio tra i diritti precedenti di alcune categorie e la concorrenza. L'idea è quella di introdurre dei bandi di gara per l'assegnazione dei servizi, ma le concessioni esistenti, come quelle rilasciate agli ambulanti, continuano a essere prorogate. L'ultimo rinvio è di qualche settimana fa e prevede la proroga a fine del 2018. È interessante notare che questa procedura di gara non è mai facile da introdurre. Nel settore ferroviario, che esula dalla Bolkestein, la liberalizzazione arriverà solo nel 2032 per i servizi passeggeri dei pendolari.

In questo caso, le pressione esercitata dai diversi Stati membri e dalle grandi aziende ferroviarie è stata in grado di rallentare l'apertura alla concorrenza. Per gli ambulanti e i lidi balneari, invece, il cambio di regolazione sembra più imminente, nonostante tutte le proroghe. È indubbio che una maggiore competizione permette di avere un settore più dinamico, ma al tempo stesso è comprensibile la paura di tutti quegli operatori che nel corso del tempo hanno sviluppato il loro business.

La normativa fuori dall'Italia
Tutti i Paesi europei sono stati obbligati a confrontarsi con il cambiamento che presupponeva la direttiva Bolkestein. E come tutti i cambiamenti, non sono facili da accettare per chi sente di avere dei diritti acquisiti. Il tema è stato però risolto senza aprire delle procedure d'infrazione da parte della Commissione europea nei Paesi nostri vicini. In alcuni casi la legislazione già imponeva l'obbligo di gara, mentre in altri casi si sono cercati dei compromessi.

È il caso della Spagna dove la "ley de costas" successivo alla Bolkestein ha previsto un prolungamento delle concessioni per 30 anni dei chiringuitos. Tuttavia proprio nel Paese iberico si è deciso di liberalizzare il settore degli ambulanti. In questo ultimo caso i Comuni sono obbligati a fare delle gare per l'assegnazione dei posti delle bancarelle. In Francia, per esempio, una nazione dove la concorrenza non è mai vista troppo bene, è stato introdotto l'obbligo di gara per l'assegnazione dei posti delle bancarelle. Tutti questi servizi rientrano nella direttiva Bolkestein, ma ci sono stati altri casi di protesta in Italia legati sempre a settori dei servizi chiusi alla concorrenza, come quello dei taxi.

La protesta dei tassisti italiani
Esplosa nelle scorse settimane ha avuto come centro della discussione un emendamento che ritardava a fine anno l'applicazione di una norma relativa al noleggio con conducente (Ncc). Questa norma del 2009 prevede che alla fine del servizio un Ncc sia costretto a tornare in autorimessa prima di riprendere servizio. Tale disposizione era stata introdotta quando i servizi (come la piattaforma Uber) ancora non esistevano e tuttavia è stata bocciata anche dalla Corte di giustizia europea. Tuttavia il blocco illegale del servizio taxi ha messo in moto un processo che ha portato il governo, dopo quasi una settimana di proteste, a convocare un tavolo di concertazione con le parti.

Tempi troppo lunghi
La protesta dei taxi ha dunque obbligato il governo ad aprire una discussione sul settore, mentre le proteste degli ambulanti sotto il Senato hanno portato all'ennesimo rinvio nell'applicazione della direttiva Bolkestein. Qualunque sarà la futura decisione dell'esecutivo, ancora una volta dimostrerà come la politica non è in grado di legiferare in tempi rapidi. Una situazione non accettabile e che dimostra una volta di più come il Paese sia bloccato dagli interessi di alcuni gruppi di pressione in termini di liberalizzazione, ma soprattutto da politici che non hanno ben chiara la direzione da prendere. Molto interessante è stata la posizione espressa dal Movimento 5 stelle, che da paladino della modernità si è schierato alla prima occasione contro l'economia delle piattaforme, quelle alla base dei servizi di Uber e Flixbus. L'ennesima dimostrazione di capacità di cambiamento di posizione tipica di molti partiti italiani. Perché tutto cambia, ma niente cambia.

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