Stragi al volante e demagogia giudiziaria
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Stragi al volante e demagogia giudiziaria
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Stragi al volante e demagogia giudiziaria

La Procura di Salerno indaga per omicidio volontario il guidatore ubriaco che ha ucciso 4 ragazzi. Sapendo che (purtroppo) non riuscirà mai a provarlo

La Procura di Salerno ha deciso d’indagare per omicidio volontario Gianni Piacello, l’uomo che domenica 28 settembre, a Sassiano, ha ucciso quattro giovani tra i 14 e i 23 anni, travolgendoli con la sua auto. L’accusa viene giustificata dai magistrati con il doppio fatto che Paciello era ubriaco e che da tempo gli era stata ritirata la patente per un altro incidente stradale.

Ora, se da una parte sono perfettamente comprensibili lo sgomento e l’indignazione per l’incredibile, imperdonabile leggerezza dell’indagato, è altrettanto evidente che quell’accusa è forzata e non reggerà davanti a nessun tribunale: lo dimostra con chiarezza una vasta giurisprudenza, in base alla quale la condanna inflitta al pirata stradale s’individua con l’omicidio colposo, per quando aggravato, e in media è pari a 2 anni e 8 mesi di reclusione, quasi sempre accompagnati dalla sospensione condizionale della pena.

Non pare quindi corretto che un qualsiasi inquirente cerchi forza nel sostegno di un’opinione pubblica adirata e sempre più spaventata dal pericolo rappresentato da un numero crescente di ubriachi e di drogati alla guida: alla fine, si tratta fondamentalmente di demagogia giudiziaria.

Più corretto sarebbe invece, a questo punto, appesantire le aggravanti per chi conduca un autoveicolo in quello stato e ancora più per la recidiva. Oppure prevedere un tipo di reato specifico, come l’omicidio stradale, in grado di circoscrivere e punire severamente chi, pur cosciente di avere bevuto troppo o di avere assunto sostanze stupefacenti, si mette comunque alla guida. Ma se ne parla da anni, e purtroppo ancora non si fa nulla.

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